CICLOPEDIA... DELLO... SPORT
Appunti e informazioni varie, tra il serio e il faceto 
| INCIDENTI AEREI NELLA STORIA DELLO SPORT 25 ottobre 1999: Payne Stewart, campione americano di golf, muore in un incidente aereo. Il suo jet privato ha sorvolato gli States per circa 2000 chilometri, privo di ogni controllo, prima di schiantarsi nel Sud Dakota.
4 Maggio 1949: tragedia di Superga
(le vittime: 22 componenti del glorioso Toro). |
La "Superga" d'Inghilterra
Il 5 febbraio 1958 il Manchester United, i Red Devils di Matt
Busby, superarono 2-1 la Stella Rossa a Belgrado nellandata dei quarti di finale
della Coppa dei Campioni. Sulla via del ritorno, laereo della squadra fece scalo
tecnico a Monaco di Baviera. Fu al momento di ripartire che il bimotore, complici le
avverse condizioni atmosferiche (nevicava), si schiantò al suolo nel vano tentativo di
prendere quota al decollo. Limpatto fu terribile. Sette giocatori
morirono sul colpo: il capitano Roger Byrne, titolare in Nazionale da quattro anni; il
centravanti Tommy Taylor, il migliore che allora vantasse lInghilterra; il
giovanissimo mediano Eddie Colman, a ventun anni già tra i più rinomati dEuropa
nel suo ruolo; lala sinistra (anche della Nazionale) David Pegg; Billy Whelan,
cervello offensivo della Nazionale irlandese; il gigantesco stopper Mark Jones; il terzino
di riserva Geoff Bent. Pochi giorni dopo, anche il giovane Duncan Edwards sarebbe spirato, in seguito alle terribiliferite. Oltre
ai giocatori, perirono lallenatore Tom Curry, il preparatore fisico Bert Whalley e
il segretario Walter Crickmer, nonché i giornalisti Archie Ledbrooke del Daily
Mirror, e Frank Swift, lex grande portiere del Manchester e della Nazionale
inglese, diventato cronista dopo aver abbandonato il calcio.
Quasi dieci anni prima, ovvero il 18 maggio 1948, si era giocata a Torino una partita tra Italia e Inghilterra. Nei preliminari del match, Swift - capitano inglese - aveva stretto la mano, al centro del campo, a Valentino Mazzola - capitano dell'Italia. Nessuno ancora poteva sospettarlo, ma un tragico destino si apprestava ad accomunare entrambi i giocatori...
Brian Glanville, storico commentatore inglese, così scriveva il 13 febbraio 1958, pochi giorni dopo
la tragedia di Monaco di Baviera:
"Perché mai, in nome della ragione e del buon senso, il Manchester United doveva caricare tutta la squadra su un unico aeroplano invece di noleggiarne due? Il terribile disastro di Superga, nove anni fa, ha scosso il mondo. E il Torino non si è più ripreso. Si può sostenere che tutto il calcio italiano non si è più ripreso. In Inghilterra, come si ricorderà, lArsenal reagì a quel drammatico evento rifiutandosi di viaggiare per aria, a meno che i giocatori non potessero usare due aeroplani. Come società, il Manchester merita la nostra simpatia, ma bisogna aspramente criticare i suoi dirigenti per la pazzia che è loro costata tanto cara. Ed è costata cara non solo a loro, ma all'intero calcio britannico". Più avanti, Glanville si felicitava che la sciagura avesse risparmiato "il grande Duncan Edwards, lo splendido laterale sinistro della Nazionale inglese. Ma si teme che quelle sue gambe possenti, capaci di spaccare un palo della porta con un tiro, non saranno più quelle di
prima".
Purtroppo, il leggendario, ancora giovanissimo (21 anni) Edwards, sarebbe morto
qualche giorno più tardi per le ferite riportate.
Quanto al tecnico Matt Busby, creatore di quella giovane squadra lanciata verso i
vertici (li chiamavano i Busby Babes), rimase gravemente ferito e la sua vita fu a lungo sospesa a un filo sottile. Dopo alcune settimane fu dichiarato fuori pericolo. Uno dei ragazzi più promettenti del club, un certo Bobby Charlton, rimediò alcuni giorni di ospedale, ma ebbe salva la vita: fu attorno a lui, faticosamente, che Busby riprese a costruire il Manchester. Fu di nuovo una grande, promettente squadra; ma la vittoria in Coppa dei Campioni sarebbe arrivata
soltanto nel 1968, dieci anni dopo la tragica notte di Monaco di Baviera.
Il Torino, invece,
quella gioia non lavrebbe mai assaporata...
Citazioni:
Marzo 2000. David Challinor,
stopper del Tranmere, è entrato nel Guinness dei primati per le sue rimesse
laterali: è capace di lanciare il pallone a più di 50 metri.
Il calciatore in questi giorni è tuttavia al centro di un'ichiesta federale: si tratta di
stabilire se sia lecita la sua abitudine, prima di rilanciare il pallone, di pulirlo con una salvietta e, qualche volta, di ungersi le mani con un
unguento misterioso.

Nella Coppa Inglese edizione 1967/68, il Manchester United si trovò ad affrontare il poco quotato Reading. Il Manchester dominò ampiamente il match, ma ogni sua azione d'attacco andava puntualmente a spegnersi contro la barriera difensiva dei pur modesti avversari. Finalmente l'arbitro concesse ai padroni di casa un calcio di rigore. In quegli anni, lo specialista dagli undici metri era, per i "rossi" del Manchester, Franny Lee. "One Penny Lee", come lo avevano soprannominato i suoi fans, mise la palla sul dischetto e si allontanò per prendere una delle sue proverbiali rincorse lunghe. Ma un suo compagno di squadra, l'ala sinistra Tony Coleman, decise che era arrivato il momento di guadagnarsi anche lui un po' di gloria. E così, mentre Lee si allontanava dal dischetto con le spalle voltate alla porta, fu Coleman a calciare il rigore... mandando la palla altissima sulla traversa. Uno shock per i fedelissimi del Manchester che occupavano la solita tribuna ("Kippax Stand") dello stadio sulla Maine Road. L'incontro finì zero a zero, e da quel giorno Coleman lasciò sempre tirare i calci di rigore al più esperto e più sicuro "One Penny Lee".
