Leo Perutz



Leo Perutz, ebreo, nacque a Praga il 2 novembre 1882. La famiglia si trasferì a Vienna nel 1899. Perutz studiò matematica e lavorò per le Assicurazioni Generali a Trieste (1907-08), poi per la compagnia assicurativa "Anker" a Vienna (1908-1923). Nonostante la sua forte miopia fu chiamato a partecipare alla Prima Guerra Mondiale e venne gravemente ferito ai polmoni in Galizia, sul fronte orientale. Nel 1915 pubblicò il suo primo romanzo: La terza pallottola (Die dritte Kugel). Da quel momento ne scrisse tanti altri con cadenza pressappoco annuale, divenendo presto quello che Bernard Pivot definirà "il Borges austriaco". Non a caso fu proprio Borges uno degli intellettuali che intervennero in suo favore quando Perutz rischiò di cadere in oblio in Austria, facendo tradurre in spagnolo alcune delle sue opere. In Sudamerica Perutz passò fin da subito per un "maestro del fantastico", mentre in Europa questa qualità gli venne riconosciuta solo posthum, a partire dagli Anni Ottanta.

Tempo di spettri (Wohin du rollst, Äpfelchen: "Dove rotoli, piccola mela"), del 1928, fu dapprima pubblicato a puntate sulla Berliner Illustrierte Zeitung. Questa storia, che narra le vicissitudini di un soldato austriaco rientrato dalla prigionia russa, consacrò Perutz nell'olimpo dei romanzieri più celebrati del suo tempo. (In Italia Tempo di spettri è stato stampato da Adelphi.)

Dopo la presa del potere da parte dei nazisti, tutte le opere di Perutz furono messe al bando. Nel 1938 lo scrittore abbandonò Vienna e si trasferì con la famiglia a Tel Aviv. Ma parlava poco o niente l'ebraico e si ostinava a esprimersi in tedesco, e dunque nella "lingua del nemico". A parte ciò, il caldo afoso non gli si addiceva, e avversava inoltre il crescente nazionalismo dello Stato d'Israele. Dunque il suo fu un esilio infelice. Dopo il conflitto tentò di reinserirsi nella vita culturale d'Austria e Germania, ma senza successo: nessun editore era disposto a pubblicare i suoi racconti. Il motivo, a detta delle stesse case editrici, risiedeva proprio nella sua identità ebraica, giudicata a volte eccessiva o comunque non adatta alle richieste del mercato.
Lo scrittore trascorreva gli inverni a Gerusalemme (dove era facile incontrarlo per le vie della città vecchia) e le estati in Austria. Finalmente, nel 1953, venne dato alle stampe il suo romanzo di ambientazione praghese Di notte sotto il ponte di pietra (Nachts über der steinernen Brücke); peccato che il libro fosse distribuito poco e male, a causa della bancarotta che colpì l'editore.
Perutz non si arrese: lavorò indefessamente al suo ultimo capolavoro: Il Giuda di Leonardo, riuscendo a terminarlo poco prima della morte, avvenuta, in seguito a un endema polmonare, il 25 agosto 1957 nella località di Bad Ischl, sul confine tedesco-austriaco.

E' triste che Perutz sia noto solo ad alcuni "insider" della letteratura mitteleuropea. Bertolt Brecht lo giudicava uno scrittore di puro intrattenimento, ma la sua narrativa è in realtà tutta imbastita su una metafisica molto complessa (e non solo nei romanzi storico-fantastici). Uno dei temi che Perutz tratta con maggiore frequenza è la ricerca dell'identità perduta (ricerca che sempre si abbina a temi attuali: ad esempio, nel giallo psicologico Il Maestro del Giudizio Universale si parla anche dell'alterazione della coscienza attraverso l'assunzione di droghe).
Tutti i suoi libri sono avvincenti, siano essi a sfondo criminalistico (Dalle nove alle nove, di cui Hitchcock avrebbe voluto fare un film; il suddetto Maestro del Giudizio Universale), storici (il seicentesco Turlupin; Il cavaliere svedese, che è ambientato nel Settecento) o di realismo magico (Di notte sotto il ponte di pietra). Anche là dove il finale sembra scontato o dove la situazione del protagonista ha un mero valore satirico-paradigmatico (le manette che lo studente Stanislaus Demba in Dalle nove alle nove cerca di nascondere sotto il mantello), l'attenzione del lettore rimane sempre polarizzata dal sottile contrapporsi di verità e illusione, realtà e apparenza.

