William Boyd, scrittore ghanese-scozzese
Mi avvicinai a questo versatile artista nel 1988, imbattendomi nel suo Stars and Bars (titolo italiano: Stelle e strisce). Avevo già visto in tivù, e ampiamente apprezzato, il film che ne era stato tratto, con un Daniel Day-Lewis ancora fresco di carriera nei panni del protagonista, ossia Henderson Dores, uno stressato britannico che lavora in una ditta di aste a New York e viene mandato per un'expertise in Georgia, nel profondo Sud degli States. Il regista Pat O'Connor ha fatto un ottimo lavoro e, insieme a Day-Lewis, tutti gli altri attori - in specie Joan Cusack e Harry Dean Stanton - hanno fornito un'interpretazione convincente. Ma il romanzo fu una sorpresa ancora più piacevole, con il suo "montaggio" già di per sé cinematografico e le divertenti descrizioni della "mid-life crisis" di Henderson Dores, il quale peraltro con il suo inglese incontra non poche difficoltà a comunicare con gli americani.
Gli
anglosassoni, come si sa, posseggono il dono di fare dell'entertainment senza
mai dimenticare la serietà della vita (ovvero le realtà storica e sociale). Boyd sembra essere ancorato nel XX secolo, e forse anche per questo alcuni lo accusano di essere old-fashioned, all'antica; altri, di contro, gli vogliono appiccicare addosso l'etichetta del "realismo magico". A tutti loro, in un'intervista rilasciata subito dopo la pubblicazione di Any Human Heart, lo scrittore suggerisce di leggere i suoi racconti raccolti nei volumi On the Yankee Station e The Destiny of Natalie X, che hanno un tocco modernistico, o di scorrere l'indice dello stesso Any Human Heart (in italiano: Ogni cuore umano, editore Neri Pozza), dove si accenna a "William Boyd, "biografo di Nat Tate" (in riferimento a un personaggio d'arte da lui completamente inventato).
Stars and Bars mi servì da approccio, dicevo; tuttavia, che questo autore fosse capace di creare affreschi ben più estesi, sfarzosi e profondi, lo capii grazie a Brazzaville Beach, opera del 1991 (bisogna leggerla in originale!) che consacrò Boyd nel Parnaso dei miei favoriti in assoluto. Da allora è uno dei miei fedeli compagni di viaggio; non solo dal punto di vista letterario ma anche esistenziale. Mi è parso quindi doveroso dedicargli questa pur modesta monografia.
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