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Günter Grass, Premio Nobel 1999

Quant'è rappresentativa La ratta (Die Rättin) per l'opera globale di Grass? Prima cosa bisogna dire che la particolare tecnica narrativa, con le svariate storie "cucite" tra di loro, si ritrova in quasi tutti i romanzi dello scrittore tedesco. Nel caso specifico di Die Rattin non è individuabile neppure una vera e propria cronologia degli avvenimenti: si tratta, dunque, di patchwork più che di clockwork. Tipico di Grass è affrontare temi attuali quali l'inquinamento, l'emancipazione delle donne, la corsa all'armamento nucleare, certa politica da Giano bifronte... e legarli ad altri di lunga data come il Diluvio Universale, la mitica città sommersa di Vineta e l'Apocalisse dell'apostolo Giovanni. In Die Rättin vediamo rispuntare magnificamente personaggi di altre opere "grassiane": oltre all'Oskar Matzerath de Il tamburo, diversi già incontrati ne Il rombo (Der Butt) e c'è persino un'apparizione dei fratelli Grimm (ovvero Corporazione di Scrittura Grimm), che qui hanno la loro parte insieme a certi caratteri fiabeschi da loro creati - Hänsel e Gretel, tra gli altri. Il processo di intertestualità, ovvero di produrre letteratura servendosi di letteratura, verrà portato avanti da Grass in Ein weites Feld ; in maniera invero esagerata, secondo l'opinione di tanti critici. Già Katz und Maus (1961) e Hundejahre (1963) - il doppio seguito del discorso iniziato con Die Blechtrommel - avevano fatto accanire molti critici contro di lui. Eppure Grass, oltre ad avere  una fitta schiera di lettori fedelissimi, può sempre contare sull'appoggio di numerosi colleghi "di penna" famosi almeno quanto lui: John Irving, António Lobo Antunes, Salman Rushdie, Harry Mulisch... Dunque i critici non possono disturbarlo più di tanto. D'altronde, loro di certo non vedono solo lui, la sua persona, ma anche la sua invidiabile Fama (questa "monella a volte tronfia").


La Ratta 'LA RATTA' diventa un film

Die Rättin di Günter Grass diviene un film. {Da una nota dell'agenzia dpa.}

Lubecca, 13 gennaio 1997. Il romanzo Die Rättin diventa uno sceneggiato per la tivù: un omaggio a Günter Grass, che presto celebrerà il suo 70° compleanno. Ne ha dato conferma oggi l' "Associazione dello Schleswig-Holstein per la promozione audiovisiva di opere letterarie" (MSH). L'organizzazione ha deciso di appoggiare il progetto investendo 800.000 marchi. È la somma più alta che l'MSH abbia mai destinato a un progetto audiovisivo.

Il film, realizzato dalla "Telefilm Saarbrücken", sarà irradiato dal primo programma nazionale (ARD) il 15 ottobre 1997: un giorno prima del compleanno dello scrittore. La regia sarà di Martin Buchhorn, dell' Istituto Radiotelevisivo del Saarland. Si calcola che la produzione costerà complessivamente quattro milioni e mezzo di marchi (circa quattro miliardi di lire italiane).


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Molti ritenevano impossibile una trasposizione filmica de La ratta con una "trama" o quantomeno una storia di senso compiuto. Invece, la sera del 15 ottobre 1997, i telespettatori tedeschi hanno potuto assistire a un vero e proprio capolavoro della durata di 90 minuti; e, ammirati, hanno preso nota dell'enorme quantità di topi computer-animati che hanno fatto la loro apparizione sul set insieme alla brava attrice Sunnyi Melles.
Con la coraggiosa realizzazione di questo film, che si ispira all'omonimo romanzo di Grass, al regista Buchhorn è riuscita un'impresa formidabile. Buchhorn ha lavorato a questo progetto per ben dieci anni, e i costi sono stati immensi: la sola "Accademia del Film" di Ludwigsburg, responsabile per gli effetti speciali, ha preteso 800.000 marchi. (L'Accademia ha raggiunto notorietà con l'Oscar vinto dal suo studente Volker Engel per gli special effects di "Indipendence Day").
Nello scenario apocalittico de La ratta fanno la loro apparizione anche numerosi animali reali: un'autentica Arca di Noè comprendente 200 topi di fogna, 150 topi da cavia, 20 ratti, 10 maiali, 12 cani, 30 conigli, 50 porcellini d'India, 100 topolini e svariate meduse (sì, ci sono anche le meduse).
Sul progetto Buchhorn aveva discusso con Grass già nel 1985: se ne parlava dunque già da 12 anni. La "prima" è avvenuta alla vigilia del 70° compleanno del romanziere. Dopo una visione "privata" in quel di Lubecca, Grass si era detto positivamente impressionato dall'esito finale.
Buchhorn e la sua troupe ce l'hanno messa tutta: là dove non è potuta arrivare la destrezza degli animali ammaestrati, hanno ovviato gli esperti di computer. Proprio riguardo alle animazioni digitalizzate, lo scrittore aveva inizialmente esternato il suo scetticismo. Covava un brutto presentimento, temendo che la tecnica potesse farla da padrona per gran parte del film. Ma dopo si è reso conto che nella versione di Buchhorn trionfano soprattutto le qualità interpretative dei mimi in carne ed ossa. Sunnyi Melles (nel ruolo di Damroka), Peter Radtke in luogo di David Bennent (nei panni dell'ormai ingrigito nano Oskar Matzerath, che Bennent aveva impersonificato nel Tamburo di latta sotto la regia di Schlöndorff), Matthias Habich (il narratore), Edda Leesch (l'esperta di oceanografia): tutti interpreti in gambissima.

