ROBERTO BAGGIO


31-10-1993
Tripletta di Baggio in maglia bianconera contro il Genoa e 100sima sua rete in serie A!

14-03-2004
Con il Brescia, Roby segna e... sono 200!
Standing ovation del Tardini all'ultimo Pallone d'Oro italiano.

Sarà per l'intensità del suo sguardo, per il suo codino, per la sua buddhità... C'è qualcosa, in Roberto Baggio, che ce lo rende simpatico al di là dell'eccezionale bravura pedatoria. Non c'è da stupirsi che i suoi fans arrivino in pellegrinaggio da tutto il mondo e si mettano a fare la veglia davanti alla sua casa di Caldogno, a dieci chilometri da Vicenza.
L'uomo che Gianni Brera soprannominò "Divin Codino" appare a molti come un timido, ma ha un carattere assolutamente vincente. La sua forza è "la smania della sfida, di dimostrare qualcosa a chi dico io". In questo caso l'ovvio riferimento è a Trapattoni. Alla vigilia dell'Europeo in Portogallo, Roby (ricordiamo che il 24 dicembre 1993 France Football gli assegnò il Pallone d'Oro come miglior giocatore d'Europa) vorrebbe tornare a indossare ancora una volta la maglia azzurra.
In un'epoca in cui il calcio affoga nei debiti e negli scandali (lui l’aveva scritto nella sua autobiografia Una porta nel cielo: di questo passo, il pallone muore), sarebbe bello vederlo tornare a giostrare in Nazionale. Quello di Portogallo costituirebbe il suo primo Campionato Europeo, dopo tre Mondiali. Roby ha 37 anni, ma li porta benissimo... Purtroppo, però, il Trap gli preferisce altri.

Il Codino comunque nicchia, non si scompone. Il 28 marzo 2004, dopo aver trascinato le Rondinelle a una preziosa vittoria in chiave salvezza contro l'Ancona (siglando anche una doppietta: per lui si è trattato dei goal numero 201 e 202!), ha dichiarato: "La Nazionale? A me interessa che il Brescia si salvi. Il resto si vedrà. Una chiamata di Trapattoni? Non so nulla".

In Una porta nel cielo, così Baggio scriveva del Trap: "E' un uomo vero, di lui mi fido. Pur di giocare ai Mondiali con lui, vado in porta".
Lo riscriverebbe oggi? Sicuramente no.

Roberto Baggio, sesto di otto figli, nasce a Caldogno il 18 febbraio 1967. Nel 1981 approda dal Caldogno al Lane Rossi Vicenza, che milita in Serie C. Già nel febbraio dell'anno seguente (Roby è appena quindicenne) subisce una grave lesione ai legamenti del ginocchio destro. Cominciano per lui le tribolazioni fisiche. "Ho rincorso uno da dietro, sono entrato in scivolata, la gamba si è girata all'incontrario. Mi sono partiti il crociato anteriore, la capsula, il menisco e il collaterale della gamba destra. Una tragedia... ho provato immediatamente un dolore tremendo, una lama di coltello infilata nella gamba. Mi hanno rimesso a posto il tutto dandomi 220 punti. Quando mi sono svegliato dall'anestesia, ho avuto paura. La gamba destra era diventata così piccola che pareva un braccio. Apparivo come una strana mutazione genetica, con tre braccia e una gamba...".

Da allora, Baggio è costretto a fare giornalmente duri esercizi extra: "Ho una gamba più piccola dell'altra, un ginocchio a orologeria, i menischi non so neanche più cosa siano. Con il male che ho io, altri avrebbero smesso da anni. Ho male tutte le volte che gioco... Chi mi vedesse allenare prima della partita, avrebbe paura: durante i massaggi, la mia gamba destra fa delle torsioni innaturali, come se si dovesse spezzare da un momento all'altro... Il compagno dolore non ti lascia mai. Ogni giorno è un test, una prova continua. Sai che ogni allenamento potrebbe essere l'ultimo."

Anche se il ginocchio si gonfia e la gamba non è stabile, e anche quando si riacutizza la vecchia lombalgia, Baggio continua a segnare e a vincere. Diventando, dopo tre lustri di furori, acciacchi e onori, il migliore calciatore italiano di tutti i tempi.

