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"Chiamatemi Antonio Borghese" - Lo scrittore inglese Anthony Burgess.
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CURIOSITÀ, TESTI, LINKS 99: Lista di ANTHONY BURGESS dei 99 migliori romanzi in lingua inglese
editi dal 1939 al 1984
CLOCKWORK ORGY: un filmetto 'porno' basato su Arancia meccanica di Stanley Kubrick

Biografia di Stanley Kubrick

The Anthony Burgess Center in Angers (France)

"What Is Literature?" da English Literature.

"Filming A Clockwork Orange" da You've Had Your Time (secondo volume dell'autobiografia di Burgess)

Anthony Burgess nacque a Manchester il 25 febbraio del 1917 come John (Jack) Anthony Burgess Wilson. Il termine burgess designa in inglese non soltanto un "abitante del borgo", ma anche una persona libera, un libero cittadino. Le circostanze indussero lo scrittore a essere tanto meno un "abitante" quanto più un nomade della letteratura, un brillante polemista, un critico sagace, un romanziere di successo e un filologo che giunse a conoscere, oltre alla propria, ben otto lingue diverse.

L'Italia è una tappa obbligatoria per gli artisti e gli intellettuali nordeuropei. Anthony Burgess, che le traversie trascinarono qua e là per il mondo, nel nostro Paese si ancorava spesso e volentieri. L'Italia appare nei suoi romanzi Beard's Roman Women, del 1976 (che si svolge in gran parte in una Roma segnata dalla pioggia) e Earthly Powers, in Francia votato come miglior romanzo del 1980. Uno dei protagonisti di Earthly Powers è un simpatico quanto energico prelato-esorcista di Gorgonzola destinato a diventare Papa.
Profondo conoscitore di luoghi anche tra i più esotici, Burgess non ripudiava gli eccessi, ed esternava la cinica esuberanza di un colto gentiluomo. Contemporaneo di Kingsley Amis e Angus Wilson ('Angry Young Men' della letteratura inglese), si differenzia da loro per la sua visione pessimistica della realtà. Tuttavia, molti suoi aficionados ne apprezzano la forte carica umoristica, considerandola perfino superiore a quella di un Evelyn Waugh. Chi legge i romanzi e la biografia di Burgess può pensare che la sua vita sia stata movimentata e piena di colpi di scena, ma in realtà lo scrittore amava stare a casa a leggere e ad ascoltare (o comporre) musica.

Dopo essere cresciuto tra le fuligginose case a schiera del Lancashire, frequentò lo Xaverian College. Da ragazzo scrisse poesie (i versi dell'antieroe Enderby sono naturalmente suoi), ma la sua vera passione era la musica. La madre, Belle Burgess, era una cantante di varietà; il padre suonava il pianoforte nei cinema ai tempi del muto. Belle Burgess morì quando Anthony era ancora un bambino, e ad allevarlo fu la madrigna, figura grottesca in cui ci si imbatte in Inside Mr. Enderby. Bocciato a un esame, ad Anthony venne preclusa la possibilità di studiare musica all'università di Manchester, e perciò si iscrisse alla facoltà di Lettere. Prese parte alla Seconda Guerra Mondiale e lavorò per il Central Advisory Council for Forces Education in qualità di lettore e docente di letteratura. Come ufficiale istruttore del servizio coloniale, fu stazionato dapprima in Malesia e poi nel Borneo (1954-1960). Nel 1959 si trovava nel sultanato di Brunai quando i medici gli diagnosticarono un tumore al cervello, dandogli al massimo un anno di vita.
Tornato in Inghilterra con la certezza di dover presto congedarsi da questo mondo, scrisse nell'arco di dodici mesi, uno dopo l'altro, ben cinque romanzi, allo scopo dichiarato di voler guadagnare denaro affinché la sua vedova non rimanesse a mani vuote: The Doctor Is Sick, Inside Enderby, The Worm and the Ring, The Wanting Seed e One Hand Clapping. Invece non solo sopravvisse alla sua prima moglie per ben 25 anni, ma rimase sempre attivissimo. Nel 1971 aveva già dato alle stampe diciotto romanzi, e nel 1993, anno della sua morte, il numero dei suoi libri ammontava a una cinquantina.

Burgess è stato uno dei pochi autori che, sebbene molto prolifico, ha mantenuto costantemente un elevato livello qualitativo. I critici e gli editori non vedevano di buon occhio questa sua fecondità, e lui usò a più riprese uno pseudonimo (con Joseph Kell firmò il primo e l'ultimo della sua cinquina d'esordio). Anche "Anthony Burgess" può considerarsi uno pseudonimo. Anthony era il suo secondo prenome, Burgess il cognome della madre.

