franc'O'brain - Matrioska
3
«Allora? Cosa conti di fare?»
Johnny non le rispose.
«Questa storia non può mica continuare così!» insistette lei. «Ho quasi diciotto anni. Mi sento ammuffire! Mi hai fatto girare per niente tutte le agenzie della città. Bisogna prendere una de-ci-sio-ne», sillabò con accento duro.
Erano tornati a rintanarsi nello spoglio monolocale di Johnny, a Neuperlach. Jasmin se ne stava raggomitolata sul grigio stinto di una vecchia poltrona, le curve del corpo nervoso fasciate dal miniabito, mentre lui sedeva sul letto arrotolandosi una canna con dita nodose.
«È il terzo o quarto "contatto" che ci lascia in asso», gli ricordò. Poi sbuffò impermalita. «E questo misterioso collaboratore di Playboy che non salta mai fuori. Naturale: non appena accennano a volere uscire con me per parlarmi, per conoscermi meglio, tu ti comporti come una checca isterica.»
«Ma bella mia, lo capisci o no che vogliono solo portarti a letto?» replicò Johnny. Alzò piano gli occhi verso di lei, occhi pesti con il bianco striato di filamenti sanguigni, e proseguì con voce spenta: «Allora, tanto vale che vai a battere».
La replica di Jasmin fu una risata profonda, provocante. «Seh, ti piacerebbe!» esclamò.
In realtà non sarebbe dispiaciuto neppure a lei. A Monaco, tanto, non la conosceva nessuno. Proveniva da un fottuto villaggio del Niederbayern. Andare a battere sembrava essere la soluzione più logica. Ma sapeva fin troppo bene dove poi sarebbero finiti i soldi.
«Così non dovresti più far finta di cercarmi qualche lavoretto, eh? Attaccati, caro! Io resto clean.» Gettò la testa all'indietro, continuando a ridere, e in quel gesto i seni le gonfiarono la stoffa della camicetta.
Johnny stava per dare fuoco al joint ma si fermò di botto, affascinato dalla visione. Immediatamente gli venne un'E.B. - un'Erezione Bestiale.
Notando l'espressione alterata di lui, Jasmin si rifece seria e sbottò: «Guardalo lì. Sceeemo!» Poi lo fissò pensosamente. Eccolo, l'uomo che da più di un anno le prometteva una carriera strepitosa come fotomodella o attrice di fotoromanzi e una vita di lusso. Sicuro: grazie al suo aiuto le era riuscito di fare qualche provino per un paio di agenzie di pubblicità, e così disponeva di un bel book di ritratti da far circolare. Ma ci voleva ben altro. Fino a quel momento non aveva guadagnato neppure un centesimo. Inoltre, buona parte di quei ritratti aveva dovuto pagarli. Pagarli in natura, ovvio, e dunque proprio nel modo che Johnny fingeva di temere. L'unico vero capitale di una ragazza come lei era il corpo.
«Se almeno avessi un telefono, potremmo chiamare da qui, rintracciare qualcuno. Le occasioni non ci cascano mica in testa da sole!»
«Telefonare? Ma Jasm, lo sai che ora è?»
Lei si alzò di scatto e gli stivali, al contatto con il pavimento, fecero un rumore secco, quasi uno schiaffo. Andò ad appoggiarsi allo stipite della porta e, squadrandolo, scosse la testa. Era stupenda: un viso dai tratti minuti e regolari, capelli lunghi che le scendevano a cascata sulle spalle, due occhi grandissimi dalle pupille blu scuro. E quell'espressione! Un'espressione da bambina perennemente imbronciata.
«Mi sa tanto che la cosa non ti interessa. Trovarmi lavoro non è la tua più grande preoccupazione, ecco la verità.» Prese a sfregarsi la schiena contro lo stipite e il bordo della gonna le si sollevò, scoprendo la pelle chiara, vellutata, delimitata in alto da uno slip striminzito.
Johnny la guardava sempre più arrapato. I suoi occhi sbarrati, da ossesso, risalirono al seno, al collo, a quelle labbra piegate in un broncio, per tornare a fissarlesi sul basso ventre. Si sentì farfugliare: «Dovrebbe esserci ancora un po' di whisky in quella bottiglia».