"È il dolore che mi ha fortificato. Quei due anni bestiali a Firenze, il ginocchio a pezzi. Ho imparato il gusto della sfida con me stesso. Mi ha aiutato l’incontro con Daisaku Ikeda, il mio maestro spirituale. E poi le mie radici. Qui a Caldogno sono nato, qui abito e qui morirò. Mi piace zappare l’orto e parlare con la gente comune".

Nell'estate del 1982 conosce Andreina Fabbi, la donna che più tardi sposerà. Il 5 giugno del 1983 è il giorno della sua prima partita in Serie C (Vicenza-Piacenza 0-1). Tra gennaio e febbraio del 1984 debutta con la Nazionale Juniores (l'Italia batte 3-0 la Grecia e uno dei goal è di Roberto Baggio) e con la Under 16 (Italia-Jugoslavia 1-1). Il suo idolo è il giocoliere brasiliano Zico. Baggio aiuta il Vicenza a salire in B e il 3 maggio 1985 viene ceduto alla Fiorentina per 2.800.000.000 £. Appena due giorni dopo, in Rimini-Vicenza, prima segna e poi all'8' si rompe i legamenti crociati del ginocchio destro; il 5 giugno viene operato a Saint Étienne dal dottor Bosquet. Il 29 gennaio 1986 debutta in Coppa Italia contro l'Udinese nelle file dei Viola e il 3 settembre, sempre in Coppa Italia, arriva il primo goal (una doppietta) contro l'Empoli, che viene sconfitto per 2 a 1. Il 17 settembre gioca la sua prima partita in Coppa UEFA (Fiorentina-Boavista 1-0). E' del 21 settembre il suo debutto in Serie A: contro la Sampdoria - vittoria dei Viola per 2 a 0. Baggio non ha ancora vent'anni... Quattro giorni dopo si infortuna al ginocchio destro. L'11 dicembre 1986 nuovo infortunio al menisco del ginocchio destro e il 18 dello stesso mese il professor Bosquet effettua un'operazione sempre in quel di Saint Étienne. Il ritorno in campionato avviene il 26 aprile 1987: la partita è Inter-Fiorentina 1-0 e Baggio subentra a Di Chiara. Il 10 maggio 1987 si gioca Napoli-Fiorentina: Roby segna il suo primo goal in Serie A (su punizione), goal importantissimo che assicura ai Viola la salvezza (la partita finisce 1-1). I tifosi di Firenze lo amano; Baggio deve attendere ora la consacrazione a livello nazionale. Il 20 settembre '87 c'è Milan-Fiorentina. Roby fa fuori tutta la difesa rossonera (il Milan è la squadra che si aggiudicherà lo scudetto!) e realizza, di destro, il 2-0 per gli ospiti. Ormai lo temono tutti e i difensori pestano duro... Il 5 ottobre è costretto a denunciare di aver ascoltato, in Empoli-Fiorentina, alcuni giocatori avversari gridare al suo marcatore Brambati di rompergli le gambe.

Nel marzo dell' '88 si avvicina al buddhismo. Abbraccia, più precisamente, la Soka Gakkai, ovvero il più grande movimento religioso buddhista contemporaneo. Le radici della Soka Gakkai affondano negli insegnamenti di un monaco giapponese del XIII secolo, Nichiren Daishonin (1222-1282). Ma oggi questo movimento guarda al Duemila e ritiene di poter conciliare il buddhismo con la modernità e la scienza.

Il 16 novembre '88 avviene l'esordio nella Nazionale di Azeglio Vicini. La partita, giocata a Roma, è Italia-Olanda (1-0). La prima rete in Azzurro arriverà pochi mesi dopo, alla sua terza presenza, nell'amichevole contro l'Uruguay (1-1).

1° Luglio 1989: sposa Andreina Fabbi.

