Günter Grass, Premio Nobel 1999
Gli eterni critici
*CRITICA A: E' UNA LUNGA STORIA
"Comunicazione interna" in Der Spiegel del 19 agosto 1995: chiosa sulla critica rivolta da Reich-Ranicki all'epos di Grass 'È una lunga storia'.
Un tamburino di latta sarebbe troppo poco: è stato a colpi di grancassa che l'editore Steidl di Göttingen ha annunciato questo "opus magnum", ovvero il nuovo libro di Günter Grass. A Grass, il più noto degli scrittori tedeschi, noi di Der Spiegel abbiamo dedicato una cover story per la quarta volta nell'annosa storia della nostra rivista. In quest'ultima occasione Der Spiegel si era assicurato l'esclusiva sul "rilevante avvenimento culturale" acquisendo i diritti di presentazione in anteprima del romanzo; ma, quando i redattori della Sezione Letteratura hanno finalmente avuto in mano una copia ancora fresca di stampa dell'"opus", si sono chiusi in un silenzio perplesso.
I passaggi di Ein weites Feld che Der Spiegel avrebbe dovuto stampare si sono rivelati un lungo e complicato excursus attraverso la storia tedesca. La prosa di Grass è un mosaico imperscrutabile che arriva a mettere in difficoltà finanche i lettori più esperti. Inoltre, poiché l'editore ha voluto distribuire ben 4500 esemplari del romanzo ad altrettanti critici e agenti editoriali, per noi di Der Spiegel è venuta a mancare la presunta esclusività.
Tutti validi motivi perché rinunciassimo alla pubblicazione anticipata di alcuni stralci dell'opera. Ma da più parti si vocifera che le ragioni della nostra rinuncia siano altre. Si è insinuato che Rudolf Augstein {direttore di Der Spiegel, N.d.R.} abbia impartito il veto di pubblicazione a causa del suo ben noto disaccordo con Grass sul tema dell'Unità tedesca. Vero è invece che Augstein aveva appena letto un terzo del romanzo, o anche meno, quando la rivista ha deciso di rinunciare a riprodurne i brani; oltracciò, non si può assolutamente credere che il giudizio letterario di un uomo come Augstein possa essere stato influenzato dal suo dissenso politico con l'autore di Ein weites Feld. Ricordiamo che nel '66 lo stesso Augstein aveva già favorevolmente recensito la commedia antibrechtiana di Grass Die Plebejer proben den Aufstand, accolta negativamente da tanti altri. Tuttavia, l'abile insinuazione dell'editore Steidl, secondo cui Der Spiegel reputerebbe il nuovo Grass "politicamente sospetto", ha sollevato un gran polverone. Una ben riuscita manovra pubblicitaria, quella dell'editore di Göttingen...
Similmente a quanto capitato ai nostri redattori, anche il critico Marcel Reich-Ranicki
ha cercato invano di venire a capo del testo di Grass. È vero: dopo la
prima lettura in pubblico di Ein weites Feld da parte dello stesso autore,
Reich-Ranicki aveva cortesemente applaudito. Ma cos'altro poteva fare, al cospetto di quel
magro assaggio di un libro che conta 784 pagine?
Oltre ad essere il papa della critica tedesca, Reich-Ranicki è uno spirito libero:
nessuno dunque si adattava meglio di lui a commentare l'epos "grassiano" che
l'editore aveva preannunciato come un capolavoro. Tra l'altro, Reich-Runicki non è
propriamente un amico della nostra redazione letteraria: ricordiamo che una sua caricatura
sulla copertina dello Spiegel (numero 40, 1993), che lo raffigurava come uno
zannuto mastino intento a dilaniare diversi tomi, è stata condannata dallo stesso
Reich-Ranicki come un'azione "vergognosa e indegna"...
***
{Nota d'agenzia}
11 maggio 1998. Günter Grass è di nuovo membro dellAccademia delle Arti
di Berlino.
Dal 1983 al 1986 lo scrittore aveva ricoperto il ruolo di presidente di quella che allora
si chiamava "Accademia delle Arti di Berlino Ovest", ma se n'era polemicamente
dissociato nel 1989 per protesta contro il rifiuto degli altri membri di organizzare una
manifestazione di solidarietà per Salmon Rushdie. LAccademia aveva giustificato il
rifiuto con motivi di sicurezza interna: la paura di un possibile attentato da parte dei
terroristi iraniani era stata più grande delle loro simpatie per Rushdie...
*CRITICA AL DISCORSO DI GRASS IN ONORE DI YASAR KEMAL
Il settantadueenne filosofo Alfred Grosser commenta sul Bild Zeitung il discorso di G.Grass.
Grass ha perfettamente ragione quando afferma che in Germania il pensiero
economico sta per eclissare tutto il resto. Ma la condanna politica di Hitler e del
nazismo, iniziata con Ulbricht nel 1945 e ancora in corso, non è certo scaturita della
filosofia monetaria della Germania! Per questo motivo Grass ha torto nell'affermare che la
Germania Ovest e la DDR "per quarant'anni si sono sfidate tornando a riempire i loro
depositi di armi e dimostrando così di non aver imparato nulla dalla storia". Il 20
dicembre scorso {1997}, Willy Brandt, l'Alterspräsident del primo
parlamento della Germania riunificata, ha asserito esattamente il contrario, ricordando la
latente solidarietà che è sempre esistita tra le due Germanie durante la lunga
separazione.
Grass ha ragione, invece, là dove sottolinea la problematica degli odierni lager "in
cui si ammassano tanti esiliati in attesa di essere rimandati indietro". Anche in
Francia esiste una situazione simile, situazione che io ho più volte condannato. Ma lo
scrittore sembra dimenticare che, nei confronti degli esuli dell'ex Jugoslavia, la
Repubblica Federale Tedesca si è dimostrata cento volte più ben disposta di tutti gli
altri Stati europei messi assieme.
(...) Sono scandalizzato nel sentire Grass paragonare la situazione dei curdi in
Turchia con quella dei turchi che risiedono in Germania. Lui stesso ha accennato ai
compagni di scuola turchi dei suoi figli e dei suoi nipoti, e sembra voler ignorare a
bella posta le comunanze che si sono ormai instaurate tra i nosri due popoli, comunanze
che sussistono a dispetto dei recenti attentati incendiari contro le abitazioni dei
concittadini turchi. L'affratellamento tra i due popoli è in parte frutto del lavoro
svolto da Barbara John, la responsabile governativa per i rapporti della Bundesrepublik
con gli immigrati extraeuropei.
Grass avrebbe potuto piuttosto parlare di quei problemi che in Germania nascono non tanto
dalla xenofobia, quanto più da una legge che si ostina a rifiutare la cittadinanza
tedesca agli Ausländer già integrati nel nostro Paese. Almeno la metà dei turchi
"ospiti" in Germania è nata qui! Se vivessero in Francia sarebbero già
cittadini francesi a tutti gli effetti.
Sia nella mia Laudatio per Marion Dönhoff (Friedenpreis 1971), sia nel mio
discorso di ringraziamento per il Friedenpreis conferitomi nel 1975, mi è
parso opportuno muovere alcune critiche al governo tedesco-occidentale. Ma in entrambi le
occasioni ho altresì esternato per questo Stato (e per i suoi cittadini) il rispetto che
esso senza dubbio si merita. Chi vuole mettersi a criticare deve saperlo fare in modo
egualitario, e cioè senza tacere sui lati positivi dell'oggetto in questione.
Alfred Grosser
Musica: Rachmaninov (1873-1943)