franc'O'brain - Matrioska


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13

Una voce maestosa invocò: Partiamo! e il coro echeggiò: Partiamo!
Affondata nella sua poltroncina, Miriam si volse a scrutare Helmbrecht. Sugli occhiali di Robert rilucevano i fuochi fatui del palcoscenico. Ecco il suo vero mondo, pensò: teatri, musei, mausolei; eremi della cultura.
Nel condurla verso i loro posti, Robert le aveva offerto il braccio, con fare scherzoso ma non troppo. Accettato cameratescamente dall'attraente collega, ricambiava con l'apprensiva galanteria di uno sposo innamorato. Mentre avanzavano lungo i corridoi, Miriam aveva avuto l'impressione che lui crescesse di statura a vista d'occhio. Le era anche sembrato che zoppicasse di meno. (Usava un plantare?)
All'interno del Fax Rob Helmbrecht ricopriva un ruolo ingrato. Logico: in un settimanale del genere si dava spazio a ben altre cose che non la cultura con la "C" maiuscola. Le sue intelligenti colonne venivano spesso considerate alla stregua di riempitivi e inserite là dove capitava. D'altronde, anch'esse dovevano contenere, se possibile, qualche elemento macabro, pornografico o perlomeno torbido. Ultimamente, un suo serissimo articolo sulla Vedova allegra era stato corredato di una foto in cui Monica Galliard, la celebre modella, posava con il leggendario corpo bronzeo coperto unicamente da un minuscolo velo nero.

Prima dell'inizio della rappresentazione Robert si era accorto che la sua accompagnatrice era piuttosto distratta: si mordicchiava il labbro inferiore, immersa nelle sue riflessioni. Forse si annoiava... Si era detto: Colpa del ritorno dell'eroe. Ma, maledizione, che doveva fare? Partire anche lui volontario, con tutta la sua gamba zoppa? Andare in Bosnia? Disinnescare mine e morire eroicamente, ridursi a un ricordino, a pochi granelli di cenere conservati tra le pagine di un diario?
«Pensi a Schmidt?» le aveva chiesto, alzando su di lei uno sguardo timido. Miriam si era infiammata, inspiegabilmente: «Ma no, che dici? Semmai penso al russo. A Tzverok. Sono ansiosa di parlargli».
«Ah-ah», aveva replicato. Tutte queste chiacchiere sui russi cominciavano a innervosirlo.
Nel foyer gremito di animali dell'alta società, lei si agitò impaziente. Sembrava avere un diavolo per capello. «Ma quando incomincia lo spettacolo?»
Spettacolo? Robert abbozzò un sorriso. Nell'abito da sera che rivelava trionfalmente ogni cosa, Miriam Mayer era semplicemente splendida. Come sapeva, da ragazza aveva amato frequentare posti del tutto differenti. Si era fatta le ossa, per così dire, nei bar e nelle discoteche di Monaco-Schwabing, in ritrovi di famiglia e in cenacoli alternativi tuttora in voga tra i giovani. Eppure, adesso e lì, nel foyer, non sfigurava. Al contrario...
Infondendosi coraggio, le aveva afferrato una mano.
«Miriam, ascolta. Volevo parlarti prima, già da tempo... ma succedono tante di quelle cose (le inezie del quotidiano, ovvio) che i discorsi mi sono rimasti nella testa.»
"Che, lo dico per tranquillizzarti, è quella lignea di sempre", concluse lei in vece sua, mentalmente. Non desiderando sentire altro, gli aveva miagolato: «Sei stato gentile a invitarmi. Sei dolcissimo».
L'inaspettato complimento lo fece deragliare: dimenticò di colpo tutto quello che tanto arditamente avrebbe desiderato rivelarle. Nel frattempo, lei era tornata a richiudersi in una bolla di vetro. Doppia maledizione! Quando dava la stura ai suoi pensieri, Miriam non era mai accessibile, se non attraverso la porticina che stabiliva lei.
Quando venne rimosso il cordone per consentire agli spettatori di affluire nelle gallerie, nei palchi e in platea, lo stato d'animo di Miriam era parso migliorare. Come Robert poté notare, aveva di nuovo quella sua tipica espressione morbida e seducente che rappresentava il culmine della femminilità. Gli si era aggrappata al braccio con dolce condiscendenza, rendendolo felice.

Buonanotte! augurò il tenore; e il coro: Buonanotte!
Miriam gli aveva mentito solo in parte. Naturale: continuava a pensare a Schmidt. Ma non solo. In realtà, in quei frangenti non avrebbe voluto pensare a un bel nulla; tenere il cervello in stand-by. Impresa impossibile, però: era contro la sua indole star lì a rigirare i pollici, in piena inattività. Perciò seguiva distrattamente la vicenda inscenata richiamandosi alla memoria quanto era venuta finora a sapere sull'affare Filippovic e calcolando le prossime mosse da fare. Soltanto l'azione poteva esorcizzare il sopravvenire di momenti di spleen totale.
Quando risuonò il brano in cui l'organo rivolgeva al cielo una preghiera accorata - dapprima solitario, poi accompagnato da un violino -, si sentì salire le lacrime agli occhi. Hannes. C'era stato un istante, mentre erano giù in strada in procinto di separarsi, in cui lei, fissandolo con due pupille simili a lampadine accese, gli aveva chiesto telepaticamente: «Perché mi hai ricordato che so dove trovarti? Vuoi forse ricominciare la vecchia love story?»
Johannes Schmidt le aveva risposto con occhi che ridevano; uno sguardo che significava: «Quale love story? Sciocchezze. Ormai è acqua passata...»

