L I T E R Æ - William Boyd


................ di Peter Patti




  • An Ice-Cream War (1982; Come neve al sole)

  • Il romanzo di Boyd Come neve al sole è ambientato nell'Africa orientale del 1914. Racconta una guerra assurda e feroce combattuta tra inglesi e tedeschi ai piedi del Kilimangiaro, il riflesso grottesco di una guerra lontana, nata dai fatti di Sarajevo. Un soggetto curioso che serve da sfondo per raccontare la vita e le vicende di personaggi ibridi, esuli senza patria, dalla provenienza incerta e dal futuro ancora più oscuro.
    "Raccontare una guerra è il pretesto per rivelare la fragilità del nostro universo così ordinato", spiega Boyd. "Quando vivevo in Nigeria, durante la guerra del Biafra, a volte mi capitava di essere fermato dai soldati federali nigeriani. Puzzavano di birra, indossavano pantaloni di pigiama, scarpe da baseball e brandivano vecchie mitragliatrici sovietiche. Facevano paura. Rappresentano esattamente quel menisco instabile e tremolante sul quale tutti noi ci reggiamo."

    (Da un articolo de Il Sole 24 Ore in occasione della presentazione in Italia del secondo romanzo di William Boyd)




  • L'autore in un'intervista con la FAS, Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung (21/1/2007)

  • Un caldo giorno d'inverno a Londra. Non c'è un campanello sulla porta di casa di William Boyd a Chelsea, quindi non rimane che azionare il massiccio battente di ferro. Boyd ci apre e ci conduce su per le scale fino al soggiorno, dove c'è un tavolo pieno di mucchi di libri tra i quali le tazze da tè trovano posto solo con difficoltà. L'ultimo romanzo di Boyd si intitola Inquietitudine ed è già pluripremiato in Gran Bretagna.
    Si tratta di una storia di spionaggio. Per scriverlo Boyd si è documentato sul British Security Coordination, un reparto poco noto del British Secret Service, che manipolava notizie da una base sita nel Rockefeller Center di Manhattan. Scopo del loro lavoro: far sì che il governo americano intervenisse finalmente nelle vicende del conflitto, in un momento in cui i nazisti seminavano vittorie dovunque.


    Mister Boyd, nel suo romanzo lei dice che noi sappiamo ben poco delle persone con le quali viviamo; ognuno porta con sé i suoi segreti. Quando Ruth, la protagonista, scopre che la madre era una spia inglese, la giovane donna riceve come uno shock. Crede davvero che ognuno di noi porta una maschera, così come un agente dei sevizi?

    Secondo me ci è impossibile conoscere realmente il prossimo. E' utopico pensare di poter avere accesso ai pensieri e ai sentimenti altrui... a meno che non ce li rivelino essi stessi. Dei nostri genitori, per esempio, noi conosciamo ben poco, e lo stesso vale per nostra moglie - o marito - e per i nostri figli. Ciò non significa necessariamente che ognuno di noi possieda un'identità nascosta o conduca una doppia vita; ma gli spioni sono figure molto interessanti e servono perciò da paradigma. Anche Graham Greene, Joseph Conrad e Ian McEwan hanno scritto romanzi di spionaggio, e sono convinto che lo abbiano fatto perché grazie agli spioni, agli agenti segreti, si può parlare delle questioni dell'identità e della credibilità degli umani.

    "Non ti fidare di nessuno!" è la regola d'oro di tutti coloro che vivono una vita da agenti undercover, ma i sospetti influenzano anche coloro che non vogliono avere niente a che spartire con il mondo dei servizi. Nel romanzo, un agente segreto femminile si innamora di un suo collega. I due si conoscono poco, frugano reciprocamente nei vestiti magari mentre l'altro è sotto la doccia...

    Naturalmente! Il fondamento della nostra esistenza non è certo quello di nutrire sospetti nei confronti di tutti e di ciascuno; ugualmente però abbiamo molte cose in comune con gli agenti segreti, con gli spioni. La sfiducia comincia già quando un marito dice: "Cara, esco. Credo che farò molto tardi". E chi vive sempre di sospetti si avvelena il sangue. Nel momento in cui qualcuno entra in un'organizzazione come il Secret Service, inizia meccanicamente un processo di disumanizzazione: si rinuncia alla fiducia, che è alla base dei rapporti tra le persone. Basta già solo sfiorare questo mondo di verità distorte e già si sospetta di chiunque e di tutto. Nel romanzo, Ruth viene a conoscenza delle avventure di sua madre, legge il diario dell'anziana donna, e man mano che si immerge nel mondo delle spie iniziano ad apparirle equivoci anche gli individui che popolano la sua quotidianità, ciò che fanno e ciò che le raccontano.

    Anche la lettura del suo romanzo causa tali effetti. Io perlomeno sono stata un intero pomeriggio sul divano con la mente piena di pensieri paranoici. Ma lei ha mai avuto a che fare direttamente con i servizi segreti?

    No. Mia moglie comunque ha una cugina che è sposata con un uomo del quale sapevo che era coinvolto nei servizi. Un giorno scoprii che era addirittura uno dei capi... Ciò ovviamente ha dato il via a una serie di riflessioni. E... guardi da quella finestra... lì, alla casa numero 7, abita un uomo anziano. Io lo conosco solo superficialmente. Quando uscì Inquietitudine, decisi di regalargliene una copia. E lui mi annunciò: "Sa, anch'io negli Anni Sessanta e Settanta ho lavorato per il Secret Service!"

    Divertente.

    Si annidano dappertutto, persino nella casa dirimpetto!

