franc'O'brain - Matrioska
6
Alla sede del giornale, il direttore Faulhaber faceva sì sì con la testa come un cagnolino meccanico. Esaminate le foto, dovette ammettere che c'erano tutti gli elementi per un buon servizio. Donne di piacere, mistero russo... Ma in primo luogo erano state le immagini piccanti a conquistarlo.
«Come in una partita di rugby», disse Miriam: «si vede abbastanza fango».
Il direttore realizzò solo a metà, mentre Sepp Börner, cogliendo appieno il concetto, le fece l'occhiolino.
«Jawohl!» concluse Faulhaber. «L'avevo sempre detto che hai della stoffa, ragazza. Forza, ai tasti! Domani ti trasferisci in un cubicolo che ti faccio liberare in "Vita Contemporanea": il tuo nuovo settore, temporaneamente. Ma dovrai dimostrare quanto vali e ti assicuro che non sarà facile.»
Tornata di corsa alla sua scrivania, Miriam cominciò a scrivere il pezzo. Ne sarebbe venuto fuori un ottimo servizio, certo. Tuttavia, sentiva di non essere soddisfatta. Ambiziosa com'era, non poteva accontentarsi di rimanere alla superficie di un problema. Doveva buttarsi anima e corpo su ogni pur insignificante traccia; indagare; scoprire. L'atteggiamento reticente delle ragazze l'aveva messa all'erta. Dietro alla commedia di ingenuità che avevano inscenato doveva esserci qualcosa; qualcosa di più della semplice scomparsa - sia pure violenta - del loro protettore. Del resto, ciò che le aveva sentite dire nella loro lingua pareva confermarlo.
Katrinka. Avevano parlato di una certa Katrinka. E di un certo Zerov, Zerok, qualcosa del genere. A nominare Katrinka era stata quella giovanissima Minnie... Kesselina, cioè. E la Skovorova aveva prontamente rimbrottato: «Non parlare di lei. Se ti sente Zerov (Zerok? Zverok?) passerai dei guai».
Magari non significava nulla, ma era pur sempre una pista da seguire.
Zerov? Zjerovk?... Miriam era intenta a sfogliare febbrilmente un elenco telefonico della città quando notò Robert Helmbrecht che, aggiustandosi la giacca e dandosi una tiratina ai polsini, si avvicinava al suo loculo.
«Oh, salve», lo salutò.
«Stai cercando un numero?» le chiese il critico culturale del Fax.
Miriam gli rispose di sì. Poi, sbuffando, spinse da parte l'elenco. Come per liberarsi di un peso che la opprimeva, gli raccontò in poche frasi a che cosa stava lavorando.
«Ancora Russia? Che coincidenza!» esclamò Helmbrecht.
«In che senso?»
«Beh, ho giusto finito di leggere una nota su una mostra di impressionisti sovietici... » Lasciò morire la frase lì. «Ma c'entra come i cavoli a merenda.»
«Appunto», confermò Miriam. Ritornò a sfogliare l'elenco, ma con meno convinzione di prima.
«Senti, che fai domani sera?» indagò Helmbrecht; e, con la punta delle dita, sfiorò i biglietti che aveva dentro una tasca della giacca.
«Domani sera? Perché?»
Raccogliendo tutto il suo coraggio, lui incominciò: «Perché ho qui due...»
Ma la loro conversazione fu interrotta da un'affannata segretaria di redazione che piombò nel cubicolo come il vento della steppa. «Miriam, Faulhaber ti vuole di nuovo.»
«Ach!» esclamò Robert con voce atona, mentre le sue dita proseguivano a giocare nervosamente con i biglietti. «Abbiamo fatto colpo sul capo, eh?»
«Boh!» disse Miriam, alzandosi e raccogliendo le sue cose. «Non credo...»
Faulhaber era una montagna che molte donne avrebbero voluto scalare. Croniste e segretarie facevano le capriole per entrare nel suo ufficio e poi erano tutte languore e moine nella speranza di ottenere un aumento di paga o altri giovamenti. Sebbene il direttore avesse affermato di aver sempre saputo che Miriam aveva della stoffa, lei non si faceva illusioni. Faulhaber non lo pensava mai di nessuno, tranne che di se stesso.
Mentre, piccata, rimuginava così, domandò a Robert: «Cosa dicevi circa domani?»
«Domani, al Residenztheater, danno la ‘prima‘ di...»
«Boh!» ripeté Miriam. «Non so se sarò libera. Torna a chiedermelo più tardi. Oppure domattina. Okay?»
Robert Helmbrecht la seguì con l‘espressione di una sogliola bollita mentre lei si allontanava veloce come un rapido. Non si era neppure voltata e perciò non aveva potuto vedere i biglietti che lui si era messo a sventolare davanti al proprio volto. Helmbrecht se li ricacciò in tasca, sconsolato, mentre la segretaria di redazione, ora affiancata dall'onnipresente Ortica, stava a osservarlo con un sorrisino sarcastico e commiserevole insieme.
© 2007, 2015, 2020 by franc'O'brain
<<< index | inizio pagina | avanti >>>