Il 30 novembre inizia la giostra delle ipotesi: Baggio rinnoverà il contratto con la Fiorentina o no? I tifosi viola scendono in piazza. Roby dice che resterà, ma a patto che venga rinforzata la squadra. Il 17 maggio '90 si vocifera di una sua cessione alla Juve. Lui smentisce: " Non voglio andare alla Juve, devo scriverlo sui muri?". Ma si sparge la voce che il contratto sia già stato firmato; i tifosi prendono a sassate la sede della Fiorentina e protestano anche davanti al ritiro della Nazionale a Coverciano. Il 18 maggio è ufficiale: Roby è della Juventus per la cifra record di 18 miliardi di lire. Il giocatore incasserà 2 miliardi e cento milioni netti all'anno. Poi dichiarerà: "Era mio desiderio restare a Firenze, dentro di me so di aver fatto il massimo per restare. I Pontello però non mi hanno mai presentato un'offerta economica". Ma Claudio Pontello rivela: "Anche stamani abbiamo offerto a Baggio un ingaggio di un miliardo, ma lui aveva già firmato ieri pomeriggio". Davanti alla sede della Fiorentina è il caos.

La cessione di Baggio alla Juventus con ingaggio miliardario fu uno dei primi segnali di un calcio avviato al delirio di grandezza.
Attualmente, soltanto gli stolti non si rendono conto che il calcio italiano è impegolato in una situazione catastrofica, e a questo proposito Baggio osserva, in Una porta nel cielo:
"Hanno scelto il business sfrenato, hanno umiliato l’unico vero lusso, quello della passione. Volevano fare il torneo dei superclub, far morire le piccole. Sai che noia! Per uscire dalla crisi, il calcio deve pensare unito, immaginarsi come un’unica azienda che cerca l’armonia tra le parti".

Adesso i giocatori (alcuni, almeno) si autoriducono lo stipendio. Baggio di soldi ne ha guadagnati eccome, ma invece di andarne a guadagnare di più all'estero ha privilegiato gli affetti, mostrando attaccamento al suo Paese.

Inizia Italia '90. Al posto di Baggio, Vicini schiera Giancarlo Vialli, che però nelle prime gare delude. Il 19 giugno si gioca la quarta partita, Italia-Cecoslovacchia, e l'Italia si presenta con una delle coppie d'attacco migliori di tutta la sua storia: Schillaci-Baggio. E' 2 a 0 a favore dei nostri grazie proprio alle reti di Totò e di Roby. Quello di Roby, in particolare, è il più bel goal del torneo, siglato dopo una serie di dribbling fino alla porta. Il 3 luglio, a sorpresa, il CT decide di schierare nella semifinale contro l'Argentina di nuovo Vialli, lasciando in panchina il fenomeno di Caldogno. L’Italia passa subito in vantaggio con un goal di Schillaci, ma Caniggia pareggia. La partita sta per finire e Vialli non fa grandi cose. Allora al 73’ viene fatto entrare Roberto, ma ormai è troppo tardi per risolvere la situazione. Il match termina 1-1 e si va ai rigori. Dal dischetto falliscono per l’Italia Donadoni e Serena e segnano invece Baggio, Baresi e De Agostini. E' 4-3 per l'Argentina di Maradona. Nella finale per il 3° e il 4° posto contro l'Inghilterra, gli Azzurri vincono grazie alle reti di Baggio e Schillaci.

A cancellare il primo triste capitolo nei Mondiali ci pensa la figlia Valentina, che viene al mondo il 2 dicembre '90.

Ricomincia il campionato, ma tra Baggio e la tifoseria bianconera non  c'è vero amore. Roby è un tipo speciale, dalla forte personalità, e, tradizionalmente, la Juve non ha mai accolto bene i "ribelli", i giocatori estrosi anche nella vita. Inoltre, a Roby manca lo spirito di Firenze, come lui stesso rivela il 20 marzo '91 a un'emittente privata toscana. Il 7 aprile '91 si gioca Fiorentina-Juventus. Il Divin Codino si procura un calcio di rigore (fallo di Salvatori), che lui però si rifiuta di battere (il rigore verrà calciato da De Agostini, che fallisce). Uscendo dal campo, raccoglie una sciarpa viola che gli viene lanciata dalla tribuna. Il 27 aprile, dopo un allenamento a Orbassano, lascia il campo sanguinando dal naso; si dice sia stato colpito da Schillaci, anche se la notizia viene smentita... Nel novembre '91 Trapattoni, chiamato a sostituire Maifredi alla guida dei bianconeri, inserisce Roby a centrocampo; il rendimento del giocatore cala e molti pensano già a un declino imminente. Poi Sacchi lo riporta in Nazionale. La partita è Italia-Cipro 2-0, giocata a Foggia. Il 30 ottobre '92 l'annuncio del Trap: "D'ora in poi Baggio giocherà sempre punta, come in Nazionale".