Da cattolico convinto, Burgess enfatizzò i valori fondamentali della vita e fu un critico spietato dell'Inghilterra moderna, che considerava "anestetizzata" dalla TV, dai supermercati, dai sindacati e dalla cultura pop. Quando cominciò a imperversare la Beatlesmania, fu tra coloro che espressero la loro riprovazione per l'isteria scatenatasi attorno ai cinque musici di Liverpool. Ma, come ammise in You've Had Your Time, presto si rese conto che i Beatles erano bravini, soprattutto se li si paragonava alle bands che vennero dopo di loro.
Tutti i libri di Burgess sono divertenti, rivelano un'immaginazione e un'erudizione fuori dal comune, sono costruiti con grande maestria e trasudano del suo profondo interesse per il linguaggio. Burgess descrive i conflitti di una società in fase di transizione e, da buon ammiratore di Joyce, non disdegna di usare neologismi coniati da lui stesso.

Anche la sua produzione giornalistica è molto vasta. Collaborò a testate come l'Observer, l'Indipendent , il New York Times e il Corriere della Sera. Inoltre fu... un ammirevole bevitore. Nella sua autobiografia in due volumi, racconta: "Il fegato umano, a meno che non sia quello di Graham Greene, non può sopportare più di una certa quantità di alcol, come mi rammenta di continuo il fantasma della mia prima moglie, morta di cirrosi epatica il 20 marzo 1968." In Beard's Roman Women c'è il ritratto di un'energica gallese sbevazzona che potrebbe essere la stessa prima moglie di Burgess. Un simile personaggio compare anche in anni antecedenti (per esempio nello spassoso Honey for the Bears). E parecchi dei suoi (anti-)eroi sono appassionati bevitori: primo tra tutti, il Professor Enderby, un poeta comicamente distratto e sempre fuori posto nel caos e nella volgarità del mondo moderno. (Sugli antieroi burgessiani, vedi la mia recensione di The Wanting Seed)

Nei romanzi di Burgess spicca la figura decadente, pigra e provinciale, ma essenzialmente tollerante e liberale, dell'uomo inglese. I suoi personaggi sono spesso maltrattati dalla vita, hanno perduto i punti di riferimento - le tradizioni, la religione -, e non raramente vengono catapultati in una commedia di malintesi. A cominciare da The Wanting Seed del 1962, o forse fin dalla Trilogia Malesiana, Burgess esprime una concezione tragico-melodrammatica dell'esistenza, che lo affratella sia al poeta Gerard Manley Hopkins che a James Joyce. Le sue figure centrali sono imperfette, sessualmente represse, alienate, e hanno qualcosa dell'antieroe Leopold Bloom. Sul tema Bloom e l'imperfezione umana, Burgess tenne una conferenza a Milano. Per spiegare Joyce al lettore comune, scrisse Re- Joyce, Here Comes Everybody nonché Joysprick: An Introduction to the Language of James Joyce.

Scena dal film A Clockwork Orange, di Stanley Kubrick Burgess non smise mai di essere sardonico, pungente; nemmeno negli ultimi anni, quando era al colmo della celebrità. La sua presenza imbarazzava non poco critici e autorità ufficiali, che lo rispettavano e lo temevano senza però capirlo abbastanza. Proprio perché era tanto provocatorio, fu ospite d'onore di svariati talkshows. Davanti alle telecamere della televisione inglese faceva vanto di appartenere alla Chiesa cattolica e rammentava di continuo le proprie origini irlandesi (ma, come abbiamo visto, era nativo di Manchester, dove visse fino al conseguimento della laurea). Trovò il pretesto di punzecchiare anche noi italiani, rimproverandoci la cattiva pronuncia dell'inglese. In un suo articolo, minacciò scherzosamente: "Permettetemi di avvertire gli annunciatori della radio e della tivù che mi aggirerò per i loro studi armato. Mi arrabbio ogni volta che sento parlare di Leslie 'Oward, Ernest 'Eminway o 'Enry 'Iggins: l'acca non è un grafema silenzioso, ma un suono caldo, parte del respiro del nostro linguaggio." Il suo essay They Wrote in English apparve solo in Italia... quasi a voler sottolineare la necessità che hanno gli italiani di apprendere meglio l'inglese. Lui conosceva bene la nostra lingua, tanto da controllare personalmente la traduzione dei suoi testi, prima di apporvi il "Visto si stampi".
"Signor Anthony Burgess..." lo interpellavano i giornalisti nostrani. E lui: "Chiamatemi Antonio Borghese."