Rulli di tamburi. Coloratura polifonica. Poi, come un treno all'uscita di una curva. Per Miriam, che non era un'amante della lirica, quella musica pullulava di risonanze in qualche modo già udite altrove. Di certo erano state estrapolate da musicisti moderni - presunse -, dai sisifi dei samples, dai maghi di Technolandia, che se ne servivano per confezionare un hit dopo l'altro.
Sarò infelice eternamente... È scritto!: la romanza di un Pierrot di alto lignaggio. "Pierrot"! Secondo la descrizione che le aveva fornito Isabelle, il misterioso Alfons Zalesky vestiva interamente di bianco. Quali erano i veri legami di questo studentello spuntato dal nulla con i russi e la Russia?
Acuti mirabili. Trilli spaccavetri. Furori polverosi della storia.
La Russia: grande potenza bicontenentale, terra degli avi materni. Se pensava alla Russia di oggi, vedeva un paesaggio devastato, ombre che scivolano su muri anneriti, drogadipendenti che vengono inseguiti o inseguono, neonazisti che pattugliano le strade armati di mazze da baseball. Di quell'universo - si confessò - non sapeva quasi niente, tranne quello che aveva appreso e apprendeva, come tutti del resto, dalla stampa nazionale e internazionale:
"In Russia chiunque può acquistare un Kalashnikov per duemila dollari. La quantità di armi da fuoco in possesso dei malavitosi è stimata sulle sessantacinquemila unità, senza contare le bombe a mano e gli esplosivi..."
Squilli di tromba, e dopo: Brutta la faccia! Brutta la faccia!
Malgrado gli intensi sforzi della polizia, il numero dei criminali organizzati non decresce. Poiché i disoccupati sono legioni, le accozzaglie mafiose trovano facilmente giovani disposti a farsi recrutare.
Visioni di scontri armati e stridori di spade. Il lamento: Lasciatemi morir..., strascicatissimo.
Per non dimenticare, ovviamente, le catastrofi ecologiche. Una rovina che non ha pari nel mondo. A volte, nelle condutture di metano si apre una falla e milioni di metri cubici di gas si riversano nell'atmosfera. In alcune zone regna addirittura un crepuscolo eterno: l'esplosione di qualche fabbrica ha formato nuvoloni di fenolacetone o altri veleni...
Il duetto Addio...addio...addio...: due amici che piangono.
Recentemente aveva letto di un incidente ferroviario; da un treno adibito al trasporto di sostanze chimiche si era liberato un denso vapore di ossido di berillio.
A buon mercato mi puoi comprare. A buon mercato mi puoi comprare.
Guardò spazientita l'orologio.
La liricità del Secondo Atto. I richiami indiscutibilmente partenopei del Terzo. O siete turchi? O siete turchi? O siete turchi?
Scoppiettii di sillabe. Punteggiatura incisiva. La melodia del Secondo Atto viene ripresa nel Quarto, e ultimo, con felice scelta di tempi.
Se occorreva, sarebbe per davvero andata a curiosare in Russia. Ormai era completamente presa dalla sua nuova attività. Non bastava che si trasformasse in una specie di poliziotto in gonnella: il dipendente di una rivista come il Fax non poteva accontentarsi del cronachismo da gazzetta locale, ma doveva tentare di trasformare la benché minima storia in uno scoop indimenticabile, in un'inchiesta capace di durare numeri e numeri del settimanale. Secondo una formula ben collaudata, ogni fatto veniva strombazzato ai quattro venti, come se il popolo dei lettori dovesse essere aizzato, portato sull'orlo della rivolta...
...il sangue...

Ebbe bisogno di entrambe le mani per reggere l'ombrello controvento. Robert la seguì nella pioggia. Dal cielo cadevano spilli e non gocce. La vide esitare un attimo mentre un fulmine squarciava il cielo, poi orientarsi e dirigersi all'autosilo con ampie falcate. Era una figura eroica che, dalla lotta contro gli elementi, esce vincitrice: ecco che raggiungeva integra e intatta il parcheggio coperto.
Prevedibilmente, dovette aspettare lì un bel po' prima che arrivasse anche lui con le chiavi della macchina.
Durante il tragitto rimasero per lo più in silenzio. Robert rifletté che la donna che amava, Miriam, probabilmente era un'invenzione. Se l'era creata lui con uno sforzo voluto. Quella sera Miriam lo aveva a dir poco sconcertato con i suoi repentini cambiamenti di umore. Ma, se si girava a guardarla, il sogno non scompariva; anzi: gli si riconfermava in tutta la sua bellezza e vitalità.
«Come ti è sembrato lo... spettacolo?»
Lei non gli rispose. Non volle neppure precisare quando avrebbero potuto ripetere una serata così.
Disse solo: «Intanto vediamo di arrivare a casa».
«Sì», disse Robert. Era francamente costernato. Miriam non faceva nulla per assomigliare al ritratto che aveva fatto di lei. Sotto il portone fu gratificato da un bacio distratto. Niente di più. Se ne tornò sui suoi passi con il cuore incrostato di ghiaccioli.

 

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