Ayn Rand:
l'intenzione e il suo contrario
Una ragazzina, con la scusa di fare visita ai parenti emigrati, abbandona per sempre la Russia sovietica e va a rifugiarsi in quell'America che a lei deve apparire come la Terra Promessa. Non sa fare niente, non ha talenti particolari, ma le piace scrivere, e così qualcuno le dice di provare a Hollywood (era l'epoca in cui il cinema stava smettendo di essere muto). Giunta nella Mecca dei sogni, Alissa Zinovievna Rosenbaum, in arte Ayn Rand, riesce in effetti a piazzare qualche copione. In fondo non è propriamente una dilettante: nell'esecrata Madre Patria aveva studiato sceneggiatura... Il suo inglese è ottimo, anche se la parlata risulta storpiata da un accento che si potrebbe tagliare con il coltello.
Hollywood le dà qualche soddisfazione, ma è nella letteratura che la russa vuole sfondare. Dopo alcuni tentativi andati a vuoto, ottiene un successo enorme - che le consentirà di vivere di rendita - con un romanzo intitolato The Fountainhead (La fonte meravigliosa, 1943). Il libro parla di un architetto che lotta per realizzare le proprie idee contro i pregiudizi altrui. E' un prodotto davvero lodevole, in cui - giustamente - l'individualismo trionfa. Lodevole negli intenti: il mondo, in effetti, va avanti grazie alla visionarietà di pochi uomini, spesso isolati e quasi sempre incompresi. Peccato per la prosa pseudofilosofica e per i soliloqui eccessivi!
Ma è proprio questo il leit motiv che anima i dibattiti sulla produzione della Rand: da una parte abbiamo l'ambizioso progetto letterario, dall'altra la sovrastruttura di idee vagamente nietzschiane sull'ego, peraltro caratterizzate da una cieca fede nel capitalismo.
"La mia filosofia, essenzialmente, è il concetto dell'uomo come essere eroico, con la sua felicità individuale quale scopo morale dell'esistenza, il successo produttivo quale sua più nobile attività, e la ragione elevata a proprio unico assoluto." (Postfazione a Atlas Shrugged [La rivolta di Atlante, 1957])
Un messaggio umanistico, si direbbe. Senonché, l'uomo di cui parla la Rand non è uno qualsiasi; non è l'operaio della catena di montaggio, il fuochista del piroscafo, il tassista, il tabaccaio o il giornalista di provincia: costoro forse non sanno o non vogliono essere "ragionevoli", o comunque non sono tanto astuti da riuscire a sollevarsi fin nella stratosfera sociale. L'uomo cui lei accenna è il grande affarista.
Mentre ancora La fonte meravigliosa si ispira alla vita di Frank Lloyd Wright (la "fonte meravigliosa" è la mente umana, che, lasciata libera di zampillare, produce progresso), con La rivolta di Atlante veniamo proiettati nel mondo dei moneymakers.
Occorreva proprio un'esule russa per trasformare i proprietari di fabbriche e di pozzi di petrolio in supereroi! Bien entendu: anche altri scrittori - tantissimi! - hanno "pescato" in questa risma di individui per rivestirli con i panni del protagonista, ma solo una Ayn Rand poteva decidere di farli entrare... in sciopero!
Già, è proprio questo lo sbalorditivo avvenimento che rende unico Atlas Shrugged, romanzo che esprime pienamente la natura, per alcuni pericolosamente reazionaria, per altri solamente ingenua, della scrittrice originaria di San Pietroburgo.
Ayn Rand a Washington nel novembre 1947 mentre testimonia davanti alla Commissione per le Attività Antiamericane. Secondo lei, i film Mission to Moscow (regia: Michael Curtiz) e Song of Russia (regia: Gregory Ratoff) sono troppo filosovietici.
Ma esaminiamo il periodo storico in cui la Rand concepì e scrisse l'opera massima della sua vita. Il New Deal ("Nuovo Corso") sembrava a lei, che era "scampata" al Pericolo Rosso, la copia carbone del comunismo. Pur non riuscendo mai a liberarsi dall'accento slavo, si era talmente calata nell'America e nei suoi ideali di libertà da prendere come un affronto personale la metamorfosi culturale che seguì il crack finanziario del 1929. Negli U.S.A., gli Anni Trenta furono il “decennio rosso”: le disillusioni sul capitalismo fecero nascere in molti americani simpatie per gli ideali socialisti, mentre l’umiliazione della crisi riduceva i consumi e l’autostima. Nel 1933, Franklyn Delano Roosevelt provvedeva a riconoscere formalmente l’Unione Sovietica, cosa che per la Rand risultò inconcepibile.
