franc'O'brain - Matrioska
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Mezz'ora più tardi era allo Justizpalast, dove esponeva le sue riflessioni al sostituto procuratore Wiland. «Franz Mirowsky è solo uno spostato. Vive in un mondo tutto suo. Supporre che fosse al soldo di una cosca mafiosa non mi sembra ragionevole.»
«Diciamo meglio: non plausibile», precisò Wiland.
«Non plausibile», accordò il commissario, pur non vedendo che differenza ci fosse. «L‘arma è una Glock 17», continuò. «Fabbricazione austriaca. Leggera, essenzialmente in plastica, con pochi elementi di metallo. Ai controlli passa facilmente inosservata.»
«Non registrata, ovviamente.» Il sostituto procuratore si tirò il lobo di un orecchio. «Di recente ne è partito un colpo?»
«Quello mortale, sì.»
«E le impronte sulla pistola corrispondono.»
«Corrispondono, e sono identiche a quelle trovate dentro l‘auto. Tuttavia c'è qualcosa di strano. Le impronte dell'incriminato sono appena visibili sulla cassa dell'arma, mentre sull'impugnatura ne abbiamo rilevate altre...»
«Altre? Del barbone?»
«Quelle del barbone, certo. Ma ce ne sono altre ancora, sbavate, più piccole: come se l'automatica fosse stata brandita da un bambino.»
«Uhm. Il Mirowsky ha figli?»
«Macché. Mai stato sposato. Vive solo. Ripeto: abbiamo a che fare con un incosciente. Uno psicolabile. Avrà messo la pistola in mano a uno dei ragazzini del suo quartiere, tanto per darsi delle arie, per vantarsi.»
«Il bossolo...?»
«Non è stato ritrovato.»
«Ah.»
In quella entrò il procuratore capo Kantor, e il commissario allibì. Addirittura il l‘eccelso Kantor! Fece per sollevarsi, ma il nuovo arrivato gli fece cenno di stare seduto. Kantor andò a occupare la poltroncina libera, deciso evidentemente ad ascoltare il resto del dialogo.
«Nell'ambiente della prostituzione...?» domandò Wiland.
«No», rispose Bittner, tuttora ostentando un’aria spaesata. Pensava: anche il procuratore capo Kantor, adesso? Per un caso da niente come quello? «Nein», ripeté. «Nell’ambiente della prostituzione il Mirowsky Franz, detto Johnny, è praticamente sconosciuto. Un paio dei miei uomini stanno ancora indagando in materia, ma credo che difficilmente scopriremo una connessione tra lui e gli affari gestiti dal Filippovic.» E aggiunse, rivolto esplicitamente al procuratore capo: «Una resa di conti da parte di bande rivali che controllano il giro non mi sembra probabile, dunque».
«Il portafoglio della vittima è stato ritrovato?» tornò a chiedere Wiland.
«No. Né nell’appartamento del Mirowsky né in quello della vittima, né tantomeno nell'auto rubata.»
«Gut», fece Wiland, annuendo, quasi che quest'ultimo particolare confermasse una sua ipotesi lungamente meditata. Lanciò un’occhiata a Kantor. Questi annuì a sua volta e, come a un segnale prestabilito, si alzò, mettendosi a camminare su e giù per l'ufficio.
Kantor era un bell'uomo, con le tempie striate di grigio e sempre vestito in maniera impeccabile. I talkshow e i telegiornali se lo contendevano, ma lui, per conservare uno scampolo di privacy, preferiva mandare allo sbaraglio il suo giovane e altrettanto aitante "vice" Wiland; il quale, d’altronde, non si lasciava pregare.
Adesso dunque era l‘Eccelso in persona a presidiare la scena. Cominciò a riflettere ad alta voce: «Filippovic Igor sparisce di punto in bianco e le sue ragazze, o protette che dir si voglia, non ci avvertono. Come mai?»
«Forse perché pensavano che fosse in uno dei suoi viaggi...» opinò il commissario.
«Filippovic non le informava prima di partire? No. Le ragazze non si rivolgono alla polizia semplicemente perché qualcun altro... un nuovo "protettore"... si occupa già di loro.»
«O, piuttosto, perché sono prive del permesso di soggiorno o addirittura del visto d'ingresso e temono di essere rispedite al loro Paese di provenienza», ipotizzò Bittner.
Kantor allargò le braccia. Quindi indicò gli incartamenti sulla scrivania e disse: «Quello è il dossier sul morto. L'intero curriculum da quando è arrivato dalla Russia».
«L'ho già letto.»
«Furto, truffa, lesioni aggravate...» prese a contare sulle dita.
«Una carriera criminale di piccola», osservò Bittner, poco impressionato.
«...più, ovviamente, lo sfruttamento della prostituzione», proseguì Kantor, tornando alla sua poltroncina ma non sedendosi. «Guardi lì», e indicò la mappa della metropoli appesa dietro la scrivania di Wiland. Anche Wiland si girò a guardarla, come se la vedesse per la prima volta: un intreccio labirintico di linee con alcune macchie colorate sparse. «Ai nostri occhi si presenta solo lo strato superiore, la facciata esterna. Ma quanto ne sappiamo noi, in realtà, del sottobosco della delinquenza? »
A dire il vero se lo chiedeva anche il commissario. Da quasi trent'anni.
«E ora ci si mettono pure questi immigrati. Si organizzano, formano cosche sempre più ampie. È gente pronta a tutto.»
Fin qui ci arrivava anche Bittner; si limitò a far di sì con la testa.
«Pronta a tutto pur di spannare e...»
Bittner trasecolò. «Spannare?»
«Ma sì, togliere la panna dal dolce. Far quattrini, insomma.»
«Ah certo, certo.»
«Ormai si contano più criminali tra questi illustri sconosciuti che non tra gli stessi tedeschi. Prostituzione, gioco d'azzardo, concussione...»
Di nuovo Bittner annuì, mentre il procuratore capo riprendeva il suo posto e, rivolto al suo "vice", diceva con improvvisa lena: «Il Filippovic è sempre stato dedito a imprese criminali. Ma di punto in bianco, più o meno un anno fa, sembra ravvedersi. Il suo nome non compare più da nessuna parte. Come mai? Si accontenta forse del piccolo cabotaggio con le russe?»
Wiland si volse a guardare il commissario, come per rilanciargli la patata bollente. E il commissario non trovò di meglio che alzare le spalle. Era strano, sì, e ci aveva già pensato pure lui, ma senza approdare ad alcun risultato.
«Quella», aggiunse Kantor, accennando alla pianta di Monaco, «non è che la superficie. Alcune cose vengono a galla, tante altre no. Perciò», concluse, «bisogna scavare, scavare, scavare.»
«E noi scaveremo», promise Bittner. Ma, fissando la mappa sul muro, lo sguardo finì per confonderglisi e tutto quello che gli sembrò di distinguere era la faccia da pazzoide di Franz "Johnny" Mirowsky.
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