franc'O'brain - Matrioska


<<< index | avanti >>>


9

Una ventina di minuti più tardi saliva le scale della questura, nei cui corridoi aleggiava un fosco odore di polvere e disinfettanti.
Il reparto omicidi era ubicato al secondo piano.
La poliziotta che piantonava il sancta sanctorum di Bittner la vide avvicinarsi e la gelò con uno scortese: «L'Ufficio Immigrazione non è qui».
«Cerco il commissario Bittner», replicò Miriam calma. E, poiché la poliziotta la squadrava con curiosità, soggiunse: «Vedo però che è occupato.»
Questa era una novità: che Bittner, cioè, impiegasse uno dei suoi uomini - nel caso specifico una donna - per evitare di essere disturbato.
«Occupatissimo», le assicurò l'agente, perentoria. Evidentemente non amava le donne "in carriera". Non doveva essere particolarmente entusiasta della propria. «E credo che per le prossime ore...»
L'uscio si aprì all'improvviso e apparve un giovanotto di aspetto piacente e di spalle larghe.
«Oh», fece, rimanendo di sasso al cospetto del doppio ostacolo femminile.
Dall'ufficio giunse la voce del commissario: «Di nuovo: arrivederla».
Miriam e il giovanotto rimasero l'una di fronte all'altro e lei impiegò qualche secondo per riconoscerlo: si trattava di Alex Loewe, la nuova acquisizione del Fax. Stupita, fece per rivolgergli la parola, ma le sembrò che lui la guardasse senza vederla. Ciò non le impedì comunque di chiedersi se l'espressione d'ironia compiaciuta, messa in risalto dalla ruga che gli si disegnò sulla fronte, fosse riservata a lei o al saluto un po' troppo affettato del commissario.
Ma che ci faceva lì? Ponderando su quella questione, lo seguì con lo sguardo mentre lui si allontanava. Intanto metteva un piede nell'ufficio... e andò a sbattere contro la poliziotta, che in un primo momento era sembrata volersi ritirare ma poi aveva cambiato idea.
«Commissario, qui c'è una...»
"Che simpatica!" pensò Miriam con livore. «Lei si chiama...?» inquisì la poliziotta, girandosi a metà.
Compiendo una piccola acrobazia, Bittner si era sporto oltre il ripiano della scrivania per guardare verso di loro. «Ma è Miriam», si accertò. «La signorina Mayer», si corresse. «Va bene, Beate, è tutto a posto.»
L‘agente rimbrottò qualcosa tra i denti e, dopo aver dedicato alla giornalista un'occhiata al fulmicotone, sgombrò il campo.
«Beate?» disse Miriam incredula, chiudendosi la porta alle spalle. «Ffff», fischiò, o almeno cercò di farlo. «Deliziosa, eccome!»
Bittner mantenne inalterata la sua espressione. Era serio. Anzi: serissimo. «Allora?» chiese.
«Ffff», ripeté la giornalista. Quel giorno erano tutti scorbutici. Che fosse a causa del maltempo?
Non poté non notare, sulla scrivania, diverse tazzine vuote e due portacenere pieni fino all'orlo. La riunione doveva essere stata lunga e impegnativa.
«Sei qui per il caso Filippovski?» le domandò il commissario.
«Filippovic», rettificò lei.
«Vabbe’, se non è zuppa è pan bagnato. Tanto è morto e amen.»
Ahi. Lo zio aveva i nervi a fior di pelle.
«Che cosa posso dirti, ancora? Un bel niente, cara ragazza. Perché per noi la faccenda è conclusa. L'accusa è sostenuta da prove granitiche. La pistola ha sparato. La pistola appartiene a Herr Mirowsky. Sulla pistola e sull'auto sono state trovate migliaia di impronte appartenenti al suddetto. Quindi, lo ribadisco, per noi il caso è chiuso. Ora ci pensino i magistrati.»
Miriam si sentì percorrere dal ben noto fremito di eccitazione. «No, zio», replicò. «Non mi incanti. Sento odore di bruciato.»
«Ma quale odore di bruciato? Piantala con le tue fantasticherie ché non ho tempo da perdere!» esclamò Bittner.
Ma il suo tono servì a metterla ancora di più all'erta.