Per la cronaca: il Manchester United vinse poi la "bella" con il tennistico punteggio di sette a zero.
Scommetto che, con una propaganda del genere, in molti auspicherebbero certi "ritorni".
In un incontro per un torneo giovanile svoltosi a San Antonio, Texas, il portiere di una delle due squadre, spinto dalla noia, prese ad arrampicarsi sulla rete della propria porta. All'improvviso il team avversariò iniziò un veloce contropiede e il piccolo portiere, resosi conto di quello che stava succedendo, cercò di saltare giù. Ma una scarpa gli si era impigliata nella rete, e per alcuni terribili secondi rimase appeso con i piedi in aria e la testa in basso, come un pipistrello, mentre il suo allenatore rischiava un infarto e mentre da bordo campo parenti e amici gli urlavano di sbrigarsi. Finalmente liberatosi, il numero uno si rialzò da terra e tornò con un balzo davanti alla linea di porta, evitando in extremis un goal che appariva ormai sicuro.
William Negri alias "CARBURO"
Nelle storie riguardanti l'ultimo scudetto del Bologna si parla sempre delle prodezze di
William Negri, portiere che giocava anche in Nazionale. Poi, però, Negri sparì: ai
Mondiali del 1966 Fabbri non lo portò neanche come terzo e persino nel Bologna non lo si
trova più. Eppure non era vecchio...
Effettivamente, William Negri era un grande, grandissimo portiere. Fu lui lunica
autentica novità del Bologna dal campionato 62-63 a quello dello scudetto
63-64, ma fu sufficiente a garantire il salto di qualità alla squadra allenata da
Fulvio Bernardini. Negri era arrivato a Bologna a 28 anni, dopo una folgorante carriera
nel Mantova dei miracoli di Edmondo Fabbri, che lo aveva lanciato in C ricavandone superbe
prestazioni. William Negri, detto Carburo espressione dialettale
indicante una sostanza infiammabile che fa scoppiare il petardo era uno stangone
dallo scatto prodigioso. Non impeccabile nella presa, ma strepitoso nelle uscite e nelle
violentissime respinte, fu un punto di forza della squadra. Edmondo Fabbri lo aveva già
chiamato in Nazionale, dove, ancora ai tempi del Mantova, era diventato leroe
del Prater, perché anche grazie ai suoi prodigi lItalia dopo 27 anni aveva
violato nuovamente il campo dellAustria (11 novembre 1962, 2-1 con doppietta di
Pascutti). Negri vinse il tricolore e rimase uno dei big rossoblù e della Nazionale fino
al 3 aprile 1966, quando in un incidente di gioco nella partita di campionato contro la
Fiorentina si procurò uno strappo capsulare che non si saldò completamente. Il recupero
non arrivava, i Mondiali svanirono e il 30 giugno di quello stesso anno Negri venne
sottoposto a una plastica al tendine. Restò fermo un anno, poi il Bologna lo cedette al
Vicenza. Da lì al Genoa, in B, per una carriera declinata di colpo. In quel maledetto
scontro se ne era andato il meglio del grande Carburo.
Carlos Roa, portiere del Real Mallorca, ha dato l'addio al calcio. L'argentino
Roa appartiene da qualche tempo alla chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno, e la sua credenza religiosa gli vieta di giocare la domenica (giorno
in cui Dio si riposò dopo aver compiuto la Creazione). Roa ha giocato alcune partite
indossando una maglia con il numero 1.3.
"L'1 è il simbolo di Dio e il 3 significa che Cristo è risorto tre giorni dopo la
sua crocifissione", ha spiegato. Ora vuole tornare in Argentina e predicare la parola
di Dio.
2001 Monaco di Baviera: Germania-Inghilterra
1-5
| Grandi del calcio: ARTHUR ZICO BRASILE ATTACCANTE I tifosi lo soprannominavano "O Galinho" (il galletto)
ma ben presto Arthur Antunes Coimbra, detto Zico, si conquisterà il prezioso soprannome
di "Pelè bianco". Nasce a Quintino Bocaiuva il 2 marzo 1953, sesto figlio di
Josè, ex portiere del Vasco da Gama. La sua carriera ha inizio nel River di Quintino,
alletà di 14 anni. Le sue giocate incantano e il Flamengo, una dei club più
blasonati della "Serie A" brasiliana, lo ingaggia. Ben presto riaffiorerà una
delle poche (se non lunica) pecche del giocatore: il fisico è troppo longilineo,
non adatto alla fisicità del nuovo calcio. Il medico De Paula e il preparatore
Francolacci lo prendono in cura. Il tempo di farlo allenare duramente ed ecco il nuovo
Zico, dai muscoli potenti e flessibili. Nel 1976 debutta in Nazionale con un gol, e tanto
basta per conquistarsi la mitica numero 10. Trascorrono due anni: in occasione del
mondiale argentino, Zico è assente a causa di un infortunio - il primo di una lunga
serie. Ben più fortunata lavventura spagnola del 1982, quando Zico con alcuni gol
spettacolari e innumerevoli giocate sopraffine si afferma a livello mondiale. Inceppando
però nella criticata Italia di Bearzot. |
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