Il 19 maggio 1993 Baggio vince con la Juventus la Coppa UEFA, di cui è stato protagonista segnando sei reti. (La finale è contro il Borussia Dortmund.) Il 31 ottobre dello stesso anno in Juventus-Genoa 4-0 firma una tripletta: e sono 100 reti in serie A! Il 24 dicembre arriva il Pallone d'Oro insieme a un altro prestigioso riconoscimento: il Premio FIFA Player '93, che lo incorona miglior giocatore del mondo davanti al brasiliano Romario e al bulgaro Stoichkov. Il 12 maggio '94 nasce Mattia. Il 30 Giugno 1994, durante i Mondiali in USA, Gianni Agnelli ne spara una delle sue: "L' ho visto in tivù prima della partita contro il Messico: sembra un coniglio bagnato". Può il presidente di una società parlare in questo modo di un suo giocatore, e dunque di un pezzo di patrimonio del club? Tutt'altro che idilliaco è anche il rapporto tra Baggio e Mister Sacchi, soprattutto dopo la sostituzione con la Norvegia. (Pagliuca viene espulso dopo appena mezz'ora, Sacchi è costretto a togliere un giocatore per fare entrare il secondo portiere e dice a Baggio di lasciare il campo. Quest'ultimo gli dà pubblicamente dello scemo...)

Lo ricorda nel suo libro: "Sacchi mi fece male, ma credo che fosse in buona fede. Mi diceva che non dovevo preoccuparmi e stare calmo senza pensare ai nuovi schemi, perchè io per loro ero come Maradona per l'Argentina. Poi, quando vidi il cartello della sostituzione contro la Norvegia, pensai: 'Questo è impazzito'".

Nella continuazione del torneo mondiale, il "coniglio bagnato" dimostra di non essere tale. E' vero, è partito a rilento, ma dalla partita con la Nigeria esplode letteralmente: prende per mano l'Italia e la guida in finale con 5 reti, segnando sempre (contro Nigeria, Spagna e Bulgaria). Purtroppo, nel match contro Stoichkov & Co. Roby si acciacca: per lui la finale contro i brasiliani è a rischio. Sacchi lascia allo stesso Baggio la scelta di decidere se giocare o meno. La finale si gioca al Ros Bol di Pasadena e Roby è in campo. Più che l'infortunio, a pesare è il gran caldo, insieme all'umidità pazzesca. Italia e Brasile giocano guardinghe, fornendo una prova equilibrata e senza colpi di scena. Finisce a reti inviolate. Nei supplementari la situazione resta immutata e dunque si va ai rigori. Per l’Italia segnano Albertini ed Evani, mentre sbagliano Baresi, Massaro e lo stesso Roby Baggio. Ricordiamo il luogo e la data: Pasadena, venerdì 17 luglio 1994. Il rigore sparato alto da Baggio rimane tra le immagini più dolorose degli annali calcistici d'Italia.

Il 27 novembre '94 è un'altra giornata-nein nella carriera di Roby: si gioca Padova-Juve (1-2). Roby segna un bellissimo goal, poi si rompe il ginocchio destro. Si esclude la possibilità di operarlo e Baggio resta fuori dalle scene fino al 12 marzo '95, allorché rientra in Juve-Foggia (2-0, con un goal suo!). Il 21 maggio '95 il campionato termina con il trionfo della Juve. E' il primo scudetto vinto da Baggio, all'età di 28 anni. Appena otto giorni dopo, il presidente dell'Inter Moratti annuncia di aver raggiunto un accordo con la Juventus per l'acquisto del calciatore. "Grazie alla stima e all'amicizia che legano la famiglia Agnelli alla mia, abbiamo sancito l'accordo per l'acquisto di Baggio" dichiara Moratti. "Ora deve decidere lui. Dicono che non vuole? Mi offende l'idea di un calciatore che non voglia vestire la maglia nerazzurra."

