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Alter Kater am Fenster
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hinter den scheiben die seine
schnurrbarthaare kitzeln
teekannen aus porzellan sehen so aus
kein muskel zuckt nur ab und zu
reckt er den kopf um
besser sehen zu können wohin da
draußen das kind den ball
geschossen hat
die zeit läuft ab
ein gähnend langer streifen
tausend katzenjahre sind es die
vorüber ziehen zwischen hohen kornähren
die vögel die
mäuse die bitteren käfer
die vollen näpfen vor dem gittertor
der grelle zorn des himmels wenn
der blitz einschlug in die fernen wälder
die weiße katze einst vom nachbartor
still träumt der kater leicht
zuckt das ausgefranste rechte ohr ein
breites breites gähnen lang
Aus der Haut fahren
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wenn die hitze unerträglich wird
über dem weiher die mücken knistern
und hauchdünne rauchfäden
in den flimmernden himmel steigen
schlüpft die katze hinterm schilf verborgen
aus ihrem pelz
legt ihre schnurrbarthaare ab
und steigt
eine silbrig schimmernde nacktheit
in die kühlen fluten
Begrenzt
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meine katze passt
auf ein din a 4 blatt
schützend legt sie
den schwanz
um augen und nase
die zuckenden ohren filtern
die nachrichten von außen
schwer hebt und
senkt sich
das seidige fell
zentner um zentner
der welt
atmet es aus
Für Simba
Nachricht
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von ferne schon winkt der
briefträger heftig schlägt die
schwarze tasche gegen seine hüften den
weg herauf nimmt er keuchend sein
strohblondes haar ist naß von schweiß und
regen die bettelhände des briefkastens läßt
er
unbeachtet heute habe ich nichts für sie
sagt er lächelnd welch eine
nachricht
Burg
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da ist aus dem hügel ein
schatten gewachsen mit zacken und
zähnen und finsteren ecken aus sand
und aus stein und wild wuchs das moos
und krallte der efeu sein wucherndes
denkmal tote erinnerunge blut
hat die gräben gezogen über den wipfeln
die unruh des himmels ein wind der zieht
die zeit auf der dreht an den rädern und
dreht und wipfel wehen und fahnen und
aus den durchgesessenen satteln fallen
die ritter geöffnete
konserven
Und dann
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dann kommt der tag und geht und
die nacht kommt und geht dann
werden die vorhänge verrückt vor
den fenstern und die katze sucht in
der flucht
wie immer ihr heil und draußen
heult der wind sein
gleiches lied
dann schüttet der briefträger die häuser
mit nachrichten zu die schlüssel entsperren
die botschaften die gefalteten blätter
atmen auf
dann kommt der tag und geht und
die nacht kommt und geht dann
werden draußen die ebenen zurückgezogen
die sonne krallt sich in die äcker und über den
hügeln geht der schwarze vogel in die
warteschleife
Wiener Vorstadt
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auf den ausfallstraßen ziehen
müde mädchen ihre späten kreise die
laternen hauchen ihnen sanftes leben ein regen
blättert die fassaden der niedrigen häuser
ab seit jahren wäscht er die fronten die
scheiben ohne sie sauber zu kriegen sie
warten noch immer auf bessere tage aber
niemand kommt aber niemand geht nur die
ampeln springen nach plan von rot und grün auf
gelb und schwarze männer winken mit nassen
zeitungen am straßenrand und bieten
tote feil ein schlafloser hund pinkelt die
gartenzäune entlang die silhouette der armenhäuser
droht mit stumpfen fäusten da ziehen die stolzen
kirchen ihre türme ein
Vor Sartres Grab
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ohne schnee die straßen
nur die katzen tragen
selbstbewusst ihr winterfell
zwischen toten
auf diesem kalten plan
sartre liegt
ein wenig zu bescheiden
unter glattem stein
die blumen
dünn gesät auf marmor
welkten lange schon
ohne schnee die straßen
vor die kamera geholt
leckte eine rote katze
brav ein schwarzes kreuz
Sacre Coeur
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wie das wort sich bläht:
BA-SI-LI-KA
wie die künstlichen
flattervögel
ihre begrenzten runden
drehen und landen
zwischen den tickets
und sandwichresten der
touristischen internationale
die farbigen vogelwärter
gelassen zwischen bleichen
sprachen stehend
drehen neuen schwung
in plastikherzen
die stadt
eine blau gedeckte katze
liegt sein jahren
auf dem sprung
Die Bettler der Schächte
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aus der warmen erde
steigen sie torkelnd
an die oberwelt
leere flaschen im gepäck
erbrochenes von wein und brot
tragen rolltreppen
ihnen hinterher
den metro-bettlern
so mancher legte sich
im u-bahn-schacht
für immer ins gestühle
so mancher strich schon
tag und nacht aus seinem sinn
und zählte schattengeld
aus den schächten
kriechen sie bart an bart
sehnsucht an sehnsucht
in abgelaufene zeit
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Vecchio gatto alla finestra
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hanno questo aspetto le teiere di porcellana