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Tempo di spettri
Tempo di spettri tratta il tema dello sradicamento della generazione che combatté ìn prima linea e poi non riuscì a riadattarsi nella società civile. Georg Vittorin, carattere principe del romanzo e simbolo di questa "lost generation", ha un'idea fissa: vendicarsi dell'ufficiale russo che, nel campo di prigionia, ha preso a calci e vilipendiato la sua dignità di uomo. Anche a costo di perdere quel poco che ha, ossia l'affetto dei suoi cari, Vittorin si imbarca in un'odissea che lo ricondurrà in Russia, dove viene coinvolto nei disordini della guerra civile... Similmente a Dalle nove alle nove, dove un finale più o meno a sorpresa sottolinea le grottesche particolarità del protagonista, anche qui il lettore comprende che Georg Vittorin agisce secondo regole totalmente fuori del comune.

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Il Maestro del Giudizio Universale
Questo libro "labirintico e tridimensionale" che sta a metà tra Franz Kafka e Agatha Christie è sicuramente una delle fonti d'ispirazione a cui hanno attinto svariati scrittori postmoderni, soprattutto nel riprendere il tema del "romanzo nel romanzo" (vedi p. es. Il nome della rosa).
L'io-narrante, Freiherr von Yosch, assicura il lettore che racconterà fedelmente i fatti avvenuti nell'autunno del 1909, "quei tragici accadimenti ai quali io sono legato in maniera tanto singolare". La morte di un celebre tenore dà il via a una sorta di inchiesta sherlockholmesiana, riportata nel memoriale del signor Yosch. Ma questo corpus narrativo rivela per davvero la verità? Accanto alla morte del tenore se ne scoprono altre, tutte avvenute in circostanze simili: i cadaveri vengono rinvenuti dentro una stanza chiusa e apparentemente non c'è stato l'intervento di estranei; si tratterebbe dunque di suicidi e non di omicidi.
Alla fine si scoprirà che l'"assassino" è un tomo del XVI secolo a firma di un certo Pompeo Del Bene ("organista e cittadino fiorentino") in cui si accusa un Messer Salimbene dell'omicidio del pittore Giovansimone Chigi, noto come "Cattivanza". Sulle pagine finali del tomo è contenuta la ricetta di un veleno mortale...
In un'appendice il lettore apprende che il manoscritto del Freiherr von Yosch, uno dei principali indiziati della morte del tenore, travisa in gran parte la realtà. Ma perché Yosch avrebbe seminato tracce false? Il suo è l'atto disperato di un innocente che vuole allontanare i sospetti da sé? O si tratta dell'astuta manovra di un omicida? Lo stesso Yosch non ce lo potrà svelare, poiché è caduto in battaglia nel corso della Prima Guerra Mondiale...
Il "Giudizio Universale" del titolo è la terribile visione che hanno le vittime poco prima di morire, visione che nel momento estremo si tinge di un rosso scuro che in natura non esiste (in tedesco, il nome di questo colore ideato da Perutz è Drommetenrot).

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Splendida anche l'ultima opera di Perutz, Il Giuda di Leonardo (Der Judas des Leonardo), che non ci sentiamo di definire un romanzo storico ma piuttosto "metastorico".

Il Giuda di Leonardo
Milano, 1498. Il priore di un convento affida a Leonardo da Vinci il compito di finire l'Ultima Cena. Il geniale artista, che è al servizio di Ludovico il Moro, si scusa di non poterlo fare, giacché non ha ancora trovato il giusto modello per la figura di Giuda.
Intanto arriva a Milano Joachim Behaim, un commerciante di cavalli che, innamoratosi di una ragazza del luogo, viene spinto dentro un vortice di avarizia, gelosia e tradimento.
Queste due vicende, apparentemente non collegate, vengono in realtà tenute insieme da Mancino, un poeta malandrino di probabili origini francesi...
Chi sarà il prescelto di Leonardo nel ruolo di Giuda? Una cosa è chiara: dovrà essere “l’uomo peggiore di tutta Milano, un volto che esprima il dramma del tradimento contro Gesù".

Altri romanzi di Perutz:
Il miracolo dell'albero di mango, La locanda Alla Cartuccia, il Marchese di Bolibar, La nascita dell'Anticristo, La neve di San Pietro, Il cosacco e l'usignolo, Signore abbi pietà di me.
Tutti cupi, maledetti, e in cui dietro all'illusione di fatti sovrannaturali si celano coincidenze fatali che determinano il destino dei singoli.



©2007 peter patti, L i t e r ae



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