Ma non dipende solo da Baggio. Per lui, anzi, fin da bambino l'Inter è sempre stata la squadra del cuore. Il 1° Giugno 1995 viene data comunicazione che il giocatore passerà al Milan. Una parte dei suoi tifosi scendono in piazza per opporsi alla cessione. Il 6 luglio '95 viene ufficializzato il transfer. 6 settembre '95: in Nazionale, contro la Slovenia, Sacchi lo tiene in panchina; solo al 60' Baggio entra al posto di Zola. (Per la cronaca, l'Italia vinse quella partita - valida per le eliminatorie del Campionato Europeo - per 1-0; rete di Ravanelli al 13'.) Lo stesso anno si aggiudica lo scudetto con la maglia rossonera. Per gli Europei di England '96 niente da fare: la convocazione non arriva! Risultato? L'Italia non supera nemmeno la fase eliminatoria. Il 13 agosto '96 Baggio torna dalle vacanze in splendida forma. "Il nuovo ruolo studiato per me dal Mister Tabarez è perfetto. Dietro le punte mi trovo alla perfezione".

Berlusconi, il gran capo, lo elogia: "Questa sarà la stagione di Baggio". Ma la stagione inizia male: Milan-Porto 3-2 è solo la prima partita di un torneo che vedrà infine i rossoneri eliminati dal Rosenborg. Tre giorni dopo, proprio Tabarez, che di Baggio voleva fare un punto fermo della squadra, lo tiene fuori in Milan-Sampdoria (2-1). "Baggio ha un problema alla caviglia, la mia però è anche un scelta tattica. Baggio ha grandi potenzialità, ma io devo dare priorità agli equilibri difensivi". Tabarez, dopo l'ignominosa sconfitta col Piacenza, viene sostituito da... Sacchi! Roby vuole andarsene, mira all'Inter. Massimo Moratti, memore del rifiuto dell'anno precedente, gli chiude la porta in faccia: "No, non credo proprio che vedremo mai Baggio in nerazzurro". Il 27 dicembre continua il momentaccio del giocatore, che è tra le vittime di una truffa miliardaria. Viene arrestato un oscuro affarista che aveva promesso rendimenti eccezionali esentasse per investimenti su una cava in Perù. Quella cava non esiste nemmeno... Il 22 gennaio '97 è rottura totale tra Baggio e la società milanista. Il fuoriclasse non vuole più stare in panchina e Sacchi lo accusa di essere un ingrato. Il Codino non esita a rispondere: "Io l'ho sempre ripagato molto bene. Siamo quindi 1-1". Intanto il Milan va sempre peggio... Il 25 febbraio '97 Baggio viene interrogato dalla Guardia di Finanza circa la questione della cava fantasma. Dice di non saperne nulla. Il 30 aprile torna a giocare in Nazionale. Al 51' di Italia-Polonia, disputata a Napoli, segna uno splendido goal, dribblando mezza difesa. Il San Paolo gli dedica una standing ovation. Il 10 luglio l'ennesimo faux pas di un allenatore. Ancellotti afferma: "Roberto Baggio non rientra nei piani del Parma. Non è un giocatore che fa al caso nostro. Se arriverà, sarà un'alternativa a Chiesa e Crespo, che sono titolari. Baggio, se vuole, dovrà conquistarsi il posto". Il 12 luglio la svolta; il Bologna si fa avanti e Renzo Ulivieri dice, un po' a denti stretti: "E' un progetto del presidente. Se arriva, lo alleno. Non sono certo io che mi oppongo. Il problema c'è quando hai a che fare con quelli più scarsi di lui".

Così Baggio nella sua autobiografia: "Ulivieri, quando l'ho conosciuto io, soffriva di protagonismo. Ci sono allenatori gelosi".

