Nelle opere di Dick la cornice futuristica è spesso solo pretesto per dare un rivestimento ai problemi umani di sempre. In questa sequela ininterrotta di film, come quelli proiettati sulla corteccia cerebrale di uno schizofrenico, si erge una domanda fondamentale - 'la' domanda: quant'è reale la realtà?
Il lecito sospetto è che siano i cosiddetti freaks (gli schizofrenici, gli idioti precognitivi e veggenti, i sopravvissuti nucleari mutanti, gli umani artificiali prodotti in laboratorio) i più prossimi alla soluzione del quesito. Accade anche in Noi marziani, dove, a prescindere dalle moderne tecnologie (spesso, a dire il vero, un riciclaggio di vecchie cognizioni basilari e materiale di fortuna), la comunità terrestre su Marte, rigorosamente frazionata nelle sue diverse etnie, presenta gli stessi difetti di feudalismo e lottizzazione del lavoro che affliggono la Terra.
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I romanzi 'futuristici' di Dick sono in primis vettori delle sue idee sul 'presente'. L'autore si rivela misogino là dove osserva in più luoghi la tendenza a spendere e spandere delle mogli: una verità presunta, ma basata su proprie esperienze reali. Certo è che siamo d'accordo con lui quando ci dà a intendere che il rapporto coniugale non sarebbe così problematico se non ci fossero le convenzioni (soprattutto la gelosia spinta all'estremo) a fare da catene costrittive...
Ma Noi marziani è principalmente un'ulteriore critica al liberalismo sfrenato di matrice americana. Il fatto che Dick ambienti questa come altre sue storie una trentina di anni più avanti del suo tempo, cioè negli Anni Novanta, fa di lui un profeta delle conseguenze economico-sociali di tale pericoloso dogma, conseguenze che oggi, purtroppo, si possono toccare con mano. |
Siamo nel 1994. Il pianeta-madre sembra aver tranciato il cordone ombelicale con i suoi coloni su Marte, che si ritrovano a essere gli isolati pionieri di un Far West spaziale. Regna una sorta di anarchia organizzata, caratterizzata da ogni tipo di traffici, dal contrabbando alla speculazione edilizia sulle aree lungo la preistorica rete di canali d'acqua. I marziani veri, gli "indigeni", si muovono ai margini della civiltà. Assomigliano sospettosamente agli Indiani d'America, e come loro sono "buoni selvaggi" dotati di una mistica saggezza (e come loro stanno andando incontro all'estinzione).
Vengono narrate le storie di alcuni coloni, come Jack e Silvia Bohlen. Jack, un bravo elettricista al servizio di un piccolo uomo d'affari cinese, ebbe in gioventù un episodio di schizofrenia e teme che la malattia torni di punto in bianco a manifestarsi. Con grande preoccupazione, lui e Silvia osservano la crescita del loro figlio, il quale però pare svilupparsi in maniera normale, senza lo stigma della maligna eredità paterna. A causa forse dell'atmosfera sul Pianeta Rosso, di una mezza crisi coniugale o dello stress lavorativo, Jack nota dentro di sé i segni di un possibile rinfocolarsi dell'infermità mentale. En passant, tra un impegno e l'altro, si rivolge a uno psichiatra, ma anche nel futuro dickiano la psichiatria non ha compiuto significativi balzi in avanti (quello di Milton Glaub, lo psichiatra su Marte, è un ritratto veritiero e dai risvolti addirittura comici).
Jack prende una sbandata per Doreen, la giovane amante del potente Arnie Kott, e, mentre la moglie da parte sua consuma una relazione extraconiugale con un venditore ambulante (!), soddisfacente soltanto sul piano sociale (tutte le amiche e vicine di casa sembrano avere uno o più amanti segreti [!!]), Jack trova in Doreen la comprensione e l'appoggio che gli servono per superare la crisi. In lei... e nella presenza dello strano ragazzino autistico Manfred. |
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 | Manfred fa parte di quel tipo di schizofrenici che hanno un particolarissimo senso del tempo. Per loro, il mondo si muove troppo in fretta; un corpo che corre non è visibile se non come linea cinetica, e un'altra persona che parla emette alle loro orecchie solo rumori spiacevoli, come una sinfonia cacofonica. Vivendo in questa condizione temporale tutta personale, questi individui si ritrovano dunque a essere dei precog, ovvero capaci di "vedere" il futuro.
Arnie Kott, Membro Supremo del potente Sindacato degli Idraulici e spietato affarista, legge un articolo sull'argomento e giunge alla conclusione che forse può sfruttare questa proprietà per i suoi scopi prettamente materialistici. Lascia prelevare dal campo Ben Gurion uno di questi soggetti abnormi - appunto il ragazzino autistico Manfred - e, dopo un viaggio insieme a lui attraverso Marte fino a una roccia che per i marziani ha un profondo significato mistico-religioso, finirà per essere drammaticamente risucchiato nell'agghiacciante universo concepito dalla mente del ragazzo.
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Dick dimostra di sapere magistralmente rappresentare il concetto stravolto della percezione soggettiva del tempo. Le scene di un party privato nella casa dell'arrogante affarista vengono sfaccettate come un diamante e si protraggono per diversi capitoli, raggiungendo il parossismo (con un touch di vero e proprio horror) quando l'osservatore degli eventi - di per sé banali - è il ragazzino autistico.
Toccante e significativo il fatto che una profonda empatia, una comprensione spontanea (arricchita da una comunicazione sotterranea, telepatica), leghi gli indigeni all'autistico Manfred.
Martian Time-Slip: un'ennesima lancia spezzata a favore dei deboli, degli indifesi, dei deboli... dei "mostri".
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COVER
Guaritore galattico
Scorrete lacrime
Ubik
Un oscuro scrutare
Cronache del dopobomba
Illusione di potere
Testi vari e links
Bibliografia ITA-ENG
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