franc'O'brain - Matrioska
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La canzone andò sfumando e la successiva, dal ritmo ugualmente vibrante, si levò in volo.
Dalla pedana di tubi metallici, il disc-jockey aveva appena finito di annunciarne il titolo quando un gruppo di giovani si scaraventò sulla piattaforma girevole. Era un "hit" tedesco: la Deutsche Welle era tornata in auge.
A un tavolo d'angolo una coppietta litigava. L'uomo aveva i capelli umidi e pieni di gel: l'effetto del "bagnato sul bagnato". Lei era poco più di una ragazzina. Si lanciava sulla pista tutta ballonzolante, civettava con questo e con quell'altro e poi tornava dal suo accompagnatore, il quale, svuotando stoicamente una bottiglia di Ballantine's, la seguiva con espressione torva.
«E allora? Quando arriva?» chiese la ragazzina, dardeggiando attorno due occhi furbi e attenti.
L'uomo si accarezzò la barbetta che gli incorniciava il volto gonfio. «Mah. I don't understand», borbottò. «Ogni volta va tutto in vacca. Eppure aveva promesso...»
«Di nuovo? Che noia!» La voce grintosa e sfottente della sbarbina sembrò colpirlo come un pugno. «Cerca almeno di inventarne un'altra, di balla. Questa nenia mi fa scendere il latte alle ginocchia. Cominci a stufarmi, Gionni.»
Johnny si lasciò sfuggire un suono roco, ansimante. Una ruga profonda gli scavò la fronte mentre, nuovamente, la ragazzina scattava in avanti e andava di qua e di là dimenando il sedere. Calzava un paio di stivaletti di vernice rossa, come se avesse immerso i piedi in una pozza di sangue. Posava gli occhioni morbidi a destra e a manca e... voilà: un'altra possibile conquista. Dopo un attimo tornava a sfregarglisi contro come una gatta: «Ma Gionni, perché fai così? E ora non dici niente. Perché non dici niente?»
«Andiamocene, dài», decise repentinamente Johnny. «Tanto ormai quel bastard non arriva più.» Bevuto l'ultimo goccio, le cinse le spalle con un braccio e la sospinse verso l'uscita.
«Brrr. Che freddo», si lamentò la piccola in tono petulante non appena furono nel parcheggio. Scapicollò veloce, distaccandosi da lui. «E io non ho nemmeno una giacca di renna come si deve», continuò. Si volse a guardare il suo accompagnatore con due occhi improvvisamente crudeli. «Ma ovvio. A te non passa neanche per la testa di regalarmela, una giacca.»
«L'inverno è stato duro», osservò Johnny, monocorde. «Non la guardi la tivù? Dappertutto crisi. Negli ultimi mesi non ho battuto chiodo...»
«Diciamo piuttosto che hai buttato via tutto per la roba.»
«Non solo per la roba, e lo sai benissimo», replicò lui, guardandole piccato il didietro. «Che casso posso fare? Ho dovuto persino dar via il Kawasaki!»
La frase sembrò ricordare alla ragazzina qualcos'altro. «E ora come torniamo a casa?» domandò acida. «In tassì?»
«Sarà meglio cercare un passaggio», disse Johnny con un'alzata di spalle. E pensò: "Scassacazzi!". Quando Jasmin era su di giri, ci volevano i matti e i savi per rimetterla in riga. Forse era arrabbiata con lui perché il giorno prima l'aveva lasciata sola. Ma aveva tanto da fare, lui; mica poteva trascinarsela sempre appresso!
Si portò sul ciglio della strada, scrutando nel deserto d'asfalto. Era una notte buia. La neve si accumulava in piccoli cumuli sporchi sotto il marciapiede. Alle loro spalle, l'insegna della discoteca era ridotta a un vago alone intermittente di blu e rosso; la musica assomigliava ai colpi di maglio provenienti da un'officina lunare. Johnny tornò ad affiancarsi alla ragazza canticchiando tra i denti: «I can't believe the price we pay...»
«Non dirmi che non hai nemmeno i soldi per un tassì», riattaccò Jasmin. «Che morto di fame!»
«Vedrai che un passaggio lo troviamo», ribatté lui, circospetto. Auffa! Quando la piccola andava fuori di testa, ce ne voleva per smontarla.
Era stufo di essere trattato come un bamba da questa zoccoletta. Jasm era una gran bella pupa, ma cominciava decisamente a dargli ai nervi. Una giacca di renna, pretendeva. Sì, e cos'altro? Come se non le avesse già fatto abbastanza regali! Chiaro: non le bastava mai niente. Lei era solo calcolo e goduria. Scìtt! E pensare che lui ne aveva già un'altra, di bambolina. E quella non faceva mica tante storie come Jasm. D'accordo: Katrinka era abbastanza incasinata, ma appunto per questo era più che giusto che Johnny cercasse di aiutarla. Soprattutto dopo quello che era successo la notte prima...
«Allora?» La voce petulante della ragazza lo fece trasalire.
«Tu aspetta qui», cercò di tagliare corto, allontanandosi di qualche metro.
Jasmin lo guardò incredula starsene ai bordi del nastro d'asfalto vuoto, grande e grosso, i capelli unti, il volto simile a un panino sfatto, il pollice sporto all'infuori. «Ma che cavolo combini?» esclamò. E si mise a coprirlo di insulti.
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