«Johnny Mirowsky potrebbe non essere affatto l'assassino», disse Miriam. «Lo sai benissimo, e l'ispezione cadaverica lo ha confermato. Non credo che Wiland... o, meglio, il procuratore capo Kantor, possa prendere per buona una versione così zoppicante. E poi», riprese a trivellare: «che ci faceva Loewe qui?»
«Lo conosci?» Il commissario fu visibilmente scosso da quella rivelazione.
«Certo. È un mio collega. Lavora al Fax
«Lavora al...?» Un sorriso al limone gli tagliò in due la faccia. «Un tuo collega. Guarda, guarda.»
«Perché, chi è in realtà?»
Ma lui tornò immediatamente sulle sue. «E chi dovrebbe essere? Un cittadino come tanti. È venuto a denunciare un fatto. Una cosuccia. Niente di interessante. E poi senti, io», si lamentò, «ho un bidone di cose da sbrigare.»
Detto questo, si avventò sul pacchetto delle sigarette. Non aveva l'aria di stare bene. A forza di fumare e di bere caffè ultraforte, rischiava di avvelenarsi. Provava incessanti bruciori di stomaco e una pressione dolorosa alla nuca, come se un picchio volesse fargli un buco in testa. A casa, sua moglie non lo incoraggiava alla continenza, perché per esperienza sapeva che, se lui riduceva le dosi di veleno, sarebbe stato preda di uno dei suoi veementi attacchi di collera.
Miriam decise di tenere duro, a costo di fare dello "zio" un nemico giurato. «Va bene: su Loewe mi informerò in altro luogo. Torniamo al nostro inghippo. Tu sai perfettamente che quel dilettante di periferia, quel Johnny, potrebbe non essere il killer. Nondimeno, ora mi vieni a dire che per voi il caso è chiuso. No: qualcosa bolle in pentola. Ma cosa?» incalzò. «Mi conosci e sai bene che, se non me lo riveli tu, finirò con lo scoprirlo io, dovessi andare a piedi fino in Russia.»
Astenendosi dal guardarla negli sfolgoranti occhi verdi, il commissario borbottò: «E allora spicciati a partire, ragazza, perché la strada è lunga».
«Partirò se e quando sarà il caso. Per adesso lasciami riassumere. Uno: viene ammazzato un magnaccia. Non una gran novità. Due: il magnaccia è un russo. Evento anch'esso insignificante, tutto sommato. Ma entrambi sappiamo che anche un piccolo chiodo può far smuovere un sedere grosso.»
Bittner si agitò a disagio sulla poltroncina, come se il proverbiale chiodo fosse sotto il suo sedere. «Ma cosa vai a pensare», sbottò. «Voi giornalisti leggete troppi gialli.»
«E voi poliziotti troppo pochi», proseguì Miriam imperterrita. «Il mezza tacca di periferia viene tenuto al fresco: certo, esiste la pistola con le sue impronte, ma è accertato che non è stato lo sparo a uccidere il Filippovic. Allora? Ripeto la domanda: che cosa c'è sotto? Aspetta, tiro a indovinare.»
«Indovina, indovina. Tanto, per quel che mi concerne...»
«Narcotraffico, spaccio di oggetti d'arte trafugati, tratta delle bianche, mercato nero su scala internazionale, ottobre rosso ovvero spionaggio?»
Bittner reagì alzandosi di scatto. «Lascia perdere l'arcobaleno. Ti ho detto che il caso esula ormai dalla mia competenza. Ergo: non posso dirti più nulla.»
"Non posso?" Miriam si alzò a sua volta, quasi non volesse concedergli il vantaggio della statura; ma il commissario aveva già raggiunto la porta e la teneva aperta.
«Mi hai appena procurato materiale per un servizio fantastico, zio. Grazie mille.»
«Sta' attenta, Miriam. Sta' attenta. Se fossi in te non scriverei niente», mormorò Bittner con una voce che lei non gli aveva mai sentita. «Potremmo passare un brutto guaio tutti e due.»
Accostandoglisi fino a sfiorarlo, lei insistette implacabilmente, pur se a fior di labbra: «È dunque una faccenda tanto grossa?»
«Non lo so, Miriam, non lo so.» Il tono del commissario era indubitabilmente sincero. «E temo che non lo saprò mai. Segui il mio consiglio, figliola: occupati di altre cose.»

 

© 2007, 2015, 2020 by franc'O'brain


<<< index | inizio pagina | weiter >>>