CICLOPEDIA... DELLO... SPORT

Appunti e informazioni varie, tra il serio e il faceto   

Scudetto e Coppa rappresentano per un calciatore il Sacro Graal...  i love inter

Spesso i giocatori che hanno segnato un goal si mettono a girare su se stessi come dervisci.
Se invece la loro squadra ha perso, si fanno statue di sale e sembrano monaci buddhisti in meditazione...


Romario segna il suo 1000 goal. 2007. Romario come Pelè: Romario ha segnato il suo millesimo gol, e lo ha fatto come riuscì, a suo tempo, a 'O Rei, ovvero su calcio di rigore. A differenza della "Perla Nera", Romario non lo ha però segnato al Maracanà, ma al Sao Januario, lo stadio del Vasco da Gama, dove la squadra carioca ha giocato contro lo Sport Recife. Al 3' st, sull'1-0 per il Vasco (rete di Felipe), l'arbitro ha concesso un penalty, trasformato dal 41enne bomber che poi è scoppiato in lacrime, mentre la partita veniva interrotta per 15 minuti per permettere all'attaccante di ricevere, sul terreno di gioco, l'abbraccio della madre Dona Lita, della compagna Isabel e dei figli. Poi Romario è stato letteralmente preso d'assalto dai reporter.



Brocchi: Hugo Maradona
Un giorno di primavera del 1985 nasce una stella: Maradona. No, non Diego, ma Hugo Hernan, schierato come regista della nazionale argentina Under 16. Hugo, in effetti, è fratello minore del "Pibe de oro" (è nato a Lanus il 9-5-1969, ed è quindi di quasi nove anni più giovane del celebre fratello) e sembra averne, oltre al cognome, la classe: quel lunedì di Pasqua del 1985, allo stadio Velez Sarsfield di Buenos Aires, mette a segno contro la Colombia una doppietta spettacolare, segnando anche su splendida punizione all'incrocio dei pali. L'Argentina Under 16 vince 4-0 e i presenti applaudono: è nata una stella.
Diego assicura che Hugo è destinato a diventare addirittura migliore di lui. Sa in realtà di mentire ma, come sponsor, funziona benissimo: la stella Hugo, accesasi e spentasi quel giorno, approda nella piccola corte del fratello a Napoli, dove conduce una vita tutt'altro che consona ai doveri di un aspirante professionista. Poi va sotto contratto: ad Ascoli Piceno. C'è un retroscena. Pare che Diego abbia minacciato i vertici del Napoli: o prestare i soldi all'Ascoli per comprare il fratellino, o scordarsi i suoi goal.
In realtà, il curriculum vantato da Hugo non è un granché: due stagioni all'Argentinos Juniors con 19 presenze e una rete. Un giornalista argentino sintetizza così: "La differenza tra Diego e Hugo? Uno calcia di sinistro e l’altro di destro, uno a sedici anni andava all’allenamento con le scarpe rotte, l’altro ci va a bordo di una Mercedes". Ma non importa: Hugo debutta da titolare in serie A, con l'Ascoli, nel campionato 1987/88. Sarà una delle 3 partite che la fotocopia sbiadita dell'autentico Maradona disputerà dal primo minuto di gioco: l'allenatore Castagner gliene farà giocare, a sprazzi, altre 12, con la magica maglia numero 10 e risultati a dir poco deludenti. Gol realizzati: zero. Il baby si è installato in un appartamento con un’amica napoletana. Ha diciotto anni, la faccia imberbe, una tecnica squisita che sciorina al debutto ma nessuna voglia di soffrire. Dopo la disastrosa stagione, l'Ascoli decide di fare a meno del giovane Maradona.
Passerà in Spagna, al Rayo Vallecano, in B. Poi sparisce dalla scena calcistica per anni. Non definitivamente, però. Il Giappone, refugium peccatorum di campioni attempati (un celebre esempio: l'ex nazionale tedesco Littbarski) e di scarsi talenti, lo accoglie a braccia aperte e lo trasforma in stella del Consa Sapporo.
Una curiosità: precisamente come Hugo, anche l'altro fratello di Diego Armando Maradona, Raul detto Lalo, si rivelò negato per il calcio d'alto livello. Troppa poca abnegazione...