Cover Soltanto negli Stati Uniti, A Clockwork Orange , l'ottavo libro di Burgess, ha venduto fino ad oggi due milioni di copie,
e sembra dover conservare la sua posizione tra quelle opere fortunate che non perdono mai d'attualità. John Gardner lo giudicò "...il lavoro
più brillante e più nero di Burgess".

Malcom McDowell nei panni di Alex

NOTE SU MALCOM MCDOWELL

Quattro anni dopo Arancia meccanica, McDowell brillò come protagonista nella commedia inglese Royal Flash accanto a Florinda Bolkan e sotto la regia di Richard Lester (che nel '64 aveva diretto i Beatles in A Hard Day's Night). Royal Flash fu tratto dalla divertente trilogia su Flashman - un avventuriero bugiardo e fifone del XIX secolo sortito dalla fantasia del romanziere scozzese George MacDonald Fraser.

Flashman si spaccia per un nobile prussiano e viene coinvolto in numerosi intrighi. I guai che passa non gli impediscono comunque di dedicarsi al suo passatempo preferito: la seduzione...

Altri film come attore protagonista: Aces High (1977; in cui è il comandante di una squadriglia aerea durante la Prima Guerra Mondiale), L'uomo venuto dall'impossibile (79), Caligola (80; regia di Tinto Brass), Classe 1999 (90), I protagonisti (92), Un uomo nel mirino (93), etc.

Il liberum arbitrium, la necessità dell'uomo di dover scegliere il Male o il Bene: su questo principio, caro anche al suo sparring partner (e cattolico convertito) Graham Greene, si intrecciano quasi tutte le storie di Burgess. I critici però parevano non intravedere tanta profondità di pensiero, e Burgess protestava: "Io non scrivo necessariamente per far ridere. Anzi: scrivo con concentrata serietà. Però poi mi tocca leggere: magnifico, un nuovo romanzo di Burgess, ecco un'ennesima farsa divertente."
Come critico letterario, Burgess rese giustizia a tanti autori inglesi ignorati o scarsamente considerati dall'establishment accademico, al quale lui stesso si sentì sempre estraneo. (Vedi tra gli altri:  B.S.Johnson .) Ma proprio quell'establishment gli appioppò valanghe di titoli e onorificenze varie: lo scrittore fu nominato Visiting Fellow dell'Università di Princeton e Distinguished Professor del City College di New York; il Presidente francese lo rese Commandeur des Arts et des Lettres e il Principe Ranieri di Monaco Commandeur de Merite Culturel. A Monaco (dov'è ambientato The Pianoplayers, del 1986), Burgess visse per anni con la moglie italiana, signora Liana, Contessa Pasi della Pergola.
"Ho un background volgare" dichiarò in un'intervista: "sono nato cattolico, povero e di origine irlandese. Per forza di cose, un cattolico inglese non potrà mai essere un patriota. Per secoli, in Inghilterra gli studi universitari furano preclusi ai cattolici e agli irlandesi. Chi di loro possedesse un po' di talento si dava alla musica o alla recitazione. Mio padre era un pianista, e anch'io mi sono guadagnato da vivere come musicista."
Infatti: Burgess intraprese molti mestieri prima di dedicarsi a tempo pieno alla letteratura. Fin dall'età di sedici anni, dopo aver imparato da autodidatta a leggere le note e a suonare il pianoforte, applicò la sua energia creativa alla composizione. Elaborò lavori per orchestra e, nel 1975, la sua Terza Sinfonia fu finalmente eseguita negli Stati Uniti, mentre Blooms of Dublin, la sua versione musicale dell'Ulysses di Joyce, fu rappresentata per la prima volta nel 1985. Scrisse inoltre diversi libretti d'opera (Oberon, Cyrano di Bergerac). Come scrittore, strutturò svariati romanzi secondo gli schemi della musica classica. Un esempio ne è Napoleon Symphony: A Novel in Four Movements (1974), in cui, alle imprese del conquistatore còrso, cercò di imporre la forma dell'Eroica di Beethoven.
 
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Alex Burgess era fiducioso che il futuro del romanzo fosse da ricercarsi nella fusione tra musica e letteratura. Prima di dedicarsi professionalmente alla scrittura, aveva già pubblicato tre opere narrative (racchiuse in The Malayan Trilogy, ambientata nell'estremo Oriente in cui viveva e lavorava), oltre a una grammatica inglese. Compilando la sua Storia della letteratura inglese per studenti stranieri (English Literature: A Survey for Students), si rese conto che "non è possibile separare la poesia di Wordsworth dal paesaggio inglese". Avrebbe voluto tradurre La Terra Deserta di T.S. Eliot in indonesiano, ma fin dalla prima strofa "April is the cruellest month" vide che era un compito irrealizzabile. "Nella logica degli indonesiani, un mese non può essere né crudele, né più crudele di un altro."

