franc'O'brain - Matrioska
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«Sei accusato di omicidio volontario premeditato», sbraitò il commissario. «Questo almeno lo sai, vero?»
Lui, zitto: corazzato, imperforabile.
«Rischi di beccarti come minimo vent'anni. Vuoi chiamare il tuo avvocato?»
Niente. Labbra cucite e denti stretti. Lo stenografo, seduto in un cantuccio della stanza dell’interrogatorio, stava a guardare tra il divertito e l’annoiato.
«Perché hai ucciso il Filippovic? Che rapporti avevi con lui?»
Silenzio.
«L'hai rubata tu l’Astra? Chi sono i tuoi complici?»
Di nuovo, niente.
«Libera nos Domine», esplose spazientito il commissario, inconsciamente parodiando il medico legale, grande amante delle sentenze latine. «Su questo delitto hai messo la firma: le impronte digitali sono tue, tuoi i capelli trovati...»
Si rammentò della lezione impartitagli agli inizi della carriera da uno specialista della Scientifica:
«Il primo strato della struttura del capello umano si chiama "cuticula". Lo strato interno, il "cortex", occupa l'ottantacinque per cento dello spessore. Le cellule pigmentali presenti nel "cortex" decidono il colore del capello. Ancora più all'interno si trova la “medulla“. Analizzando "cortex" e "medulla", è possibile appurare a chi apparteneva il capello».
Già. E in tempi più recenti, con l’esame del DNA, appurarlo era diventato uno scherzetto.
Cercò e trovò gli occhi vitrei di Johnny. «Quanti soldi hai rubato al russo? E perché l'hai accoppato?»
Ancora silenzio.
Bittner reagì a tanta cocciutaggine accendendosi una sigaretta e soffiando il fumo sulla faccia impenetrabile dell‘imputato.
Gli venne in soccorso l'ispettore Schröder. «Chi ti ha incaricato di liquidarlo? Meglio che vuoti il sacco, tanto ormai non la passi liscia. Quanto ti hanno pagato?»
Bittner aggrottò la fronte. In verità lui aveva accantonato l'ipotesi di un regolamento di conti tra mafiosi. Quel Franz Mirowsky era chiaramente un pesce piccolo, e solitario, per di più. Mai era stato implicato in qualche inchiesta sui racket, a parte un’apparizione marginale in un affare di scommesse clandestine. Ciò non escludeva comunque che si trattasse di un energumeno imprevedibile. Un traviato.
Ripassò a memoria gli atti.
Franz "Johnny" Mirowsky era di umili origini. Aveva fatto le scuole in diversi collegi religiosi rivelando fin da piccolo un carattere assai instabile. Nel 1994, in seguito a una serie di crisi acute, era stato rinchiuso in un centro di cura per malattie psichiche. A quel punto già tossicodipendente, era diventato uno spacciatore di piccola tacca. Oltre ad alcuni ordini di custodia cautelare per faccende di droga, vantava all'attivo due condanne per percosse e atti di vandalismo.
I retroscena dell'assassinio del macrò russo erano oscuri, ma Bittner credeva di individuare un possibile movente nella necessità dell’imputato di procurarsi soldi per la "roba". Del caso si interessava anche la squadra narcotici. E persino gli agenti della Finanza si erano fatti sentire: niente di strano, data l'attività del defunto Filippovic.
Il commissario si ricordò di essersi una volta occupato di un'inchiesta in cui erano coinvolte ragazze-squillo da quarantamila euro al mese. Quarantamila. Esentasse, si capisce.
«Commercio in stupefacenti...» riprese. «Vabbe', chiudo un occhio. Non sei che una rotellina di un macchinario enorme. Sospetta corruzione di minori, se non peggio... mi viene voglia di spaccarti la faccia ma faccio finta di niente e chiudo anche l'altro, di occhio. Nei tuoi incartamenti c'è scritto che non sei sano di mente. Bella giustificazione. Ma davanti a un omicidio li spalanco tutti e due, caro mio. Se collabori, puoi forse salvarti dall'ergastolo.»
Nada. Un muro di gomma.
«Dunque?» chiese un'ultima volta. Poiché Johnny continuava a fare il bello addormentato, si rivolse a Schröder: «Okay, vediamo chi resiste di più. Fallo portare al fresco». Infine, girandosi verso l'agente che aveva fatto da piantone: «Lösch, senti un po‘».
«Sì?» sussultò l'agente.
Bittner gli si avvicinò e prese a osservargli i capelli. Già. Castani e ricci come uno di quelli trovati nell’Opel Astra. «Che shampoo usi?»
Lösch si strinse nelle spalle. «Non so come si chiama», disse blandamente. «Fresh, mi pare. Fresh e qualcosa.»
«Sì, sta' fresh, allora!»
L‘agente mise su una faccia stupita. «Perché vuol saperlo, commissario?»
Bittner non si diede pena di rispondergli.
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