dietro alle lastre di vetro che
vengono sfiorate dai suoi baffi
non muove un muscolo solo ogni tanto
volge il capo
per meglio vedere dov'è finita
la palla lanciata là fuori dal bambino
il tempo scorre
lungo nastro sbadigliante
mille anni di gatto
che si diramano tra alte spighe di grano
gli uccelli i
topi gli scarafaggi dal gusto amaro
le ciotole piene davanti al cancello
l'ira accecante del cielo quando
il fulmine si abbatté nei boschi lontani
il gatto tuttora sogna la gatta bianca
che prima abitava nel giardino accanto
il suo sfilacciato orecchio destro ha un guizzo per
lo spazio di un largo
largo sbadiglio
Uscire dalla propria pelle
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quando la calura è insopportabile
e nello stagno crepitano le zanzare
e sottili fili di fumo
salgono verso il cielo tremolante
il gatto si spoglia della sua pelliccia
nascosto in mezzo al canneto
depone anche i baffi
e si immerge
nudità che riluce d'argento
nei freschi flutti
Limitazione
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il mio gatto entra
in un foglio din a 4
copre con la sua coda
gli occhi e il muso
a mo' di difesa
gli orecchi sussultanti filtrano
le notizie dall'esterno
il pelame vellutato
si alza e si abbassa
faticosamente
espirando
tonnellate e tonnellate
di mondo
Per Simba
Notizia
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da lontano già fa larghi cenni
il postino la borsa nera gli
sbatte contro i fianchi lui percorre
la via in salita ansimando i suoi
capelli biondo-paglia sono bagnati di
pioggia e sudore la cassetta della posta è affamata
ma lui la ignora oggi non ho nulla per lei signor mio
dice sorridente ma che
notizia è
Fortezza
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sul colle è cresciuta
un'ombra piena di spuntoni e
merli e angoli bui di sabbia e pietra
il muschio si sviluppò spontaneo
e l'edera affondò i suoi artigli
nel monumento lussureggiante morte memorie
il sangue ha ricoperto le tombe e tra le cime
degli alberi l'irrequietezza del cielo
un vento che prende in giro il tempo
e fa girare le ruote sbattono le bandiere
sbatte il fogliame e dalle loro selle lercie
cascano i cavalieri
barattoli
aperti
E poi
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poi arriva il giorno e se ne va e
arriva la notte e se ne va poi
i tendaggi davanti alle finestre
impazziscono e il gatto cerca
salvezza
come sempre nella fuga e fuori
il vento ulula la sua
consueta canzone
poi il postino scarica le notizie
sulle case le chiavi decodificano
i messaggi i fogli piegati
possono tornare a respirare
poi arriva il giorno e se ne va e
arriva la notte e se ne va poi
le pianure vengono ritirate
il sole si aggrappa ai campi e sopra le
colline l'uccello nero entra nel
circuito di attesa
Periferia viennese
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nelle strade secondarie ragazze
stanche fanno le loro tarde passeggiate le
lanterne esalano la loro tenera vita una pioggia
scrosta le facciate delle casette
sono anni che lava i muri e
i vetri senza riuscire a ripulirli loro
sperano ancora in giorni migliori ma
nessuno viene nessuno va soltanto i
semafori cambiano colore secondo programma
uomini neri e gialli agitano umidi giornali
ai bordi della strada offrendo morti
a prezzo speciale un cane insonne piscia
sugli steccati dei giardini l'ombra dell'ospizio per poveri
minaccia con le sue mani amputate e allora le altezzose chiese tirano via i loro campanili
Sulla tomba di Sartre
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privi di neve i sentieri
soltanto i gatti portano indosso
pieni di sé le loro pellicce invernali
in mezzo ai morti
di questo freddo dedalo
sartre si trova
in un giaciglio un po' modesto
sotto pietra piatta
i fiori
seminati scarsamente su marmo
appassirono tanto tempo fa
privi di neve i sentieri
un gatto rosso chiamato
davanti all'obiettivo leccò
bravamente una croce nera
Sacre Coeur
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com'è borioso il vocabolo:
BA-SI-LI-CA
come sbattono le ali
gli uccelli artificiali
che fanno i loro brevi giri
atterrando poi
tra i ticket
e i resti di sandwich
dell'internazionale del turismo
i sorveglianti di colore
che stavano tranquilli
in mezzo a pallidi idiomi
ridanno ora la corda
ai cuori di plastica
la città
una gatta coperta di azzurro
pronta da anni
a spiccare un balzo
I mendicanti del Metrò
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dal caldo sottosuolo
risalgono barcollando
su in superficie
con il loro bagaglio di bottiglie vuote
i mendicanti del metrò vengono tallonati sulle scale mobili dai resti di
vino e pane vomitati
qualcuno di loro si è accomodato
nel tunnel della sotterranea
per non uscirne mai più
qualcun altro ha cancellato
dalla sua mente il giorno e la notte
e ha pagato con monete d'ombra
dalle gallerie risalgono strisciando
barba dopo barba
malinconia dopo malinconia
a tempo già scaduto
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