Altra nota d'agenzia:
16 ottobre 1997: Günter Grass, che quest'oggi compie settant'anni, riceverà le onorificenze di molte personalità della vita pubblica e artistica nella splendida cornice del Thalia Theater di Amburgo. Tra i presenti tanti grandi nomi della letteratura: Peter Rühmkorf, Christa Wolf, Siegfried Lenz, Nadine Gordimer... Ieri {data dell'uscita del film Die Rättin} si è tenuta a Lubecca - dove Grass risiede - una mostra delle sue opere di grafica e scultura.


IL DECENNIO "GRASSIANO" 1980-1990.

Ovvero: Intertestualità e critica sociale nei Parti mentali e ne La ratta.

La rappresentazione dell'isteria di stampo nazionalsocialista, dell'ossessione razzista e della cronica belligeranza di certa Germania, non si è affatto conclusa con il ciclo della Trilogia di Danzica. Anzi: Grass sviluppa ulteriormente questi temi tessendoli con altri di imminente attualità. Nei 'Parti mentali' e ne 'La ratta', lo scrittore affronta argomenti che sono familiari alle ultime generazioni: i danni apportati dal progresso all'ambiente ecologico, la folle corsa all'armamento nucleare-biologico-chimico, i miliardi di persone costrette a vivere in povertà assoluta...

Le opinioni espresse da Grass derivano non soltanto dalla lettura dei quotidiani, ma anche dalla lettura di testi che trattano specialmente di questi fenomeni. Soprattutto nei suoi romanzi dagli Anni Ottanta in poi ci si imbatte in serie riflessioni sociopolitiche che rispecchiano quelle degli autori specializzati. L'opera "grassiana" è un tipico esempio di intertestualità.
La teoria dell'intertestualità nella scrittura contemporanea è stata analizzata a fondo da Julia Kristeva, Mikhail Bakhtin, Jonathan Culler, Gérard Genette e Roland Barthes. È una teoria che implica l'esistenza di un'estesa rete di testi (anche non strettamente letterari) dai quali i romanzieri si lasciano "ispirare". Ne risulta, più che evidente, il desiderio dei letterati di non isolarsi in una torre d'avorio, ma di partecipare attivamente ai grandi dibattiti in corso.
Esiste uno specifico tipo di intertestualità seminascosta, una "sub-intertestualità" che si manifesta in citazioni, in accenni o anche solo in allusioni a un'opera e al suo autore. Questi riferimenti sono impliciti in ognuno dei lavori di Grass, anche se sostanza, forma e funzione possono variare (e infatti variano) con il variare degli anni. Il romanzo 'Parti mentali ovvero i tedeschi stanno estinguendosi' (Kopfgeburten, del 1980) ha segnato l'inizio di una nuova fase di coscienza. Qui Grass non si limita ad analizzare il passato e criticare il presente, ma rivolge il suo sguardo angosciato al futuro. È nei 'Parti' che lo scrittore annuncia l'avvento del "decennio di Orwell".

Negli Anni Ottanta hanno visto la luce lavori come 'La ratta' (1986), 'Mostrare la lingua' (1988) e 'Legno morto' (1990), trasudanti delle preoccupazioni di Grass per il destino del nostro pianeta. In Kopfgeburten il romanziere ha rielaborato la concezione orwelliana del "doublethink" (il bispensiero) applicandolo al pericolo (purtroppo non ancora scongiurato) di un conflitto nucleare. Indubbiamente, però, la sua critica (risultato della ricerca intertestuale) raggiunge lo zenit ne 'La ratta', in cui si possono individuare le influenze tanto del "Club of Rome" (la nota associazione di scienziati interessati ai problemi globali della Terra) quanto di Willy Brandt (una delle figure politiche più rilevanti della Germania del dopoguerra).

La Ratta Il romanzo 'La ratta', un "tentativo di restaurare il progetto di chiarimento", fu pubblicato nel periodo in cui la NATO si preparava al riarmo atomico e in cui il postmodernismo, con la sua intrinseca ambivalenza di "permettere tutto e il contrario di tutto", celebrava i suoi grandi trionfi. Ne 'La ratta', Grass immagina che solo una specie biologica totalmente votata al collettivismo potrà sopravvivere al disastro globale che ha preso avvio sul nostro pianeta. Questa specie è quella dei ratti, "perenni compagni dell'uomo". Il romanzo, con il suo tentativo di risvegliare le coscienze facendo raccontare la fine del mondo a una razza di animali generalmente considerata inferiore in quanto "ripugnante", vuole suscitare un ripensamento ("finché c'è tempo") offrendo non tanto una soluzione utopica, quanto più un'anti-utopia.

Nel 1982, in un discorso a Roma in occasione del conferimento del Premio Feltrinelli, Grass ammoniva: "Die Vernichtung der Menschheit hat begonnen" - "La distruzione dell'umanità è cominciata". Un avvertimento che, a buon ragione, lo scrittore continua a ripetere oggi. Difatti, che lo vogliamo o no, il "decennio di Orwell" perdura...

 

                                                                    L i t e r ae

                                                                                                                               

Musica: Hugo Wolf (1860-1903)