Il 13 luglio la rottura totale col Milan; anche Capello (tornato ad allenare i rossoneri), non vuol saperne di lui: "A Roberto Baggio l'ho detto all'inizio di giugno: stiamo seguendo un piano di rinnovamento e per un giocatore come lui a 30 anni e in scadenza di contratto, è giusto trovare una sistemazione alternativa". Il 19 luglio Roberto Baggio passa al Bologna per 5 miliardi e mezzo e un ingaggio di tre miliardi e mezzo di lire. Il 2 agosto il Premier inglese Tony Blair, che si trova a Bologna nella ricorrenza del XVII anniversario della strage alla stazione, chiede e ottiene in regalo la maglia di Roberto Baggio con autografo. Il 17 giugno '97 il giocatore si taglia il codino. E' il leader indiscusso della squadra felsinea: in Bologna-Napoli 5-1 realizza una tripletta. In tutto le sue reti saranno 22 ed è il terzo cannoniere della Serie A alle spalle di Bierhoff e Ronaldo, stabilendo il record personale di goal segnati in una stagione. Ma tra lui e Ulivieri non c'è proprio feeling: in Milan-Bologna 0-1 viene mandato in panchina per la prima volta, ed entra solo al 68'; a Empoli fa registrare la sua 300sima presenza in Serie A.

Il 18 gennaio piccola scaramuccia tra Baggio e l'allenatore: la partita è Bologna-Juventus 1-3. Baggio rifiuta la panchina e se ne va. Arriva la tanto agognata convocazione in Nazionale da parte del CT Maldini per quello che sarà il terzo Mondiale del Divin Codino. A France '98 è l'unico, insieme a Vieri, veramente in palla. Il reparto di centrocampo è debole, quello della difesa fa acqua da tutte le parti. Contro il Cile, i nostri segnano subito con Vieri su assist di Roby Baggio. I cileni però pareggiano per poi passare in vantaggio... Roby si procura un calcio di rigore inesistente, che lui stesso calcia e realizza. Così, riscatta gli incubi di Pasadena (dove dal dischetto aveva miseramente fallito) facendo inoltre registrare un altro record: è l'unico giocatore italiano ad aver segnato in tre Mondiali. Baggio è presente anche contro il Camerun (dove subisce numerosi falli da parte degli africani, che mirano a "segargli" le gambe) e contro l'Austria, in cui segna un'altra rete ed è il mattatore indiscusso. Il Girone B è superato. Incontriamo la Norvegia e Baggio viene lasciato fuori. Gli Azzurri soffrono per tutta la partita e vincono grazie a una rete di Vieri. Ora si gioca Italia-Francia: il CT sceglie nuovamente di non mandare in campo Roby... Per l'Italia la partita è dura, ma solo a causa della tattica assurdamente difensivistica di Cesarone Maldini. Incredibilmente, riusciamo ad arrivare ai supplementari col risultato inchiodato sullo 0 a 0. Finalmente il CT manda in campo Roby, che dà vigore ai nostri; siamo sfortunati però, quando un suo tiro esce di pochissimo. Si va ai rigori: segnano Roby Baggio, Costacurta e Vieri; sbagliano Albertini e Di Biagio. I francesi sono più precisi e l'Italia perde meritatamente. Se ne erano accorti tutti: Maldini non era un allenatore adatto a una Nazionale ambiziosa come la nostra. Intanto Roby passa all'Inter, che, dopo l'esonero di Gigi Simone, viene purtroppo allenato da Marcello Lippi, col quale Baggio ebbe già contrasti alla Juventus. Fra i due non corre buon sangue e a farne le spese è il giocatore. Roby gioca poco, anche se segna. Le sue sono reti importanti; vedi quella in Champions' League contro il Real Madrid.

Nell'autobiografia, in cui l'asso del pallone svela tanti retroscena della sua carriera, racconta anche del suo pessimo rapporto con  Lippi. "Mi chiese di fare la spia all'interno dello spogliatoio. Io gli dissi che l'avrei aiutato, ma senza fare nomi. Lippi la prese male".
Da lì in poi per Roby è solo frustrazione: "Durante una delle prime partitelle, faccio un lancio smarcante di quaranta metri per Vieri. Bobo segna, si gira e mi fa un applauso. Panucci mi fa i complimenti. Lippi invece andò fuori e urlò: 'Vieri, Panucci, ma che cosa fate? Credete di essere a teatro? Non siamo qui per farci i complimenti a vicenda. Dobbiamo lavorare. Qui non si applaude nessuno e questo vale anche per il signor Baggio.' Lo disse con una durezza incredibile. Un comportamento fuori luogo". Baggio osserva inoltre sconsolato: "All'Inter ero la riserva di tutti, perfino di Russo e Mutu. Giocavo soltanto se scoppiava un'epidemia".

