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| Amburgo,
07/02/2000 |
In un'intervista
rilasciata praticamente all'indomani del Nobel, il famoso scrittore sottolinea
l'importanza che hanno sempre avuto per la sua creatività gli strumenti semplici e
"arcaici" carta + penna, e avverte i giovani di non lasciarsi soggiogare dal
computer.
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"La cosa più straordinaria",
dice Grass, "è che in principio c'è l'orrore per la pagina vuota. Ai miei
occhi, ogni pagina presentava questo suo candore e io dovevo sporcarla. Non ripongo alcuna
fiducia nel lavoro al computer: è un modo di scrivere 'troppo pulito', e i risultati
giungono troppo in fretta. Io scrivo innanzitutto a mano; uso carta e penna per la prima
stesura, e poi passo alla mia vecchia Olivetti per la seconda, terza, quarta stesura e
così via, fino a quando il libro non è finito." |
www.bol.it
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Günter Grass va controcorrente, come del resto
ha sempre fatto: mentre l'industria editoriale "accelera" i suoi ritmi (scrivere
di più, recensire di più, vendere di più), lui si concede sempre più tempo per
elaborare i suoi scritti e, così facendo, "rallenta" la narrazione. I suoi
occhi acquistano maggiore acutezza, e il lettore, catapultato in un'insolita dimensione da
gastropodi, si ritrova a studiare i dettagli, i particolari, le minuzie. È la riscoperta
(e la glorificazione) dell'estetica della lentezza.
All'avvento del personal computer, altri professionisti della penna hanno reagito
comprando immediatamente uno di questi aggeggi per imparare ad usarlo ed essere così à
la page. Ma non Grass. Lui (appena fresco di Nobel) ammette di diffidare di queste
macchine, che "costringono le dita a lavorare quasi indipendetemente dal
cervello". |
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"Non ho niente contro i computer",
afferma. "Il mio segretario li usa regolarmente e, anzi, sembra che siano di grande
utilità per immagazzinare dati e raccogliere speciali informazioni. Ma per il lavoro di
scrittura vera e propria sono troppo veloci, almeno per me. Forse mi sbaglio... il fatto
è che ogni giorno ricevo dagli editori uno o due libri con la preghiera di leggerli e
riferire che cosa ne penso; ebbene, già dopo una decina di pagine sono in grado di dire
se questi libri sono stati scritti con un computer o meno." |
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Dixit. Poi ride. Tutt'intorno è un
frusciare d'ali, un abbaiare, un muggire... L'intervista si svolge nella sua casa di
campagna, che sorge a un'ora di auto da Amburgo. Günter Grass, il grande scrittore, ride;
ma è palese che è preoccupato per l'impatto che sta avendo l'avanzata della tecnologia
sul gesto "scribatorio" in sé. |
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Nato nel 1927 a Danzica (oggi Gdansk, Polonia),
Grass aveva appena dodici anni quando decise di divenire artista. Artista, bien
entendu, non scrittore. A tutt'oggi, su una parete della sua cucina è appeso il
disegno che è servito per la copertina de 'Il rombo'. Firmato: "G. Grass". Il
suo primo libro (pubblicato antecedentemente al 'Tamburo di latta') consisteva in una
raccolta di sue liriche e di suoi disegni; tuttora, i disegni costituiscono una specie di
soppalco per l'attività creativa di questo autore.
"A me piace trasmutare le mie idee in disegni, in schizzi, prima di dedicarmi al
processo della scrittura", dice Grass. "Disegnare mi aiuta a capire, a vedere
meglio, a combinare qualcosa. Ovviamente non lo faccio per ogni pagina di un libro e non
lo faccio nemmeno per (e in) ogni manoscritto... ma di tanto in tanto uno schizzo occorre
proprio. Nell'ultimo mio romanzo di vasto respiro, appena terminato ['È una lunga storia'
sarebbe stato pubblicato alcuni mesi dopo questa intervista], ci sono molti schizzi, molte
vignette riguardanti i due personaggi principali e i loro contatti con la gente e le
differenti situazioni cui vanno incontro." |
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Ecco: questa delle illustrazioni e delle
caricature a margine dei fogli è qualcosa che può fare solo uno scrittore che usa carta
e penna. Tra l'altro - sembra strano ma è così - Günter Grass scrive stando sempre
all'impiedi, mai seduto. Anche durante il discorso di Stoccolma in occasione del Nobel
ha rivelato di essere molto preoccupato per le nuove mode culturali e per tutto quanto
riguarda la Rete. |
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"Mi chiedo se la letteratura non si stia
ritirando dalla vita pubblica e se per i giovani scrittori Internet non rappresenti una
sorta di parco giochi. In questo periodo assistiamo a una situazione di stallo, a una
stagnazione cui il vocabolo 'comunicazione' conferisce una certa aura. Ogni singola
frazione di tempo è programmata per condurci tutti quanti al collasso nervoso finale. Il
mondo sta per divenire una Valle di Lacrime dell'industria culturale..." |
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Grass, che per tutta la vita si è impegnato in
mille battaglie, teme fortemente il disimpegno: un "trend", questo, che lui vede
arrivare al galoppo. |
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"Le pagine culturali dei nostri quotidiani", dice, "sono piene di articoli
che suggeriscono ai giovani autori di non scegliere la via dell'impegno, di non
immischiarsi nelle questioni politiche, per dedicarsi semplicemente alle belle arti. |
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"Io ritengo invece che il mondo
necessiti di autori che abbiano voglia di rischiare e si interessino seriamente per le
questioni sociali, dimenticando per un po' i loro problemi narcisistici."
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