Philip K. Dick

1928-1982


Guaritore galattico

(Galactic Pot-Healer, 1969)

"Non lavorare è il più duro dei mestieri" sentenzia il confessore automatico dello spazioporto, quando Joe Fernwright sacrifica una delle sue rarissime monetine da 10 cent per sentirsi dare un parere sulla vita che si ritrova a condurre. "Non lavorare è il più duro dei mestieri": una bella verità, che Joe, da sempre vasaio e negli ultimi tempi quasi completamente sfaccendato, ha già potuto - suo malgrado - constatare. L'America affoga nella disoccupazione, la cui causa principale viene indicata da Dick nel sovraffollamento e nella burocrazia. Il suo protagonista conduce un'esistenza in stand by, facendo stancamente la spola tra il suo miniappartamento e l'altrettanto sua minuscola bottega. Finché non gli si presenta una ghiotta opportunità: un lavoro su Sirius 5.
Ma che cosa vuole il Glimmung, entità onnipresente e all'apparenza onnipotente, da un semplice vasaio di Cleveland? E perché ha recrutato dozzine di altre creature che, come Joe, sono ognuna un'autorità in un campo tecnologico diverso?

Già fin dal primo capitolo non si può fare a meno di essere grati a Philip K. Dick. Finalmente un autore che riesce a liberarci dall'apatia alfabetica, dalla stanchezza della lettura.
E' un mondo meraviglioso quello che il grande visionario americano tesse in Guaritore galattico (in italiano il titolo è stato tradotto anche come Giù nella cattedrale). Meraviglioso in senso di "pieno di meraviglie"; ma ciò non deve illudere sulla condizione degli uomini che vivono in esso. La Terra è popolata da un miliardo di individui (a Dick, nel 1969, questo doveva sembrare un numero enorme) e, essendo il libro stato scritto in un'èra pre-Internet, per ricevere un'informazione su una civiltà extraterrestre il protagonista deve chiamare il servizio enciclopedico, il cui alto costo e le cui regole di brevità non possono non ricordarci certe "linee informative" a nostra disposizione oggi.


Enormi file di disoccupati si snodano davanti agli uffici di lavoro. Joe Fernwright è uno di loro. In qualità di vasaio, i suoi affari vanno male e lui - come tanti altri - vive dell'assegno di sussistenza per i veterani di guerra. Quotidianamente gli viene recapitata una cesta piena di banconote "Mickey Mouse", che perdono fino all'80% del loro valore con ogni giorno che passa. La somma gli basta appena per mantenersi in vita e per ammazzare il tempo dedicandosi al Gioco. Una trovata veramente profetica, nonché esilarante, questa, basata sull'inesattezza delle traduzioni da una lingua all'altra. "Il Gioco" - così lo hanno semplicemente battezzato Joe Fernwright e altri uomini su tutto il pianeta che vi si dedicano - consiste nell'indovinare definizioni partendo da strambe traduzioni fatte da un supercomputer giapponese. Un'esperienza che noi e i nostri contemporanei conosciamo per averla vissuta tramite 'Babelfish' e altri programmi sul web. E questo è solo uno dei tanti spunti che più tardi ritroveremo in Guida galattica per autostoppisti e negli altri romanzi della fortunata pentalogia di Douglas Adams.



"Mezz'ora dopo la sala delle conferenze si era riempita con le più svariate forme di vita, e Joe dovette constatare che lui sulla Terra si era cibato di alcune di esse."
(Da: Guaritore galattico)

Dopo il resoconto di una realtà che tanti parallelismi ha con il mondo attuale, si parte dunque per il pianeta Plowman, nella costellazione di Sirius 5: un'entusiasmante scorribanda in una dimensione fantastica, dove però - come sulla Terra - ogni verità ha un suo doppio. Persino il Glimmung che ha recrutato Joe e altri esseri (il loro compito è di recuperare una gigantesca cattedrale affondata nel Mare Nostrum del lontano pianeta) non è un'entità unica, ed è arduo capire se i suoi intenti siano buoni o maligni.
L'intero universo sembra caratterizzato da questa doppiezza. Ritorniamo a bomba al momento in cui Joe Fernwright è in procinto di lasciare la Terra imbarcandosi per il suo primo viaggio intergalattico: la sentenza "Non lavorare è il più duro dei mestieri", sputata dal confessore automatico sito nello spazioporto terrestre, è il risultato della versione 'Zen' dell'apparecchio; quando Joe sceglie poi la versione 'puritana', viene ammonito: "Un uomo senza lavoro non è niente. Praticamente non esiste." E, nella versione ebraica, si sente impartire il consiglio di farsi una bella mangiata di zuppa...


Galactic Pot-Healer: una splendida combinazione di satira sociale e delirante teologia di natura schizo-paranoide.

 


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© Peter Patti – Saturday, November 18, 2006.