CICLOPEDIA... DELLO... SPORT

Appunti e informazioni varie, tra il serio e il faceto 

 

INCIDENTI AEREI NELLA STORIA DELLO SPORT

25 ottobre 1999: Payne Stewart, campione americano di golf, muore in un incidente aereo. Il suo jet privato ha sorvolato gli States per circa 2000 chilometri, privo di ogni controllo, prima di schiantarsi nel Sud Dakota.


...................L'elenco degli assi dello sport che hanno perso la vita in seguito a catastrofi aeree è molto lungo.

4 Maggio 1949: tragedia di Superga (le vittime: 22 componenti del glorioso Toro).
6 Febbraio 1958: otto giocatori del Manchester United muoiono su una pista innevata dell'aeroporto di Monaco di Baviera.
16 giugno 1960, a Copenaghen: otto calciatori della nazionale danese.
16 febbraio 1961, in Belgio: diciotto componenti della nazionale statunitense di pattinaggio artistico.
28 gennaio 1966, a Brema: sette atleti della nazionale italiana di nuoto.
31 agosto 1969, in Iowa: il pugile Rocky Marciano, campione mondiale dei pesi massimi dal 1952 al 1956.
26 settembre 1969, sulle Ande: venticinque componenti del club di calcio boliviano "The Strongest".
19 novembre 1975, a Londra: Graham Hill, campione del mondo di Formula Uno dal 1962 al 1968, precipita con un aereo bimotore.
14 marzo 1980, a Varsavia: 14 componenti della nazionale dilettanti di boxe degli USA.
8 dicembre 1987, nel Perù: diciassette calciatori della squadra peruviana di serie A Alianza Peruvian.
30 settembre 1988, in Ohio: l'asso dell'automobilismo Al Holbert (sei volte vincitore a Indianapolis).

La "Superga" d'Inghilterra
Il 5 febbraio 1958 il Manchester United, i Red Devils di Matt Busby, superarono 2-1 la Stella Rossa a Belgrado nell’andata dei quarti di finale della Coppa dei Campioni. Sulla via del ritorno, l’aereo della squadra fece scalo tecnico a Monaco di Baviera. Fu al momento di ripartire che il bimotore, complici le avverse condizioni atmosferiche (nevicava), si schiantò al suolo nel vano tentativo di prendere quota al decollo. L’impatto fu terribile. Sette giocatori morirono sul colpo: il capitano Roger Byrne, titolare in Nazionale da quattro anni; il centravanti Tommy Taylor, il migliore che allora vantasse l’Inghilterra; il giovanissimo mediano Eddie Colman, a ventun anni già tra i più rinomati d’Europa nel suo ruolo; l’ala sinistra (anche della Nazionale) David Pegg; Billy Whelan, cervello offensivo della Nazionale irlandese; il gigantesco stopper Mark Jones; il terzino di riserva Geoff Bent. Pochi giorni dopo, anche il giovane Duncan Edwards sarebbe spirato, in seguito alle terribiliferite. Oltre ai giocatori, perirono l’allenatore Tom Curry, il preparatore fisico Bert Whalley e il segretario Walter Crickmer, nonché i giornalisti Archie Ledbrooke del Daily Mirror, e Frank Swift, l’ex grande portiere del Manchester e della Nazionale inglese, diventato cronista dopo aver abbandonato il calcio.
Quasi dieci anni prima, ovvero il 18 maggio 1948, si era giocata a Torino una partita tra Italia e Inghilterra. Nei preliminari del match, Swift - capitano inglese - aveva stretto la mano, al centro del campo, a Valentino Mazzola - capitano dell'Italia. Nessuno ancora poteva sospettarlo, ma un tragico destino si apprestava ad accomunare entrambi i giocatori...
Brian Glanville, storico commentatore inglese, così scriveva il 13 febbraio 1958, pochi giorni dopo la tragedia di Monaco di Baviera:
"Perché mai, in nome della ragione e del buon senso, il Manchester United doveva caricare tutta la squadra su un unico aeroplano invece di noleggiarne due? Il terribile disastro di Superga, nove anni fa, ha scosso il mondo. E il Torino non si è più ripreso. Si può sostenere che tutto il calcio italiano non si è più ripreso. In Inghilterra, come si ricorderà, l’Arsenal reagì a quel drammatico evento rifiutandosi di viaggiare per aria, a meno che i giocatori non potessero usare due aeroplani. Come società, il Manchester merita la nostra simpatia, ma bisogna aspramente criticare i suoi dirigenti per la pazzia che è loro costata tanto cara. Ed è costata cara non solo a loro, ma all'intero calcio britannico". Più avanti, Glanville si felicitava che la sciagura avesse risparmiato "il grande Duncan Edwards, lo splendido laterale sinistro della Nazionale inglese. Ma si teme che quelle sue gambe possenti, capaci di spaccare un palo della porta con un tiro, non saranno più quelle di prima".
Purtroppo, il leggendario, ancora giovanissimo (21 anni) Edwards, sarebbe morto qualche giorno più tardi per le ferite riportate.
Quanto al tecnico Matt Busby, creatore di quella giovane squadra lanciata verso i vertici (li chiamavano i “Busby Babes”), rimase gravemente ferito e la sua vita fu a lungo sospesa a un filo sottile. Dopo alcune settimane fu dichiarato fuori pericolo. Uno dei ragazzi più promettenti del club, un certo Bobby Charlton, rimediò alcuni giorni di ospedale, ma ebbe salva la vita: fu attorno a lui, faticosamente, che Busby riprese a costruire il Manchester. Fu di nuovo una grande, promettente squadra; ma la vittoria in Coppa dei Campioni sarebbe arrivata soltanto nel 1968, dieci anni dopo la tragica notte di Monaco di Baviera.
Il Torino, invece, quella gioia non l’avrebbe mai assaporata...