Il New Deal includeva tra gli altri provvedimenti un intervento diretto dello Stato sulla disoccupazione: il gabinetto Roosevelt decise di compiere grandi opere pubbliche per risollevare così almeno una parte delle aziende a rischio fallimento, e molti senzalavoro vennero assunti dallo stesso Stato. Roosevelt impose inoltre un rigido controllo sulle attività delle banche, dei finanzieri e degli speculatori, affinché non si ripetesse ciò che era accaduto nel '29.
Dunque: era lo statalismo a dominare, e la scrittrice avrebbe criticato questa situazione per tutta la vita, fino ai tempi di Johnson e persino di Nixon.
Nella sua avversione non soltanto allo Stato forte, ma anche all'establishment accademico, Ayn Rand fu di una coerenza granitica. Per lei, razionalismo e individualismo (imprenditoriale!) vanno a braccetto, e dunque non occorrerebbe nessun controllo sull'iniziativa privata. Forse dimenticava che proprio il liberalismo sfrenato aveva ridotto la Nazione in ginocchio, con ripercussioni di portata mondiale... Uno stato di cose che purtroppo noi, gente dell'Anno Domini 2009, torniamo a rivivere.
La rivolta di Atlante consta di 1.100 pagine fitte di un'utopia tuttora molto gradita dagli spiriti imprenditoriali, che dalla Rand vengono ritratti come belli, atletici, intelligentissimi, mentre i loro opponenti, i "collettivisti" - e servitori dello Stato -, hanno innumerevoli difetti (volto sgradevole, camminata strana, alito che puzza, ecc.) e, come se non bastasse, portano cognomi dal suono banale o addirittura buffo (Mouch, Eubank, Boyle, Slagenhop, Holloway, Scudder...). Gli individualisti che si muovono e agiscono in Atlas Shrugged sono tutti esseri razionali, dallo spiccato senso pratico e, come il dio greco Atlante, reggono il mondo sulle proprie spalle, mentre i loro contraenti - sebbene anche loro non privi di istruzione, anzi: molti ne posseggono parecchia di più - vengono dipinti come tipici esempi di incoerenza. Ma il colmo del pensiero randiano è che i capitalisti, e dunque gli sfruttatori, appaiono qui come gli sfruttati, e, con un originale e per molti versi umoristico colpo di scena, decidono di chiudere le loro imprese in segno di protesta contro politici e fisco: "Vediamo così come ve la cavate senza di noi!"
Non voglio disilludere chi non lo abbia ancora letto: si tratta invero di un romanzo di intrattenimento; piacevolmente, spaventosamente moderno. Strano ma ben scritto. Distopico ma non proprio fantascientifico. Un po' troppo impermeato delle curiose vedute della scrittrice, ma abbiamo già visto il perché e il percome lei la pensava in un certo modo. E' d'obbligo comunque ricordare a chi vuole approcciarsi ad Ayn Rand e al suo "Oggettivismo" che proprio lei e la sua pseudodottrina sono state in qualche modo ispiratrici dell'ultraliberismo rampante dal 1980 circa a oggi, e che in Italia uno dei suoi massimi sostenitori (lo ha pure dichiarato pubblicamente) è Silvio Berlusconi.
Onore a Berlusconi per essere in grado di leggere un tomo sì poderoso, ma non crediamo che lui abbia bisogno di trarre insegnamenti da alcuno.
A dispetto di tanta modernità, ne La rivolta di Atlante non c'è spazio per i computer, così come non potevano essercene in Anthem (La vita è nostra), il romanzo utopico del 1938 (ma è in realtà poco più che un racconto lungo, e dunque una "novellette") in cui Ayn Rand immagina un mondo dove l'individualismo è stato completamente annientato, tantoché il personaggio principale porta il nome di "Equality 7-2521". Non ci sono computer ma nondimeno il progresso preme da tutte le parti, appunto grazie all'inventiva e all'energia degli "eroi" protagonisti.
La "sacra parola", in Anthem come in tutti gli altri lavori della Rand, è:
EGO.

"Taggart Transcontinental. Da Oceano a Oceano": così dice lo slogan. Dagny Taggart, vicepresidentessa della grande azienda di trasporti su rotaie, si rende conto che l'intera Nazione sta andando in pezzi, e ciò succede perché è diventato maledettamente difficile trovare uomini in gamba. Deve pensarci lei a scovare le pedine giuste. E l'azione le dà un piacere quasi esilarante; anche se deve prendere decisioni contro la volontà di suo fratello James, il quale tende a dare troppo peso a "the human element".