Jasmin gli disse che cosa poteva farsene, della bottiglia. Si staccò dallo stipite e la gonna le ricadde sulle cosce come un sipario. Poi, con drammatica lentezza, afferrò la maniglia.
«Ma dove vai?» chiese lui, schiumante rabbia e costernazione. E, visto che la ragazza non gli prestava attenzione, si tirò in piedi come una molla. «Lo sai bene che non posso fare a meno di te», si sentì gracchiare.
Confessarsi in quella maniera non gli riusciva facile. Ma non poteva opporsi al desiderio. Scìtt! Niente da fare: lottare contro i sensi era impensabile, era assurdo, esattamente come lottare contro la droga. Un domani, chissà... Ma oggi è oggi, e il domani lo lasciamo agli altri: agli illusi, ai loser, alle mezze calzette.
Jasmin si volse a scrutarlo. Poi gli sputò in faccia: «A restare con te non ci guadagno nulla. Dovrei forse fare una vita da barbona come la tua? Nein, danke». Con atteggiamento birichino, appoggiò il tacco di uno stivale sulla punta dell'altro.
Johnny stava per replicare qualcosa ma rimase con la gola secca davanti alla visione di quel cuoio rosso che scintillava sopra lo squallido tappetino dell'ingresso.
«O dimmi tu se ci guadagno qualcosa, Gionni. Ehi, sei sveglio? Che ci guadagno?»
Johnny eluse la domanda, accontentandosi di guardarle con insistenza le gambe.
La ragazza emise uno sboffo carico di disprezzo. Tornò a gettarsi sulla poltrona e, sempre studiando la sua faccia, cominciò a sollevare la minigonna. «Che ci guadagno, zietto?» riprese, attenta al suo ansimare incontrollato.
«E va bene», disse lui, con un sorriso talmente sottile che si sarebbe potuto usarlo per tagliare il burro. «Va bene.» Odiava dover strisciare. Ma quella sgualdrina lo aveva letteralmente stregato. Delle sue due bambole (anzi tre, se contava pure Titti; ma Titti era una storia di là da venire, music of the future), Jasmin era quella più a portata di mano. Lei sembrava esserne cosciente e cercava di sfruttare la situazione. Le aveva dato tutto quello che poteva. L'aveva portata in giro, fatta vedere, proposta a dritta e a manca. Era forse colpa sua se nei giri giusti non la voleva nessuno, se sembrava buona solo per chiavare? Ma d'altra parte: come resistere al biancore di quella pelle da bambina? Era fatto così, lui: davanti a una girl con la bocca da latte perdeva la testa.
«Vuoi una giacca di renna?» chiese. «E io te la compro. Che potrà mai costare?»
Un lampo di vittoria illuminò gli occhi della sbarbina. Con movimenti calcolati, cominciò a sfilarsi lo slip. «Sempre meno di quel che valgo io», disse.
Le si buttò letteralmente addosso. Ci volle pochissimo. Una botta e via. Schnell schnell. La prese con impeto bestiale, facendole male. Così se non altro placava la febbre, almeno per qualche tempo. Dopo un po', mentre erano stesi fianco a fianco ansanti come due due cani, meditò: "Facch iù! Puoi star fresca, bellezza. Non ti do un bel nulla. Sei sfondata, bambolina. Rotta. Kaputt. Perciò da domani sei sul mercato. Aria!"
Forse Jasmin non l'aveva ancora capito, ma lui non era un tipo da scrupoli cretini. A parte tutto, lo sfizio poteva toglierselo quando e come voleva. Monaco pullulava di pupe sexy almeno quanto Jasm...
"È l'ultima volta che mi rompi. Last time", pensò.
Accese la canna e se la fumò tutta da solo, avidamente. Jasmin, del resto, stava lì con gli occhi chiusi; forse sonnecchiava. Dopo aver gettato la cicca nel posacenere, le montò di nuovo addosso. Cavalcandola forsennatamente, ripeté a se stesso, come un monito:
"Last time... last time... last..."
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