Carlos Roa, portiere del Real Mallorca, ha dato l'addio al calcio. L'argentino Roa appartiene da qualche tempo alla chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno, e la sua credenza religiosa gli vieta di giocare la domenica (giorno in cui Dio si riposò dopo aver compiuto la Creazione). Roa ha giocato alcune partite indossando una maglia con il numero 1.3.
"L'1 è il simbolo di Dio e il 3 significa che Cristo è risorto tre giorni dopo la sua crocifissione", ha spiegato. Ora vuole tornare in Argentina e predicare la parola di Dio.

2001 Monaco di Baviera: Germania-Inghilterra 1-5
Storica debacle dei tedeschi all'Olympiastadion.
Non accadeva dal 1931 che la Germania perdesse
in casa con tante reti di scarto (allora contro
l'Austria: 0-6).
2002 Yokohama: La Germania è
vicecampione del mondo,
grazie a Rudi Völler e alle prodezze del portiere Olli Kahn.

Grandi del calcio: ARTHUR ZICO

                        BRASILE – ATTACCANTE

I tifosi lo soprannominavano "O Galinho" (il galletto) ma ben presto Arthur Antunes Coimbra, detto Zico, si conquisterà il prezioso soprannome di "Pelè bianco". Nasce a Quintino Bocaiuva il 2 marzo 1953, sesto figlio di Josè, ex portiere del Vasco da Gama. La sua carriera ha inizio nel River di Quintino, all’età di 14 anni. Le sue giocate incantano e il Flamengo, una dei club più blasonati della "Serie A" brasiliana, lo ingaggia. Ben presto riaffiorerà una delle poche (se non l’unica) pecche del giocatore: il fisico è troppo longilineo, non adatto alla fisicità del nuovo calcio. Il medico De Paula e il preparatore Francolacci lo prendono in cura. Il tempo di farlo allenare duramente ed ecco il nuovo Zico, dai muscoli potenti e flessibili. Nel 1976 debutta in Nazionale con un gol, e tanto basta per conquistarsi la mitica numero 10. Trascorrono due anni: in occasione del mondiale argentino, Zico è assente a causa di un infortunio - il primo di una lunga serie. Ben più fortunata l’avventura spagnola del 1982, quando Zico con alcuni gol spettacolari e innumerevoli giocate sopraffine si afferma a livello mondiale. Inceppando però nella criticata Italia di Bearzot.
Con il Flamengo vince tutto: 7 campionati carioca, 4 titoli nazionali, una Coppa Libertadores e un’Intercontinentale, oltre a 5 titoli di capocannoniere carioca e a 2 di capocannoniere nazionale. Nel 1983, al termine di una lunga e intricata trattativa, Zico accetta il trasferimento all’Udinese, rifiutando stranamente offerte pervenutegli da club ben più prestigiosi. La prima stagione in Italia è di quelle che non si dimenticano: 19 gol in 23 incontri. L’Udinese è sesta. Poi un’altra serie di infortuni che lo riducono a 16 presenze e 3 reti, senza dimenticare una dura squalifica da scontare per aver insultato un arbitro. La fortuna continua a girargli le spalle anche al suo ritorno al Flamengo, dove un’altra ondata di incidenti interrompono un buon periodo di forma.
Nel 1990 Zico lascia il Brasile per trasferirsi al Kashima Antlers, club giapponese dove chiuderà la carriera prima di segnare uno dei goal più belli, a 40 anni: capriola all’indietro, pancia in giù, e colpo di tacco vincente.
A Francia ‘98 è stato l’aiutante del selezionatore brasiliano Zagallo. Nel 2002 gli fu affidato l'incarico di CT della nazionale giapponese (in Giappone aveva già allenato i Kashima Antlers, vincendo con loro quattro campionati). Lo stesso anno c'è Giappone-Brasile valido per la Conferation Cup, e il match si chiude con una piccola sorpresa: 2-2! Poi arrivano i campionati mondiali di Germania 2006 e il Brasile si ritrova sulla strada l'ex stella del Flamengo e dell'Udinese: la nazionale nipponica di Zico è stata infatti sorteggiata per giocare nello stesso girone dei verde-oro...


Ooops! Gioie e dolori dello sport  Ooops!


           Aspettando Pechino 2008...

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