GÜNTER GRASS, Premio Nobel 1999

Il 70° genetliaco

16 ottobre 1997:   Grass compie settant'anni. Tre giorni prima di questa data, un gruppo di scrittori ha voluto festeggiare il celebre collega con una cerimonia svoltasi al Teatro Thalia di Amburgo che per certi versi ha ricordato Das Treffen in Telgte ('L'incontro di Telgte'), l'epica storico-fantasmagorica che nel '79 Grass aveva dedicato a Werner Richter (il quale allora compiva a sua volta il 70esimo compleanno). Alla soirée dedicata allo scrittore sono intervenuti Nadine Gordimer, Juan Goytisolo, Siegfried Lenz, Harry Mulisch, Christa Wolf...

L'avvenimento è stato riportato da tutti i quotidiani tedeschi. Grass, ultimo superstite della generazione di scrittori politicizzati del dopoguerra, è ricordato non solo per 'Il tamburo di latta', 'Gatto e topo' e 'Anni di cane': molti suoi lavori degli Anni Sessanta-Settanta proposero temi di discussione fino ad allora trascurati; in forma leggera e a schizzi veloci come nel 'Viaggio elettorale' o in composizioni arabescheggianti come ne 'Il rombo'.

Il romanzo 'Il rombo' (1977) teorizza che, agli albori della Storia, sul nostro pianeta fosse regnato il matriarcato, sotto la supervisione di Aua, la buona Grande Madre: un lungo periodo atecnologico e di pacifismo che ebbe termine quando cadde un fulmine. I maschi cominciarono a riflettere su questo fenomeno naturale e divennero inquieti, non si accontentarono più di cibarsi del latte delle loro donne, presero a rimuginare e "finirono con l'inventare il diritto di paternità". Da qui a voler "fare la storia" fu un solo passo, e la mania di "grandi gesta" sfociò inevitabilmente nelle mostruosità della lotta dei sessi, del sangue sparso su ogni campo di battaglia, della violenza con le lance - con gli archibugi - con le armi atomiche.

Già negli Anni Sessanta-Settanta Grass faceva appello alla ragione pratica, a "diligenza, dubbio, razionalità, imparare/ricominciare sempre da capo, tentennare, migliorare senza darlo a vedere, evolvere passo dopo passo". Il suo nome sarà sempre legato allo sforzo di voler unire arte e impegno sociale, modernità e bellezza del linguaggio classico.

  Nei decenni successivi ('80-'90) lo scrittore approfondisce questo discorso denunciando lo sfruttamento delle risorse del Terzo Mondo. Rifiutandosi di chiudersi in una torre d'avorio, lotta sulle barricate del femminismo e delle minoranze oppresse, cantando in versi e in prosa la bellezza dell' "altro", del "diverso". Con Die Rattin ('La Ratta'), il romanziere si è autofabbricato un cenotafio, riproponendo in quelle pagine i temi più salienti e chiamando a raccolta le figure più importanti di tutti i suoi libri precedenti.

               


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Musica: Carl Philipp Emanuel Bach (1714-1788)