Il Codino non ce l'ha con l'Inter, che lo scaricò nel 2000, e lo ha ribadito anche nel suo libro. E' a Marcello Lippi che attribuisce quella scelta.

Il duello Baggio-Lippi si protrae fino ai nostri giorni. Il 5 marzo 2004, alla vigilia della partita Juve-Brescia, nella consueta chiacchierata con la stampa, Marcello Lippi ignora Baggio. Sì, parla del Brescia, dice che è "una bella squadra con tanti campioni, che fa bene con le grandi", ma non cita Roberto, mai. Anzi, quando gli ricordano che il giorno dopo, proprio alla Juve, Baggio potrebbe segnare il suo goal n. 200, Lippi si alza, saluta e si dilegua. Le vecchie ruggini lasciano la macchia... Quel che Roberto ha scritto nel suo libro ("Voleva che facessi la spia nello spogliatoio, così nell'Inter sono diventato l'ultima delle riserve") non è stato dimenticato da Lippi.

Ma riprendiamo il filo della storia. Per Euro 2000, Baggio non viene neppure convocato in Nazionale. Nell'Inter Lippi prosegue a non farlo giocare e Baggio comprende che è ora di cambiare aria. Ha molte proposte, anche dall'estero (una gli arriva dalla Spagna), ma vuole rimanere in Italia, se non altro per centrare la quarta convocazione a un Mondiale. Corioni, presidente del Brescia, è furbo e svelto. Baggio passa alla squadra allenata da "sor" Carletto Mazzone.

In Una porta nel cielo, così scrive Baggio su Mazzone: "E' un grande, lo ripeterò sempre. E' pulito, per niente presuntuoso. Con lui mi sembra di essere tornato ragazzo".

Nel Brescia, Baggio rinasce ancora una volta, meravigliando con le sue reti e le sue giocate di fino. Guida alla salvezza la squadra e l'anno successivo, dopo poche giornate, lo troviamo capocannoniere con 8 reti. Ma un nuovo crivellamento alle gambe lo mette K.O. per diversi mesi. Recupera "miracolosamente" a forza di allenarsi con caparbietà e, appena rientrato, mette a segno una doppietta folgorante. Con lui, il Brescia conquista di nuovo la salvezza. L'Italia intera invoca a gran voce il suo nome in vista del Mondiale nippo-coreano, ma il Trap fa orecchie da mercante. Baggio si concentra perciò sul Brescia e il 14 marzo 2004 arriva il suo duecentesimo goal nella massima divisione. Accade a Parma: un dribbling contro tre avversari e palla che si insacca alla sinistra del portiere. E' un goal importante non solo per lui, ma anche per la squadra, che pareggia 2-2. Soltanto la stagione prima, il giocatore sembrava finito...

Così diceva Carlo Mazzone quando allenava le Rondinelle: "Se fossi il Trap, sarei scocciato da questa pressione che deve subire per Baggio. La situazione non è simpatica, ma posso assicurargli che il giocatore è al 100%. Sta anche meglio rispetto a prima dell'incidente. (...) Baggio destabilizzante? Io lo ammiro come uomo e come campione. E' straordinario e, se dimostra di star bene, Trap può prenderlo in considerazione".

Parole pronunciate dopo il recupero di "Baggino", avvenuto contro ogni previsione. A Mazzone fece eco il dottor Alicco, medico del Brescia. "Baggio è un uomo con la 'U' maiuscola, un professionista serio che mi ricorda Ancelotti. Per recuperare da questi infortuni conta molto la testa e lui ha dimostrato di averne tanta".