James è un personaggio assai improbabile. Quando rimprovera a Dagny di essere fredda, di non pensare mai all'amicizia, di avere in testa soltanto "metallo e macchinari", tradisce la sua inadeguatezza a condurre una ditta tanto importante. E difatti non è nato per fare il capitano d'impresa: ha ereditato la Taggart Transcontinental, insieme a Dagny, dal padre. Lei di contro è una trentenne risoluta che, in questo mondo di squali, dimostra di sapere il fatto suo: per esempio, assegna gli appalti unicamente a ditte in grado di svolgere bene il loro lavoro e non ad altre solo perché sono in mano a qualche "amico". Sembrerebbe una conclusione logica, ma proprio noi italiani sappiamo benissimo che non sempre accade così.
I semidei di Atlas Shrugged sono tutti sulla trentina e, di conseguenza, c'è spazio anche per gli ormoni, come vedremo poco avanti.
Anche se la Rand scende nei particolari... diciamo... affaristici, resta chiaro che, sulla classe capitalistica americana, più di lei se ne intende un qualsiasi Harold Robbins (The Carpetbaggers - L'uomo che non sapeva amare). Ad ogni modo la sua prosa è intensa e, almeno per le prime cinquanta pagine, mai stancante. Gli inserti di ricordi di gioventù e le descrizioni dei personaggi posseggono una qualità degna di Thomas Wolfe, e persino la minuziosa resa dei riflessi sulle vetrate dei grattacieli può essere definita superlativa.
Quel che disturba è l'immensa fiducia della scrittrice verso il libero mercato, secondo lei portatore di libertà. Ma libertà per chi? Proprio il capitalismo laissez-faire ha dato vita a un'ondata di schiavitù che da secoli la civiltà occidentale non aveva più conosciuto - comunque non in queste dimensioni. Per Ayn Rand, altruismo è sinonimo di "selfless", di denigrazione e dunque della negazione del sé. "Il principio basilare dell'altruismo" scrive in "Faith and Force: The Destroyers of the Modern World", contenuto nella raccolta Philosophy: Who Needs It, "è che un individuo non può esistere per sé, che servire gli altri è la sola giustificazione della propria esistenza e che l'autosacrificio è il compito morale più alto, la più alta virtù, il più alto valore." E prosegue: "Non confondiamo l'altruismo con la gentilezza, con la buona volontà o con il ripetto per i diritti altrui. Questi non sono fondamenti, ma conseguenze derivate, che l'altruismo, difatti, rende impossibili. Il fondamento su cui si regge l'altruismo, il suo principio assoluto, è l'autosacrificio, il che significa: autoimmolazione, abnegazione, rifiuto di sé, autodistruzione".
L'altruismo è davvero questo? Considera il sé un male? In realtà, si riesce a essere buoni e disponibili verso tutti solo se si è soddisfatti del proprio "io", e dunque quando si è raggiunto un determinato equilibrio mentale e fisico. Cioè l'esatto contrario di quanto afferma la scrittrice.
Ma questo è uno dei topici che la collocano decisamente a destra e ci aiutano a gettare un po' di luce sulla sua avversione verso pacifisti ed ecologisti. Lo sciovinismo l'ha accecata. Dal viaggio in visita ai parenti di Chicago (nel 1926) sarebbe potuta benissimo ritornare nell'U.R.S.S.: già a quei tempi San Pietroburgo, Mosca e tutte le altre metropoli russe erano fortemente modernizzate, sia pure ingarbugliate nell'Apparat; basta leggere le descrizioni che ne fa Michail Bulgakov. Nel neoimpero comunista, le arrideva una carriera nel cinema o quantomeno accademica. Solo che le bruciava di aver dovuto rinunciare all'agiatezza che i suoi avevano raggiunto dopo anni di duro lavoro. La rabbia che covava per i bolscevichi era autentica e, essendo ebrea e xenofila, probabilmente non aveva mai amato i luoghi natii. Preferì dunque optare per la libertà assoluta, anche a costo di iniziare dal basso, come la più umile delle immigrate. Ma umile non lo fu mai, e la sua voce è quella degli arrivisti, degli arrampicatori sociali. Cosa non riprovevole, se non fosse che per "arrivare" bisogna mettere da parte l'etica, i principi morali, mentre lei invece sottintende che ritrovarsi a essere "padroni del vapore" è già un'etica per sé. Ovviamente si accorse subito che la Sponda Dorata mostrava un'infinità di carenze, e tuttavia vi si aggrappò con tutte le forze, come una bambina che non vuole rinunciare alla sua bambola pur dopo aver scoperto che è rotta. Finì per diventare più patriottica di tanti americani, credendo di individuare la vera palingenesi in certi aspetti radicalizzati del capitalismo.
