Peter Ettl, poeta-scrittore bavarese

Tage aus Asche und Wind (2002; Giorni di cenere e vento)
Il danzatore sul filo, i gatti, i cavalli... Nella poesia di Ettl si sono radicate alcune forti immagini che simboleggiano la caducità della vita e la bellezza dell'essere e del sentirsi liberi. Sebbene l'autore non abbia una natura da scavezzacollo, da avventuriero vero e proprio, l'esistenza lo ha condotto di qua e di là per il mondo e i suoi Stücke in prosa testimoniano di questa nostalgia per terre lontane forse ancor meglio dei versi.
Oltre agli schizzi, alle impressioni e ai racconti, tutti contenuti in poche pagine - in sintonia con la "laconicità" dell'Ettl-poeta -, nella sua ormai vasta bibliografia troviamo un "romanzo lirico" datato 1977, Jeremy, dove salta fuori prepotentemente l'alter ego dell'artista, Jeremy appunto, impersonificazione di una gioventù vissuta all'insegna della deboscia ma anche di voli pindarici. Tale "riconfronto" quasi freudiano con la propria adolescenza, esposto a guisa di tragedia greca, non termina con una condanna per la vita dissoluta, condotta sul ciglio di un baratro; anzi: la simpatia per il protagonista è talmente evidente che l'autore arriverà a firmare alcuni libri come "Peter Jeremy Ettl", ribadendo così la traslazione d'identità.
Jeremy fa ritorno, in tutto il suo estatico coraggio, in Tage aus Asche und Wind, opera che Ettl medesimo fa fatica a definire "romanzo". Trattasi in effetti di un puzzle romanzato che reca il sottotitolo "Frammenti di una gioventù". Jeremy qui è praticamente il suo "io" onirico, un'emanazione altamente romantica (mi riferisco proprio al Romanticismo nell'accezione più "tedesca" del termine): una figura di purezza e idealità capace di acchiappare le stelle, e la luna, semplicemente allungando un braccio; un funambolo o, meglio, un "danzatore sul filo" (così io preferisco tradurre la parola composta "Seiltänzer").
I "Giorni di cenere e vento" sono collocati tra la fine degli Anni Settanta e l'inizio degli Ottanta, quando chi aveva 23, 25, 30 anni era solito sperimentare gli amori e le amicizie sotto l'insegna di un forte rimpianto: quello per un '68 che, per ragioni anagrafiche, non aveva mai potuto vivere in prima persona. Sembrerà strano a molti giovani di oggi che un'adolescenza possa venire influenzata dall'ombra di un ideale appartenente ai fratelli maggiori o tutt'al più agli zii (ideale anche etico, non soltanto politico), ma tale fu effettivamente la realtà di chi nacque a cavallo tra - all'incirca - il 1953 e il 1960. La nostalgia di quei giovani riguardava un sogno di cambiamento che, appena un decennio dopo, si sarebbe già estinto o sarebbe stato estinto ad hoc; un periodo di contestazione fin da subito destinato a diventare un mito e la cui eco di giustizia, di amore universale e di altre utopiche speranze si limitò ben presto a risuonare, quasi esclusivamente, in un determinato tipo di musica.
Tom, il protagonista principale della "vicenda" (composta da una serie di quadretti o mini-novelle), si getta nella vita... e nell'alcool... senza riuscire a frenare gli eccessi di rabbia dettati dalla disillusione del presente e dalla mancanza di un futuro concreto.
Nella letteratura tedesca il tema della "vedovanza" del sogno sessantottesco è stato trattato da svariati scrittori, si pensi in primis a Uwe Timm; ma sicuramente Ettl riesce a snocciolare in maniera più efficace gli aspetti psichici, prim'ancora che intellettuali, di quel vacuum, di quello spleen un po' autocompiacente.
Il pessimismo di sottofondo di Tage aus Asche und Wind è stemperato dalla poesia propria della gioventù, dello stare insieme (pur tra tante incomprensioni), nonché dall'ambientazione, che è quella - ancora felice - che io definirei "pre-UE", ovvero di prima della costituzione dell'Unione Europea così come la conosciamo noi: nonostante i confini fossero chiusi, in quegli anni ci si sentiva molto più europei di adesso. Un olandese e un inglese, un tedesco e un italiano, un francese e un austriaco sembravano avere parecchio più da raccontarsi di oggi, oggi che i loro Paesi risultano stupidamente omologati.
Questo libro può senz'altro inserirsi nel filone di "nostalgia rabbiosa" della letteratura mondiale. E' il documento fedele, pur se in chiave romanzata, di tutta una generazione di "ribelli senza (più) causa", la medesima generazione che oggi affonda nel lago della vecchiaia dopo aver sbandato, per decenni, tra alternative mistico-sociali e tentativi di adesione all'odiato sistema (magari per minarlo/cambiarlo dall'interno, sulla scia del martire Rudi Dutschke).