Anche Serse Cosmi commentò la rinascita di Baggio: "Fa cose soprannaturali e al Mondiale uno che riesce a fare ciò può essere determinante. Capisco le difficoltà del Trap, ma il ritorno di Roby è un bene per tutti e io sono felice di rivederlo in campo". E agli osanna rivolti a Roby c'è anche quello di Chiarugi: "Due assist e due gol al rientro da un grave infortunio. E' sopra a tutti, fa sempre qualcosa più degli altri". Dovunque tendiamo l'udito, percepiamo sempre lo stesso messaggio. "Se accettasse la panchina è da portare, perché può ancora fare la differenza", spiega Valcareggi. E Fascetti: "Ha ancora confermato di essere un fuoriclasse, mi ha sorpreso". Per finire, Carlo Ancelotti: "Il suo recupero è veramente un miracolo".

Il mondo ce lo invidia (è stato paragonato a Maradona, Cruyff e Pelè) e noi forse siamo poco degni di lui. Continuano a richiedercelo dall'estero anche oggi: tra le altre società, lo vorrebbe il Marconi Sydney. Frank Labozzetta, general manager della squadra australiana, provò a convincere il Codino a trasferirsi a Sydney già prima che firmasse per il Brescia. Nell'ottobre 2003, Labozzetta è tornato all'attacco. "Sappiamo che Baggio è in scadenza di contratto con il Brescia" dice, "e faremo di tutto per portarlo qui. Gli faremo una proposta molto interessante. Qui c'è una comunità italiana che lo aspetta ".  

E Ivan Zamorano, ex stella dell'Inter e della Nazionale cilena di calcio, lo ha invitato alla sua festa d'addio il 22 dicembre 2003 allo stadio National di Santiago. La lista degli invitati illustri comprendeva Maradona, David Beckham, Ronaldo e Roberto Carlos (Real Madrid), Michael Laudrup (allenatore del Broendby), Raul (Real Madrid), Juan Sebastian Veron e Hernan Crespo (Chelsea), Javier Zanetti e Cordoba (Inter)... Peccato che Baggio non abbia potuto parteciparvi...
Purtroppo si è assentato anche dalla partita d'addio di Hristo Stoichkov (Pallone d'Oro 1994). L'evento, svoltosi a Barcellona il 29 maggio 2004, ha visto una formazione del Barcellona degli anni 90 contro un "Dream Team" internazionale. .

Roby ha giocato la sua ultima partita ufficiale il 16 maggio, smentendo le parole del suo presidente Corioni (aveva rassicurato: "Baggio giocherà a Brescia fino a 50 anni"). Persino Diego Armando Maradona ha dichiarato la sua ammirazione per l'eterno ragazzo della provincia veneta, mandandogli via TV questo appello: "Ti prego Roby, non smettere!" Ma Milan-Brescia del 16 maggio 2004 ha rappresentato l'addio di Baggio al calcio giocato.

 

 

Notizia di Mercoledì 31 Marzo 2004
Roberto Baggio ha deciso di chiudere con il calcio a fine stagione. Lo ha dichiarato nel corso di un'intervista al TG1.
"Spero di essere stato un esempio per i giovani perché non ho mai mollato anche dopo i tanti infortuni" ha detto.
"Il calcio è la mia passione." Poi ha parlato del rigore sbagliato contro il Brasile ai Mondiali statunitensi: "Ho smesso
di pensare al rigore della finale di Usa '94 solo dopo il Mondiale di Francia '98. Ci sono voluti quattro anni".
Baggio ha concluso commentando positivamente una possibile amichevole d'addio con la Nazionale
di Trapattoni: "Spero che si faccia, a me fa piacere".

16 Maggio 2004
Roby Baggio: "Addio davvero, non ci ripenserò". Addio senza ripensamenti: Baggio lo ha confermato al termine
di Milan-Brescia. "Scelta difficile ma non torno indietro."
"È stato emozionante, ringrazio anche i tifosi del Milan per l'accoglienza, è stata la mia ultima partita, in questo stadio
ho anche vinto uno scudetto e forse non c'era campo migliore per chiudere. Rimpianti? Solo uno: il rigore di Pasadena.
Ma ho avuto una carriera fantastica. A causa del mio primo infortunio avrei dovuto smettere di giocare e invece,
dopo 19 anni, eccomi ancora qui. Le mie ginocchia sono state croce e delizia della mia vita, mi hanno fatto
correre e soffrire e, in un certo senso, mi hanno fatto crescere".