Il popolo tedesco contro Grass

Il nome Grass svetta sugli altri nel monumento alla letteratura
tedesca eretto in piazza Bebel, a Berlino
L'antefatto
Agosto 2006. Grass faceva parte delle SS
Il Premio Nobel per la letteratura si confessa in un'intervista
L'autobiografia di Günter Grass uscirà a settembre e recherà
il titolo Beim Häuten der Zwiebel ("Sbucciare
cipolle"). Ebbene, per questa occasione lo scrittore ha
concesso un'intervista alla Frankfurter Allgemeinen Zeitung
in cui narra di essersi presentato come candidato, appena
quindicenne, a un posto di recrutamento per truppe di U-Boot
(sommergibili). Non lo presero perché sugli U-Boot non
arruolavano più nessuno, ma due anni più tardi - nel '44 - era
già a Dresda, al servizio delle famigerate SS. Il diciassettenne
nativo di Danzica fece parte della decima SS-Panzerdivision
"Frundsberg".
Finora, da tutte le biografie di Grass si apprendeva che nel 1944
era stato aiutante delle "Flak", l'artiglieria
contraerea, prima di passare a fare il soldato nelle truppe
regolari.
"Erano tempi ambigui" ricorda Grass, "e le SS
erano considerate 'truppe d'elite'. Io ero molto giovane.
E assurdamente, poiché non potevo salire su un sommergibile, andai ad infilarmi in un carro armato..."
In Germania, come ci si poteva aspettare, molto violente. 'Grass
ha nascosto per sessant'anni la verità sul suo passato', hanno
strillato i media. Le forze conservative ritengono che l'autore
debba rinunciare al Premio Nobel. Tutti i suoi critici, anche
all'estero, mettono in dubbio la sua moralità. Lech Walesa ha
chiesto che a Grass venga ritirata la cittadinanza onoraria di
Danzica...
Quello che nessuno vede, o vuol vedere, è che, attraverso tale
confessione, Günter Grass non fa che rafforzare la propria
credibilità. In un'intervista televisiva, lo scrittore ha
dichiarato che in quel confuso scorcio della sua vita non poneva in
dubbio il suo credo. Nemmeno l'uccisione di un suo zio a Danzica
per mano di sgherri nazisti oscurò la sua fede nell'ideologia bruna. La
sua cecità mentale era tale che, anche dopo la guerra, non
voleva accettare l'idea dell'Olocausto.
"Mentre ero nelle SS non ho commesso crimini" racconta
ancora Grass, "ma ciò non è un mio merito". Ammette
che, se fosse stato un paio di anni meno giovane, nei crimini
nazisti sarebbe stato coinvolto probabilmente anche lui.
In fondo lo scrittore, recitando il mea culpa, dà voce a una
generazione di "colpevoli" che per tutta la loro vita
hanno sottaciuto il loro passato, ricoprendo ruoli rispettabili e
anche di responsabilità nella nuova Germania; tedeschi dal
curriculum immacolato perché lavato a fresco... tranne poi proseguire a coltivare il culto di Hitler e del
"pensiero" nazista in bettole, tra fumi di birra,
spargendo ulteriormente il seme dell'odio razzista.
Questa Germania che crocifigge Grass è un Paese che ansima sotto
il processo di liberismo economico spinto agli estremi. E' la
Germania del materialismo, della Grosse Koalition (il governo
misto di CDU e dell'ormai irriconoscibile SPD), coalizione
guidata da Angela Merkel, nuova Thatcher dagli occhi di mucca e
fantoccio dei grandi operatori della Borsa di Francoforte. E' una
nazione svuotata di contenuti che, influenzata dal revisionismo
storico e culturale (gli orrori nazisti, la Shoah: "roba
vecchia!"), scopre di essere nuovamente EIN VOLK. (Le gesta
della loro Nazionale di calcio durante i Mondiali disputatisi
su territorio tedesco hanno saldato insieme la popolazione,
che, pur se stanca ed esasperata dalla precarietà nel lavoro e
dalle ristrettezze economiche, ostenta con zelo l'orgoglio
nazionalista: era dagli anni di Hitler che non si vedevano così
tante bandiere sventolate in giro.) E' un Paese che, accusando
Günter Grass, cerca una volta per tutte di immolare gli ultimi
barlumi di libertà spirituale.
L'accusa a Grass è contro il suo essersi arruolato
(giovanissimo, con la necessità di uscire da una situazione
familiare difficile e in un periodo di incessante
condizionamento psicologico); l'accusa è contro la sua scelta di
rivelare la verità dopo sei decenni; e, paradossalmente, di
averla rivelata, questa verità.
Questa Germania con il dito puntato contro un solo uomo dimentica che, mentre molti appartenenti alla stessa generazione
si chiudevano nel silenzio, Grass si mostrava infaticabile nella
sua critica al passato storico, e non smetteva mai di impegnarsi
affinché non tornassero a instaurarsi le medesime condizioni di allora.
Oggi, "sdenudandosi" e dunque volontariamente sottomettendosi
agli strali della reazione più doppiogiochista, lo scrittore
rivela in toto la sua grandezza.
Sbucciare
cipolle non è un'autobiografia "classica". Lo
spiega lo stesso Grass: "E' il tentativo di riscoprire un
ragazzo che conosco poco e di domandargli perché, in talune
situazioni, si è comportato in un determinato modo. Perché,
sebbene fosse un tipo sveglio e curioso, non avesse indagato a
fondo sulla vera natura del nazionalsocialismo."
Il libro inizia il 1° settembre 1939, allo scoppio della Seconda
Guerra Mondiale, quando l'autore aveva dodici anni.
L'appartenenza del diciassettenne alle SS, le "truppe
d'elite", dura soltanto pochi mesi, nel corso del 1945, poco prima della capitolazione finale del Terzo Reich. Gli Alleati rinchiudono il ragazzo in un campo di prigionia
in Baviera, dove - si racconta nel libro - avviene l'incontro
con Joseph, un coetaneo bavarese di forte fede cattolica. Grass
immagina (anzi, si dice convinto) che quel tale Joseph non fosse
altri che l'attuale Papa, Joseph Ratzinger...
Solo dopo l'elezione di Ratzinger a capo della Chiesa lo
scrittore ha appreso che era stato rinchiuso, insieme a lui e ad
altri 10.000 tedeschi, nel campo di Bad Aibling. L'apparizione
dell'"amico Joseph" nell'autobiografia è uno dei colpi
di genio di Grass. Anche nel raccontare la sua vita, risalta il
talento di romanziere.