A proposito della passione di Ettl per i felini, leggi: "Velluto e artigli".
Land schafft (2006).
Il titolo vuol dire più o meno "Paes saggio"; più letteralmente: "La terra crea". In tedesco, "Landschaft" - con una "f" - è il paesaggio, "Land" da solo indica la terra, la campagna, e "schafft" è la terza persona del verbo "schaffen", creare.
Questi versi, caratterizzati come al solito dall'assoluta mancanza di punteggiatura e di maiuscole, ci presentano un Peter Ettl ormai giunto a piena maturità, ancorché (o giusto perché) segnato dall'ictus. Le osservazioni di "eventi" naturali o attinenti l'attività umana in un semidesertico luogo di campagna (Gschaid non si presenta sempre come il buen retiro bensì, non raramente, è sinonimo di scrigno di tedio) fungono da rampe di lancio verso riflessioni che, spesso attraverso abili giochi di parole, sfociano nella filosofia pura e/o comunque in saggezza aforistica. Alcuni esempi:
| Rezepte ______ hinter dem paravent
Rotes Land ______ dieses satte rot
Was ich meinen zwei Bäumen sage ___________ a hat mich betrogen |
Ricette _____ dietro il paravento
Terra rossa _____ questo rosso sazio
Che cosa dico ai miei due alberi ___________ a mi ha tradito |
Traumtrabanten (2003; Satelliti di sogno)
L'uscita di questa silloge ha rappresentato un passo molto importante nella carriera poetica di Peter Ettl, in quanto si sentiva la mancanza di una solida antologia dei suoi versi. Libro consistente anche nel numero di pagine (oltre 200), Traumtrabanten ci offre un'ampia panoramica dell'opus del poeta e dei suoi oggetti di osservazione/ispezione: la natura e gli animali, ovvio, nonché l'animale uomo; ma anche paesaggi italiani, celtici... con un ritorno scanzonato all'amata Francia.
| Hartnäckig ______ an den feldrändern
Bretagne blau ______ besoffen vom silbrigen weiher
Vom Himmel geholt ______ zwischen st. louis
Killarney ___________ schafe |
Ostinazione _____ di nuovo si mostra
Bretagne ubriaca ______ resa ebbra dall'argenteo stagno
Tirati giù dal cielo _____ tra st. louis
Killarney ___________ pecore |

Peter Ettl con Moritz, uno dei suoi gatti. Per questi animali il poeta ha una particolare devozione.
Samtkrallen und Wurzelflügler (2009)
Se Land schafft segna il momento poetico più intenso e Traumtrabanten è la rassegna antologica più completa, con Samtkrallen Wurzelflügler (traducibile all'incirca con "Artigli di velluto, volatili con radici") abbiamo la conferma dell'ulteriore crescita di Peter Ettl.
I tempi recenti lo hanno visto alternare libri di viaggio a produzioni in versi, e in quest'ultima silloge quei temi che solitamente si raggruppano intorno ai due poli della sua vita (l'idillio bavarese, spesso malinconico, di Gschaid, e il grande mondo circostante che non si lascia esplorare per intero) tendono a unirsi in un'unica, composita unità. Con l'arrivo della prima vecchiaia, il disuguale binomio Tom-Jeremy (o Peter-Jeremy) si è (ri)fuso in una monade, una monade oggi finalmente tranquilla, assennata, illuminata. Poiché lo spirito del poeta già si proietta verso l'Oltremondo, il suo occhio può annotare la realtà (quella visibile e quella che sempre tende a celarsi) senza fastidiose interferenze intellettualistiche. A Gschaid l'ormai anziano Peter, dopo uno dei suoi viaggi per il mondo o dopo il duro lavoro quotidiano alla fattoria, torna a immergere le dita nell'inchiostro notturno e, similmente a Jeremy, può affermare di riuscire a toccare gli astri.
| Urlaubsinventar ______ mein orangenbaum
Verstimmt ______ doch nie stimmlos die alte
Ich, Gefängniswärter ______ ich hab sie alle unter meiner
Norwegian Wood ___________ zu zarten sitarklängen |
Inventario vacanziero _____ il mio albero di arance
Scordata ______ non fu mai senza voce la vecchia
Io, carceriere ______ sono tutti sotto la mia
Norwegian Wood ___________ ai suoni dolci di un sitar |
©2009 L i t e r ae
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