Ciò servirebbe a rendere la sua vicenda personale alquanto comica, o comunque tragicomica, se non fosse per le gravi implicazioni legate al suo "Oggettivismo".
Schiere di scrittori statunitensi - non necessariamente leftist - hanno criticato, da posizioni spiccatamente individualistiche, la società americana: segno che nemmeno il capitalismo è un terreno dove può fiorire la libertà del singolo. Uno di questi individualisti fu Henry Miller. Ora, mentre Ayn Rand teorizza un sistema capitalista spinto agli eccessi e respinge il collettivismo, Miller è contro tutti i sistemi. La Rand divide l'umanità in "buoni" e "cattivi" e schizza personaggi bidimensionali che sono - secondo il suo metro di giudizio - solo "buoni" o solo "cattivi"; Miller, di contro, suona alla sua arpa l'intero pentagramma della vita, in tutte le sue sfumature. Ad Ayn manca l'umore, mentre Henry è dotato di sano spirito clownesco. Nella sua "irrazionalità", Henry è ragionevole. Nella sua "razionalità", Ayn è confusa, si ciba di una logica scriteriata, e non bisogna sorprendersi se, nei dialoghi dei suoi eroi ed eroine, non si riscontra alcuna forma di amore, di affetto: i discorsi dei suoi personaggi sono pieni di ragionamenti "filosofici"...
Miller è un edonista "senza arte né parte", mentre il pensiero di Ayn Rand è un evoluzionismo à la Herbert Spencer in cui gli "eroi" sono talenti lavorativi (come l'architetto di Fountainhead) e/o capitalisti implacabili (come gli industriali di Atlas Shrugged) completamente sprovvisti di pietas.
Il mondo della Ayn è quello della competizione, che porta alla putrefazione dello spirito. E' un mondo inteso come moderna società civile, piattaforma in cui in realtà sviluppare solo i propri interessi, non il proprio sé, ignorando - fondamentalmente - la psicologia umana. Per Miller ("Se mi si presenta l'occasione, piuttosto che ammazzare accetto di essere ammazzato": Souvenir, Souvenirs), il mondo è già putrefatto; ed è solo in questo clima di decomposizione che lo spirito può elevarsi.
La Rand, forse perché sfuggita a un regime che espugnò i beni della sua famiglia, elogia ininterrottamente la Nazione stelle-e-strisce e soprattutto i suoi impresari. Se c'è qualcuno che subisce un'ingiustizia, questi sono proprio loro, i ricchi. Ayn Rand è convinta che il successo è raggiungibile se si posseggono la volontà e l'ingegno per ottenerlo; se non fai parte delle "alte schiere", lei non ti degna nemmeno di un'occhiata.
Non è tanto il suo azionismo da condannare, quanto le modalità di come raggiungere lo scopo ultimo, ovvero la ricchezza, e la natura stessa del successo. Lei si scaglia contro l'"universo Kantiano". A suo modo di vedere, Kant e Hegel con la loro filosofia hanno propagato l'odio per "the strong, the able, the successful, the virtuous, the confident, the happy". Il suo americanismo sfegatato l'ha spinta a dichiarare, in tutta serietà: "Ci sono persone che criticano, attaccano e tagliano il budget che noi impeghiamo per la difesa perché vogliono destinare questi capitali all'ecologia [ecological rose gardens] e all'insegnamento dell'estetica dell'autoespressione ai residenti degli slums". (New York, 6 marzo 1974: "Discorso ai graduandi dell'Accademia Militare di West Point")
Nello stesso discorso dice: "Gli Stati Uniti d'America sono il Paese più grande, più nobile e, nei suoi principi costituzionali, più morale di tutta la storia del mondo". (...) "Poiché sono arrivata qui da un Paese colpevole di aver instaurato la tirannia peggiore mai vista sulla Terra, sono capace di apprezzare il significato, la grandezza e il valore supremo di ciò che voi difendete."
