Günter Grass, Premio Nobel 1999

In Das Treffen in Telgte, lo scrittore immaginò l'incontro di diversi poeti e scrittori nel Seicento. Gli artisti che affollano le pagine de 'L'incontro di Telge' discutono sulla necessità e la possibilità di impegnarsi politicamente, e ci lasciano chiaramente intendere di starsi riferendo ai tempi attuali.
Già negli Anni Sessanta, che lo videro al culmine della sua attività politica, Grass sottolineava: "Il posto di uno scrittore è nel bel mezzo della società, non al di sopra o al di fuori di essa." Tale presa di posizione si rispecchia evidentissima nelle opere che diede alle stampe in quegli anni.

Non è un caso che, quando si parla di Grass, si ricorda soprattutto il suo furor politico (con il Partito Socialdemocratico polemizzò di continuo fino ad uscirne o ad essere costretto a farlo). In 'Anestesia locale', l'insegnante di liceo Starusch sfrutta le dolorose sedute dal dentista per fare un profondo esame di coscienza. È interessante rileggere 'Anestesia' oggi, non solo per l'accattivante storia di questo prof tra politica, nascente contestazione studentesca e il fallimento della generazione di chi, come lui, ha vissuto la guerra da bambino, ma anche perché è un libro che si lascia leggere senza difficoltà in sole due o tre sedute. Quasi tutte le altre opere di Grass (a parte, direi, 'Gatto e topo' e 'Anni di cane') sono senza una vera e propria trama. Gli intrecci  si esauriscono dopo pochi capitoli o capoversi, per subito lasciare il posto a nuove vicende. Nei suoi romanzi più consistenti (come 'La ratta') ci sono troppe storie, troppi destini che si mischiano insieme, tanti avvenimenti che si rincorrono: proprio questo è uno degli argomenti più validi approntati dai critici dello scrittore (ma in realtà questi signori sono principalmente avversi al suo impegno ideologico e sociale più che al suo modo di scrivere; solo che, con il suo stile particolare, Grass offre ai pungenti strali il fianco scoperto).
Starusch, il protagonista di 'Anestesia locale', ex anarchico, è finalmente diventato "ragionevole" e, nel pieno della rivolta studentesca (il romanzo fu pubblicato nel '69!), può giudicare con  cognizione di causa i fanatismi presenti e passati. Interessante qui è l'anticipazione che Grass fa della penetrazione dell'intelletto (e dei fatti storici) da parte dei mass-media. Il romanzo lascia già prevedere la mis en scene tecnologica, la virtualizzazione globale a cui noi oggi assistiamo.

 

Nel 1969 lo scrittore accompagna il candidato dell’SPD Willy Brandt nella sua tournée elettorale attraverso la Bundesrepublik. Dagli appunti che prende all’interno di un furgoncino Volkswagen, nascerà Aus dem Tagebuch einer Schnecke ('Viaggio elettorale'). I suoi apercus, gli schemi di pensiero e le riflessioni sparpagliate sulla storia e sulla politica della Germania tra il '65 e il '69, sono un'apologia alla 'Ragione' che, espressa con verve mantaignesca, lichtenberghiana e schopenhaueriana, faranno scuola in Europa. "Staticismo nel progresso" è il referto della sua analisi del movimento studentesco in tempi di post-restaurazione ideologica.
1998: sono passati quasi vent'anni e Grass è nuovamente impegnato in una tournée politica. Stavolta il viaggio è meno lungo (anche in considerazione dell'età dello scrittore) e lo vede prevalentemente in giro per il territorio della Germania Orientale. È l'aspirante Cancelliere Schröder che Grass si ritrova ad appoggiare questa volta.

“Se sono socialdemocratico, è perché non si può concepire un socialismo senza la democrazia, e anche perché una democrazia antisociale non può chiamarsi democrazia“, afferma Grass a Weimar durante questa sua campagna politica. E, ancora: “Ovvio che appoggio l'uomo di punta dell'SPD, ma le mie simpatie vanno soprattutto ai Verdi, e in special modo a Bündnis 90; a loro darò infatti il mio secondo voto.“ Lo scrittore ha quasi settantun anni, si muove con lentezza, appare spesso stanco. Ma si nota benissimo, in questa sua (ultima?) missioneo elettorale, che egli apprezza parecchio la compagnia della gente comune, dei giovani in primo luogo.

                                                                         MINI-DIARIO DI UN MAXI-IMPEGNO

Un applauso scrosciante saluta il discorso di Günter Grass ai Kammerspiele di Monaco di Bav. agli inizi degli anni '90. Commentando gli attentati ai centri di accoglienza profughi, lo scrittore suddivide i tedeschi in tre categorie: "Colpevoli, complici e maggioranza silenziosa".

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Data: 28/9/97. Argomento: Fondazione per i Rom.
Lo scrittore Gunter Grass è tra i promotori di una fondazione a favore dei Rom; compito della fondazione sarà quello di sostenere il lavoro di ricerca sulla situazione dei popoli nomadi in Europa.

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Grass gioca un tiro mancino ai nazionalisti tedeschi affermando: "Lasciate pure che entrino gli zingari. Perché no? In fondo la loro razza è la più bella...“ In seguito a questa dichiarazione, il suo ufficio di Lubecca viene danneggiato da teppisti xenofobi.

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24/10/1997. La pungente critica rivolta da Grass alla politica estera della Bundesrepublik fa sì che, dopo tanti anni, uno scrittore riesca nuovamente a polarizzare l'attenzione di tutta una nazione.