    Il British Security Coordination, l'organizzazione di "persuasori occulti" per cui lavorava la madre di Ruth, a cominciare dal 1940 manipola le notizie giornalistiche per sensibilizzare l'opinione pubblica americana e spingere il governo di Washington a intervenire in Europa. In questo modo Churchill voleva che Roosvelt, a sua volta spinto dal popolo americano, abbandonasse i propositi di isolazionismo. Ma l'80% dei cittadini statunitensi era contrario alla guerra, e probabilmente gli americani non avrebbero mai cambiato idea senza Pearl Harbor... La storia del British Security Coordination è poco conosciuta anche in Gran Bretagna, vero?

    Sì. Io fui fortunato a imbattermi in un libro che ne parlava. Accadde mentre stavo effettuando delle ricerche per un documentario della BBC sui rapporti tra Winston Churchill e Theodor Roosvelt. Il libro era stato scritto da tre ex agenti. Uno di loro era Roald Dahl, il famoso scrittore. Di queste memorie esistevano solo 12 esemplari; uno lo spedirono a Churchill, un altro al capo dell'MI5 e i rimanenti esemplari circolavano di mano in mano. Circa dieci anni fa il libro fu ristampato, purtroppo senza successo. Rivela parecchie cose sui rapporti tra Gran Bretagna e Stati Uniti d'America, ed è interessante non soltanto dal punto di vista storico.

    Cioè?

    Quel libro getta una luce particolare su ciò che viene chiamata "special relationship". Così stretta quest'amicizia non può essere, se ti tocca manipolare le notizie dell'alleato perché intervenga in tuo favore! E consideriamo la situazione in Irak. Per me, l'amicizia tra Tony Blair e George W. Bush è solo un mito. Eppure i politici britannici (io mi lamento esclusivamente dei politici di casa nostra, non di quelli americani) fanno di tutto per alimentare questa favola, che è poi la stessa creata da Winston Churchill durante il periodo bellico, ovvero che Gran Bretagna e Stati Uniti siano grandi alleati. E' tutto romanticismo idiota. Gli Stati Uniti agiscono solo nel proprio interesse.
    [...]
    Le manipolazioni mediatiche ci sono sempre state. Esiste un ritratto di Elisabetta I, risalente al 1597, in cui la regina appare priva dei segni del vaiolo che le deturpavano il viso. D'accordo, allora non furono molte le persone che videro quel dipinto. Oggi la faccenda è ben altra. La gente è divenuta più scettica, soprattutto dopo aver appreso che i motivi dell'invasione dell'Irak erano tutti una montatura: Saddam Hussein non possedeva affatto armi di distruzione. Qui in Gran Bretagna abbiamo il maggior numero al mondo di telecamere di sorveglianza; veniamo osservati continuamente. Ma per questo ci sentiamo forse più sicuri? Io dico di no.

    Nonostante ciò, io ho inteso il suo romanzo come un pladoyer per riporre fiducia nel prossimo.

    W. H. Auden Ha scritto la celebre frase: "Dobbiamo tutti amarci o morire". Secondo me, dobbiamo aver fiducia l'un dell'altro oppure morire. La madre della protagonista del mio libro, la spiona di origini russe Eva Delektorskaja, per sopravvivere deve mettersi completamente nelle mani di due persone. La sua vita dipende per intero dalla loro volontà altruistica e disinteressata. Quindi, almeno per qualche frangente, lei deve rompere la regola d'oro che dice: "Non fidarti di nessuno!" Ma la mancanza di tranquillità, l'inquietitudine, l'accompagnerà senza tregua. Nel suo caso, anche a distanza di molti anni, può sempre venire qualcuno per prenderla e portarla via oppure per ucciderla. Tuttavia non occorre essere implicati in attività di spionaggio per conoscere tali paure: tutti i mortali, in quanto tali, sono inquieti.

    Se sul sito di Wikipedia si digita "British Security Coordination", viene citato tra le fonti principali il suo romanzo. Che è un'opera sulla manipolazione della verità. Quanto può essere manipolatrice la stessa letteratura?

    Non parlerei di manipolazioni. Ovvio, I romanzi sono solo finzione, altrimenti non sarebbero romanzi. Ciò però non toglie che possano contenere verità. In molti romanzi si trovano fatti, informazioni, verità che ci vengono taciuti dalla storia, dalla scienza e anche dal giornalismo. Se gli altri esseri umani rimangono per noi un dilemma oscuro e vogliamo tuttavia scoprire come funzionano e di che pasta sono fatti, dobbiamo leggere romanzi. Fu D.H. Lawrence a definire il romanzo "bright book of life". Difatti è, più che tutti gli altri, il "libro della vita". Alle più grandi verità si può arrivare grazie alla forza dell'immaginazione.

    Intervista: Julia Encke.
    Traduzione dal tedesco: peter patti.

    Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, 21.01.2007, Nr. 3 / Seite 31.






  • Good novel adaptation (peter patti su imdb.com)

  • William Boyd's Stars and Bars - the book - stands in the great tradition of the English comic novel (Evelyn Waugh being one of Boyd's masters and inspirators). Now, I've seen the film only in German language... That's a pity because of the resulting demi-lack of Englishman-in-New-York-effects. As you can image, the German translation cannot be that perfect. I guess that the linguistical misunderstandings between the "hero" (Day-Lewis) and the bizarre Georgian family with Anglophobic slursare are ten times funnier in the original version (as they are in the book). Anyway, I liked the film immediately and I'm happy to have taped it. Great cast! Unforgettable: Maury Chaykin as Elvis-like Freeborn.

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