Ciò che i gloriosi militi statunitensi difendono è una rete, più propriamente ragnatela, intessuta dal Mostro, e, per tornare a petardo ad Atlas Shrugged, la ragnatela di binari costruita dalla Taggart Transcontinental, i cui treni però arrivano sempre in ritardo, mentre quelli della compagnia Phoenix-Durango no.
La storia di Dagny e James Taggart si incrocia con quella del petroliere Ellis Wyatt. Il petrolio è sangue, e Wyatt è responsabile di una vena che dal centro del pianeta pompa sangue nel Colorado.
Ma chi è John Galt?
E' questa la domanda che si ripete come un ritornello durante le prime pagine.
John Galt è una figura importante del romanzo, colui che si fa maggiormente portavoce delle idee della scrittrice. Atlante - riconosce Galt - deve sgravarsi dal suo peso. Insieme ad altri individualisti, lui (dotatissimo ingegnere della Twentieth Century Motor Company) si ritira in una remota località delle Rocky Mountains, formando un'enclave al riparo dalle grinfie del governo. E così, ora che sono state chiuse miniere, fabbriche e galere assortite, ai collettivisti non resta che meditare sull'importanza dei datori di lavoro. Ovviamente, Dagny Taggart, la Donna Perfettissima, e John Galt, l'Uomo Supremo, sono destinati a formare una Splendida Coppia.
Pare quasi impossibile che questa gente abbia delle passioni. E infatti ne è priva. Qui non siamo al cospetto di Henry Miller, e neppure di Harold Robbins (grande conoscitore dell'high society e delle pulsioni sessuali che caratterizzano quell'ambiente). Questa è Ayn Rand, che vuole indettrinare prima ancora che ricreare. Una scrittrice monomaniaca, anche se non necessariamente monotematica. Una fissata del lavoro e della carriera. Lavoro e carriera: i rifugi preferiti dai nevrotici; per loro, le ruote che girano sono la sinfonia di un trionfo. Un po' come per i leader comunisti!
Ma basta un segnale difettoso che segna sempre rosso perché l'intero sistema vada in tilt.

"Se mi chiedete di nominare la più orgogliosa distinzione degli Americani, sceglierei - perché contiene tutte le altre - il fatto che sono stati loro a creare la frase 'fare soldi'. Nessun altro popolo e nessun'altra nazione aveva mai usato prima quelle parole; gli uomini avevano sempre pensato alla ricchezza come ad una quantità statica - da ereditare, chiedere, rubare, dividere o ottenere come favore. Gli Americani sono stati i primi a capire che la ricchezza deve essere creata. Le parole 'fare soldi' contengono l'essenza della moralità umana." (La rivolta di Atlante)
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Che cos'è l'Oggettivismo
di Ayn Rand
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Metafisica: Realtà oggettiva
La Realtà esiste come un assoluto oggettivo - i fatti sono fatti indipendentemente dai sentimenti, i desideri, le speranze e le paure dell'uomo.
Epistemologia: Ragione
La Ragione (la facoltà che identifica e mette insieme i materiali provvisti dai sensi dell'uomo) è l'unico modo che l'uomo ha per percepire la realtà, la sua unica fonte di conoscenza, l'unica guida per la sua azione ed il fondamento della sua sopravvivenza.
Etica: Egoismo
L'uomo - ogni uomo - è fine a se stesso, non un mezzo per i fini altrui. Egli deve esistere solo per amore di se stesso e mai sacrificarsi per gli altri, né sacrificare gli altri per se stesso. Il perseguimento del proprio interesse personale e della propria felicità è il più alto scopo morale della vita di un uomo.
Politica: Capitalismo Laissez-Faire
Il sistema politico ideologico ideale è il Capitalismo Laissez-Faire. E' un sistema in cui gli uomini si rapportano gli uni con gli altri non come vittime e carnefici, non come padroni e schiavi, ma come mercanti, attraverso lo scambio volontario per il mutuo beneficio. E' un sistema in cui nessun uomo può ottenere qualcosa ricorrendo alla forza fisica e nessuno può iniziare la forza fisica contro gli altri. Lo Stato agisce solo come poliziotto per protegge i diritti dell'uomo; usa la forza fisica come rappresaglia e solamente contro coloro che hanno dato inizio a tale violenza, come i criminali o gli invasori stranieri. In un sistema di pieno capitalismo, ci sarebbe (ma storicamente non c'è mai stata) una completa separazione tra Stato ed economia, nello stesso modo e per le stesse ragioni per cui sussiste la separazione tra Stato e Chiesa.
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