Naturalmente, sulla scia di questo suo intervento alla cerimonia di premiazione del romanziere turco Yasar Kamal, diversi altri scrittori tedeschi hanno potuto mettersi in luce, interpellati da riviste, quotidiani ed emittenti televisive. Alcuni di loro hanno lodato il discorso di Grass definendolo "l'inizio di una nuova letteratura politicamente impegnata". Altri invece si sono mostrati scettici, dimostrando di volere assolutamente  evitare di immischiarsi in questioni strettamente politiche; il loro impegno si limita (semmai) a prese di posizione sulla tanto discussa riforma della lingua tedesca.

Molti famosi colleghi di Grass (Christa Wolf, Christoph Hein, Volker Braun, Gerd Heidenreich, Stefan Heym, Walter Jens...) si sono schierati con gli scettici: loro non credono a una rinascita della letteratura "politica". Dopo la polemica scatenata dal suo discorso, ben pochi letterati hanno dato a Grass il loro appoggio.

Johano Strasser, segretario generale del Pen Club tedesco, ha dichiarato: "La politica nella letteratura non può funzionare. E, se funziona, lo fa a discapito della qualità."

A dare ragione a Grass - anche se indirettamente - è Peter Handke. Handke, che già fu al centro delle critiche dei Sessantottini perché "vive in una torre d'avorio" e per aver a quei tempi preso le distanze dall'impegno di gente come lo stesso Grass e come Martin Walser, mostra adesso di essere più vicino alla realtà, meno succube del vortice della tautologia e del "malessere mass-mediatico". Andando controcorrente, Handke è intervenuto in favore della Serbia dicendosi contrario a un intervento armato "dei criminali della NATO" nell'ex Jugoslavia.
"Non voglio essere per tutta la vita il nemico dei miei tempi" ha affermato.
Solitamente, a ogni loro dichiarazione gli scrittori fanno seguire i fatti. Hemingway partecipò alla Guerra Civile di Spagna, Hammett affrontò la prigione per difendere le proprie idee... Allo stesso modo, nell'ottobre del 1998 Peter Handke lascia il suo idilliaco ritiro francese per recarsi a Belgrado, proprio mentre la NATO è in procinto di bombardare la capitale serba.

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10 maggio 1998. Nel corso di un’intervista, riferendosi in particolare alla letteratura delle nuove province tedesco-orientali, lo scrittore Günter Grass ha esternato la sua speranza per il futuro della letteratura tedesca. Alla domanda: "Come mai, a otto anni dalla Riunificazione, non è ancora apparso il grande romanzo epico sulla Germania e sui tedeschi riunificati?", lo scrittore ha risposto che bisogna avere pazienza, e ha ricordato il lungo periodo di incubazione occorso ad alcune sue opere. Ha spiegato che per 'Il tamburo di latta', così come per 'Gatto e Topo' e per 'Anni di cani' (che compongono La trilogia di Danzica), ha impiegato più di dieci anni. Grass si è poi detto sicuro che "nell’Est della Germania ci sono tanti nuovi scrittori capaci di affrontare quello che è uno dei temi più rilevanti della letteratura, e cioè la perdita che reca con sé, inevitabilmente, ogni profonda trasformazione sociale.“

Grass ha sempre criticato la Riunificazione. Con l'Unità tedesca, la Bundesrepublik ha indubbiamente fatto un ottimo affare: il denaro affluito all'Est è immediatamente rifluito indietro in quantità maggiore. Questo denaro, usato per colmare l'immenso bisogno di consumi di un popolo frustrato da troppo tempo, non è stato affatto reinvestito nelle loro regioni. Il Muro è stato smantellato, ma le differenze rimangono: i tedeschi dell'Ovest e quelli dell'Est non si conoscono e non si riconoscono.
"Con l'Unità tedesca", dice Grass, "la Bundesrepublik si è riempita le tasche, oltre ad aver comprato le regioni orientali a prezzo fallimentare. La Germania Ovest ha instaurato in questo modo una specie di situazione coloniale, rafforzando nei cugini dell'Est la sensazione di essere rimasti tedeschi di seconda classe."

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30-31/10/98 Günter Grass è tra i firmatari della "Lettera a Johannes Rau". In questo documento, 28 scrittori (tra i quali Walter Jens e Carola Stern) sottolineano l'integrità e la serietà di Rau e auspicano che l'anziano uomo politico dell'SPD possa ottenere la carica di Presidente della Repubblica Federale Tedesca.

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Grass: pericoloso il connubio fra media e potere politico
9/12/2002 - A Roma, ospite del Festival delle Letterature, lo scrittore avverte: "Non vorrei che in Germania succeda quello che è successo in Italia con Berlusconi".
"Mi preoccupa l'avanzata delle estreme destre, non solo in Francia o in Austria ma anche in Olanda e nei paesi scandinavi. E mi preoccupa l'unione tra potere dei media e potere politico. Torno ad impegnarmi in prima persona perché non vorrei mai che in Germania succeda quello che è successo in Italia con Berlusconi. C'è una crisi della democrazia a cui bisogna porre rimedio. Sempre di più sulle decisioni che dovrebbe prendere il Parlamento intervengono le industrie e le grandi banche. E' per questo che molti giovani non sono interessati alla politica, perché ha perso il suo senso. La politica deve tornare nei Parlamenti".

               

Frontespizio di Pop Goes The Weasel

                                                                                                                  

Musica: Paganini (1782-1840)