franc'O'brain - Matrioska


<<< index | avanti >>>


5

Gli zii di Katrinka allargarono le braccia. La ragazza non era ancora arrivata, né aveva dato segni di sé.
«Potrebbe essere dovunque», sdrammatizzò Gregori. «Forse è qui da qualche parte che si diverte in maschera e noi stiamo a preoccuparci per niente.»
«Ha altri amici in città?»
Lui alzò le spalle, mentre ricominciava a scendere le scale.
«Dài, spicciati», la esortò. «Oggi potrai conoscere Natalja. Ha il suo giorno libero.»
Nella kommunalka regnava il consueto subbuglio. Andrej Pavel venne loro incontro vacillando paurosamente e sfoderando un sorriso sbilenco. Anche Viktor, sempre seduto al computer, esternava un'aria più che alticcia. Scorgendo Miriam, le rivolse una frase in amerikanski salvatutto: qualcosa circa l'urgente bisogno di finanziamenti e dato che lei, essendo occidentale, disponeva sicuramente di soldi...
«Quanto vi servirebbe?»
«Ten thousand bucks.»
Diecimila dollari? Come no? Miriam rise, scuotendo la testa.
«Non gli dare retta: sta scherzando», intervenne Gregori. E la condusse da Natalja.
La giovane donna stava provvedendo alla rigovernatura dei piatti. Gregori le lasciò sole.
Natalja era sottile ma di ossatura forte, con due bicipiti pelosi. Si mise a parlare in uno stentato miscuglio di inglese e francese, ma fu felicissima di sentirsi interpellare in russo. Raccontò di lavorare alla Bolscevik, una fabbrica statale di biscotti in procinto di essere privatizzata. Ovviamente la Bolscevik avrebbe presto cambiato nome, assumendone uno più consono ai tempi nuovi. Di punto in bianco volle sapere dall'ospite se anche in Germania l'aborto era legale. Lei stessa, dichiarò, ne aveva già avuti anche troppi, di aborti; e pareva stupita dalla quasi inesplicabilità del fenomeno.
«I contraccettivi efficaci sono rari», si lamentò. «Le pillole antibaby invece si trovano, ma contengono troppi ormoni e poche di noi le sopportano.»
Miriam fu sorpresa dalla disinvoltura con cui Natalja affrontava un argomento tanto delicato. Si appuntò nella mente ciò che diceva, caso mai il direttore le avesse chiesto, come contorno al servizio, un box sulla sessualità in Russia.
Ruslan si affacciò in cucina con una bottiglia in mano. Muovendosi su gambe preoccupantemente incerte, tuonò: «Un bicchiere per la nostra amica».
Ottenuto il bicchiere, lo riempì e lo porse a Miriam, inchinandosi come un suddito davanti alla regina. Natalja lo aggredì: «Levati dai piedi, pagliaccio».
Per tutta risposta, Ruslan le accarezzò le natiche. La donna lo sprizzò con l'acqua della sciacquatura, ma lui le rimase appiccicato addosso, infilandole le mani dappertutto e trovandosene immediatamente una di lei piazzata sull'inguine. Forse era così, pensò Miriam, che iniziavano i famosi aborti.
Il bicchiere in mano, tornò da Gregori. Fumo e riscaldamento rendevano quasi irrespirabile l'aria della stanza. Indicando la portafinestra tappezzata con pezzi di cartone, chiese: «Non possiamo aprirla?»
Gregori allargò le braccia. «Non si apre. La serratura è rotta e nessuno si ricorda mai di aggiustarla. E poi, fuori non c'è un vero e proprio balcone.» La guardò maliziosamente. «Viktor e suo cugino ci tengono un orticello, diciamo così, per le erbe e le spezie.» Specificò: «Al sud la marijuana cresce allo stato spontaneo, ma da queste parti ha bisogno di molte cure».
«Chi parla di marijuana?» si intromise uno dei presenti che lei ancora non conosceva. Dicendo così, l’uomo annusò l'aria, leccandosi le labbra ed esalando una zaffata di alito incendiario.
Dopo circa mezz’ora, nell’appartamento rimasero solo gli amici più stretti di Gregori: il nucleo forte di Pódpolje. Olga, incurante delle recriminazioni di Viktor, spense il computer e abbassò il volume della radio; poi fece un po' di spazio al centro della stanza.
Ben presto tutti erano seduti in cerchio su una quantità di cuscini. Miriam si unì controvoglia alle libagioni.
«Nazdarovyje!» sbraitava Ivan, e giù con la vodka. Sull'etichetta era scritto: "Stolichnaya".
Miriam alzò il suo bicchiere, guardando tutti con un sorriso. Erano strafatti, ciucchi.
«Bevi!» continuava a sollecitarla Andrej Pavel, che le si era messo seduto accanto.
Gregori, accosciato sull'altro suo fianco, le sfiorò affettuosamente un braccio: proprio là dove, ventiquattr'ore prima, l'aggressore aveva affondato le unghie. Era come se sapesse dove lei aveva il dolore e volesse mitigarlo con quella carezza.
Sotto la lampada che dava segni di scompensi elettrici, Ruslan e Natalja si stavano punzecchiando di nuovo. Ruslan, un gigante caucasico con la faccia da uomo delle nevi, sembrava voler fare di tutto per irritare la donna. Le afferrò brutalmente una mammella, ricevendo in cambio un sonoro schiaffone. Nel vedere la comica espressione di sbalordimento dell‘uomo, Natalja scoppiò in una risata; e d'un tratto lo baciò. Rianimatosi, lui si sfilò la camicia, e le labbra di Natalja si posarono sul suo torace. Era palese che avevano ripetuto quella scena più volte.
Miriam li osservava come ipnotizzata. Non si poteva certo dire che fossero inibiti. Malgrado avesse già svuotato il suo bicchiere, se lo ritrovò pieno. Bevve un altro sorso e volse il viso accalorato verso il suo compagno. La bocca di Gregori raggiunse la sua all'improvviso. Fu un gesto inaspettatamente possessivo: una dichiarazione; una rivendicazione, addirittura. Mentre lui la baciava a lungo e con foga, Ivan e Viktor si sollevarono. Quest'ultimo sbadigliò come la porta di un garage e brontolò qualcosa in direzione di tutti e di nessuno, prima di lasciare l'appartamento.
Da parte loro, Andrej Pavel e Olga si trascinavano nella stanza da letto e cominciavano a toccarsi. In qualche modo approdarono al letto, dove la siberiana sbottonò i pantaloni di Andrej Pavel prima di andare in immersione.
Miriam stette a guardarli finché il collo non le fece male. Spostò la testa e, nuovamente, le labbra di Gregori trovarono le sue. Tornò a ricambiare il bacio, consenziente, e Gregori sorrise, lieto per quella franca accettazione.
«Vieni», la esortò sottovoce, aiutandola a sollevarsi. Con una mano spazzò via una pila di riviste, sottrasse a un vecchio divano degli altri cuscini e li sistemò sul pavimento, a una certa distanza da dove Ruslan e Natalja si stavano avvoltolando. Si allungarono, già abbracciati, e si smarrirono nella notte.

 

© 2007, 2015, 2020 by franc'O'brain


<<< index | inizio pagina | avanti >>>