Günter Grass, Premio Nobel 1999

               

"La letteratura ci unisce e ci rende complici." La Laudatio per Kemal di Günter Grass. (Francoforte sul Meno, 19 ottobre 1997.)

Nella sua Laudatio per Yasar Kemal, Grass ha dapprima elogiato il collega per i suoi lavori narrativi, che riescono sempre a suscitare l'interesse del lettore. Dopo ha criticato la vendita alla Turchia di armi di fabbricazione tedesca, oltre alla latente xenofobia che caratterizza la vita in Germania. Grass ha detto testualmente:

    Ancora oggi il popolo dei curdi è soggetto all'arbitrarietà dello Stato turco e ad azioni militari che seminano numerose vittime persino fra le donne e i bambini. La storia dei nostri rispettivi Paesi è, purtroppo, piena di follia razzista e di arroganza sciovinista, di intolleranza e di conflitti armati, con tutto quel che ne consegue.
    Solo chi ha letto le opere di Kemal può comprendere il senso più profondo della sua protesta politica, protesta che è saldamente radicata alle necessità, ai sogni e alle speranze della gente semplice. (...) I libri di Yasar Kemal non sono i libri di un agitatore. Kemal, le cui esperienze di vita lo hanno condotto a diventare socialista, sa bene che l'ingiustizia può essere vista ovunque a occhio nudo, anche se è solita manifestarsi sotto forme sempre nuove.
    Da noi In Germania regna una latente xenofobia, espressa pure da numerose clausole burocratiche, e questa xenofobia emerge chiaramente dalle parole dell'attuale ministro degli Interni. Il ministro in questione vorrebbe rimandare indietro gli esuli politici: una rigidezza di intenti, questa, che trova risonanza nelle squadre di picchiatori dell'estrema destra. Oltre quattromila profughi dalla Turchia, dall'Algeria, dalla Nigeria - rei di nessun crimine - stanno chiusi nei lager tedeschi in attesa di essere ricacciati indietro.
    Nei libri di Kemal la rappresentazione della follia razzista e dell'odio per lo straniero si impiglia in un esorbitante tessuto narrativo, ma la follia è ben riconoscibile come tipica espressione di una politica di regime. È per questo che Kemal dà fastidio ai governanti. Per questo lo trascinano a più riprese davanti ai tribunali. Per questo ha dovuto soffrire il carcere e le torture fisiche. Il nostro compito, ora, è di ringraziare Yasar Kemal, di ringraziarlo superando le costrizioni di questa politica tedesca dai confini chiusi, e imparando finalmente a convivere con i nostri vicini di casa turchi senza tutte quelle paure che vorrebbero incuterci determinate sfere. Meglio ancora: dobbiamo pretendere dai politici che finalmente la nazionalità tedesca venga riconosciuta ai milioni di nostri concittadini turchi e curdi.
    I rappresentanti del governo Kohl/Kinkel che sono presenti qui, nella Paulskirche, sanno benissimo che da molti anni la Repubblica Federale Tedesca consente la vendita di armi alla Turchia: a uno Stato, dunque, che conduce una spietata guerra d'annientamento contro una parte della propria cittadinanza. Noi siamo i complici di chi compie tale eccidio. Perché abbiamo consentito questo sporco commercio. Provo vergogna per il mio Paese, decaduto a luogo di meri interessi economici e governato da individui che permettono un commercio mortale rifiutando nel contempo l'asilo politico ai curdi.
    (...) Se la letteratura, come quella di cui io qui faccio l'elogio, è tuttora capace di dare qualche impulso, invito gli autori, editori e librai presenti oggi in questa sede, e chiunque altro abbia coscienza delle proprie responsabilità politiche, a seguire l'appello di Yasar Kemal, a propagarlo e, insieme a lui, a far sì che nel suo Paese vengano finalmente rispettati i diritti umani; che ogni azione militare abbia fine; e che la pace torni anche nel più sperduto dei villaggi dell'Anatolia.

Grass continua:

    Del Reich di quel famoso Cancelliere passato alla storia come "Cancelliere di Ferro" per via della sua linea dura, oggi non è rimasto quasi nulla. Tuttavia, di lui è rimasto troppo. Lo speciale rapporto che si instaurò a quel tempo tra il Reich tedesco e il regno osmanico può spiegarsi con la politica imperiale stabilita dal Congresso di Berlino del 1878, politica che mirava a sfruttare la Crisi del Bosforo. Questo rapporto si riconfermò nella Prima Guerra Mondiale in una "Fratellanza d'Armi" turco-tedesca: una bieca alleanza fondata sul ferro e sul sangue che avrebbe condotto alla sconfitta (meritata) di entrambi i Paesi. (...)
    C'è da dire inoltre che, pur se geograficamente distanti, i nostri due Paesi in realtà sono molto vicini, in quanto su di essi pesano le colpe della storia e in essi la maggioranza tende a reprimere e a schiacciare le minoranze. Quando questo secolo [il Ventesimo] era appena nato, in Turchia centinaia di migliaia di armeni furono impietosamente sterminati; quanto ai crimini tedeschi, commessi soprattutto a spese degli ebrei e degli zingari, essi hanno trovato un sinonimo indelebile in Auschwitz.
    Per la loro incapacità di venire a capo dei rispettivi problemi interni, sia la Turchia sia la Germania hanno scatenato diverse guerre, terrorizzando per anni gli Stati confinanti. Più volte noi tedeschi siamo stati battuti, poi siamo stati divisi e, durante questa divisione, durata quarant'anni, abbiamo provveduto a riempire nuovamente i   depositi di armi. (...)
    In un articolo pubblicato alcuni anni fa da Der Spiegel, Kemal si è lamentato per la persecuzione dei curdi nel suo Paese e ha nel contempo rammentato alle democrazie occidentali la loro responsabilità per questo eccidio. Kemal scrisse:

    "Alle soglie del Ventunesimo secolo non si possono rifiutare i diritti umani a un popolo o a un gruppo etnico. Nessuno Stato ne ha il diritto. È stata proprio la forza unita di un'intera cittadinanza a scacciare gli americani dal Vietnam, i russi dall'Afghanistan e a operare il miracolo sudafricano. La Repubblica Turca non può permettersi di accedere al secolo Ventunesimo come Terra maledetta, continuando a condurre questa sua assurda guerra intestina. La coscienza dell'umanità deve aiutare i popoli della Turchia a smetterla di darsi battaglia. L'aiuto deve arrivare soprattutto dai cittadini di quegli Stati che oggi persistono a vendere armi alla Repubblica Turca."

    Signore e signori, questo appello è diretto anche al popolo tedesco, e con ottime ragioni. (...)

    Dopo il 1990, quando una sorte benevola condusse alla Riunificazione delle Due Germanie, noi abbiamo mandato a uno Stato bellicoso qual è la Turchia persino carri armati e mezzi corazzati che prima appartenevano alla Volksarmee tedesco-orientale. Perciò siamo, e rimaniamo, complici.

 

 

                                                                                               GÜNTER GRASS (indice)

In un'intervista al quotidiano di Berlino taz , Egon Bahr, ex esperto dell'SPD per i problemi con l'Oriente, commenta il discorso di Günter Grass e le successive reazioni del mondo politico. Bahr afferma che lo scrittore ha voluto mettere in luce il rapporto "ipocrita" che intercorre tra la Germania e la Turchia.

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Musica: Domenico Scarlatti (1685-1757)