In un suo brillante elzeviro, Burgess asserì che per padroneggiare l'inglese basta saper emettere dei mugolii particolari, con tutta una serie di accorgimenti, con mezze vocali, in sfumature varie. E chi sa usare on, off, out, ecc. insieme al verbo to get, può dire di aver già imparato metà della lingua!
Il tardo A Mouthful of Air, pubblicato da Hutchinson (Londra, 1992), è un avvincente viaggio attraverso tutti gli idiomi che Anthony Burgess ebbe la sorte di conoscere: dall'inglese di Shakespeare ai dialetti dell'Estremo Oriente, dall' yiddish ai doppiaggi in italiano di Stanlio e Ollio. Il suo Flame into Being, The Life and Work of D.H. Lawrence (1985) gli avvalse il Premio Comisso. Con il magnifico romanzo storico-religioso The Kingdom of the Wicked vinse a Ginevra il Prix Europa. Del proprio Man of Nazareth si servì per stendere il copione di un acclamato Gesù di Nazareth televisivo, a noi più noto come "Il Gesù di Zaffirelli".

Arancia meccanica conferì a Burgess fama universale, ma in Italia lui era più conosciuto come saggista e polemista brillante che come romanziere. Si può comunque affermare che molte pagine dei suoi romanzi sono da ritenersi degli essays (di letteratura, storia, filosofia, musica), resi digeribili perché orchestrati a puntino e innestati in una vicenda umana. Nelle sue "novelle" i fatti e le descrizioni ambientali non fanno una piega. Questo vale sia per il vasto affresco di Earthly Powers (un'ingegnosa rivisitazione del Ventesimo secolo) che per la serie su Enderby (quella sul professore di vasta cultura che viene confrontato con il proprio anacronismo e coinvolto in tante situazioni grottesche). Per Any Old Iron, del 1989, non solo si documentò - tra le altre cose - sui Celti, sugli inizi dello Stato di Israele, sulla liberazione dell'Italia da parte degli Alleati e sul mito della spada Excalibur, ma studiò anche l'impenetrabile dialetto del Galles. L'ultimo dei suoi romanzi-saggi si legge come un giallo: è quello su Marlowe, notoriamente un agita-acque della letteratura inglese.Christopher Marlowe, assassinato nel 1593 in una bettola di Londra, nelle sue tragedie rappresentò a tinte forti la vita di grandi uomini, uomini assetati di potere e di ricchezza, affrontando temi che a quei tempi erano tabù con un coraggio che rasenta l'eresia. Marlowe non volle mai limitarsi a essere un uomo di penna, e fu proprio il fronteggiare le oscure forze del potere a costargli la vita.

Fin dall'adolescenza, la figura di Marlowe aveva attratto la fantasia di Burgess, tanto che lo scrittore di Manchester dedicò la sua tesi di laurea a questo contemporaneo di Shakespeare, a questo grande poeta ma anche sodomita, falsario e avventuriero. Burgess scrisse la tesi mentre la Luftwaffe bombardava la sua città, e l'atmosfera da fine del mondo gli evocò a puntino l'Inferno così com'è descritto nel lamento finale del Faust di Marlowe. Nell'apocalissi delle bombe, il manoscritto andò distrutto. Tuttavia, Burgess non smise mai di pensare al poeta elisabettiano, e svariati decenni dopo, proprio nell'occasione del quarto centenario della morte del poeta, concluse e diede alle stampe Il cadavere a Deptford. Marlowe, il "suo" Marlowe, traduce gli Amori di Ovidio sullo sfondo di taverne buie, di tuguri, di cloache; svolge l'attività di agente segreto e fuma il tabacco "generosamente" procuratogli dall'infido Sir Walter Raleigh.

Uno dei poli di questo essay romanzato su Marlowe (titolo originale: A Dead Man in Deptford) è l'autodafè messo in atto nel Seicento dalla Chiesa protestante contro i "traditori" cattolici: uno specchio, si direbbe, dell'Inquisizione cattolico-romana. Burgess ci descrive magistralmente quei verdetti emessi in modo alquanto sommario, cui seguivano atroci esecuzioni. La Londra elisabettiana di questo romanzo pullula di usurai, prostitute, straccioni... e di Bravi che ricordano da molto vicino i nostri "mafiosi". Nei bassifondi della città sul Tamigi si parla un linguaggio che è spesso turpiloquio e ovunque dominano la miseria, i complotti, le ingiustizie. In un tale contesto, appare assolutamente normale che il proprietario di un bordello sia anche impresario teatrale...

 

>>>>>>>>>>2: Arancia Meccanica .

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