                

In una cittadina del Tennessee (USA), l'incontro tra due formazioni "under 16" sembrava doversi concludere disastrosamente per uno dei due team, che fino al 45° minuto era in svantaggio di tre reti (0-3 il risultato provvisorio). Durante il campionato, l'allenatore di questo catastrofico ensemble le aveva provate tutte, ma con risultati negativi: i suoi ragazzi perdevano puntualmente con otto e a volte dieci reti di scarto. Così, per il secondo tempo di quella gara, visto che la squadra era indietro di "sole" tre reti, decise di provare una tattica completamente nuova. Disse ai suoi di portarsi tutti in avanti, lasciando nella propria metà campo soltanto il portiere... Per incredibile che può sembrare, quello che era il peggiore undici del campionato giovanile riuscì effettivamente a vincere la sua prima (e unica?) partita della stagione, usando il fattore sorpresa, un pressing napoleonico e una radicale applicazione della "tattica del fuorigioco". Ma queste cose possono accadere soltanto negli States, e anche lì soltanto tra i quindicenni...

TUNISI, 16 giugno 1999 - Tragico bilancio con quattro morti e decine di feriti negli scontri avvenuti tra le tifoserie di Olimpico e di Beja-Esperance, giocata nel pomeriggio a Tunisi. La partita, valida per la semifinale della Coppa del Presidente, era trasmessa in diretta tv, ed è stata improvvisamente sospesa senza dare alcuna spiegazione. Gli incidenti tra i tifosi sono scoppiati durante il secondo tempo, quando i giocatori dell'Olimpico Beja hanno protestato per un presunto fallo da rigore su cui l'arbitro ha sorvolato. Dagli spalti è cominciato un fitto lancio di pietre e altri oggetti verso il campo. Non è ancora chiaro se i morti e i feriti sono stati causati dall'intervento della polizia o dagli scontri tra le due tifoserie.


Mondiali di Germania 2006: verso la conquista del titolo (semifinale Italia-Germania 2-0) Germania 2006
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16 nov. 2005: Turchia-Svizzera 4-2

"Benvenuti all'INFERNO!" recitava uno striscione allo stadio di Istanbul. La Turchia doveva cercare di rimontare lo 0-2 di Berna. La gara d'andata aveva lasciato strascichi, iniziati dai sonori fischi all'inno turco da parte del pubblico svizzero e proseguiti con il "blocco" di Fatih Terim, il selezionatore turco, che cercava di raggiungere la sala stampa. Pochi giorni dopo, l'arrivo della truppa elvetica in Turchia è stato condito con atti intimidatori dei tifosi che hanno lanciato di tutto contro il loro pulmann.
Certo, in Svizzera la provocazione c'era stata, ma è da ingenui cadere nel trabocchetto. Davvero imperdonabile il comportamento di tifosi, dirigenti e giocatori turchi prima, durante e soprattutto dopo il ritorno di questo spareggio per i Mondiali. In un clima bollente, la nazionale turca ha vinto per 4-2, ma il risultato non è bastato per potersi qualificare a Germania 2006.

"Quello che è accaduto a Istanbul ha davvero dell'incredibile. Una vergogna!" ha tuonato il presidente della FIFA Sepp Blaetter, minacciando pesanti sanzioni nei confronti della federazione turca.
"Sarebbe ora!" sospirano gli indignati appassionati di calcio di mezzo mondo. In effetti, anche in passato la Turchia si era fatta notare per atti di intemperanza che nulla hanno a che spartire con lo spirito di fairness che dovrebbe contraddistinguere ogni sport.

Il 17 settembre 1967, nella cittadina di Kayseri, ci furono addirittura scontri armati tra i tifosi delle due squadre in campo, a causa di una rete dubbia; il bilancio dei disordini fu di ben 44 morti e di oltre 600 feriti.
Il 5 aprile 2000, durante Galatasaray-Leeds United (match di Coppa UEFA), si registrarono violenti scontri tra supporters inglesi e assatanati fans turchi. Un cittadino inglese fu accoltellato a morte. La polizia arrestò 25 persone; 16 inglesi vennero rispediti in patria con il foglio di via.
L'11 giugno 2003 si giocò Turchia-Macedonia. Quando la nazionale ospite segnò la rete del 2-1, sul settore degli spettatori al seguito della nazionale macedone si abbatté un vero e proprio acquazzone di bottiglie e di monetine. In quell'occasione, la federazione turca se la cavò con una multa.

Ma incidenti del genere accadono in Turchia spessissimo, sia durante il campionato, sia quando arriva un club estero. Soprattutto da non sottovalutare sono le vessazioni subite da giocatori e accompagnatori all'aeroporto e in albergo. Per i nazionali svizzeri, le prepotenze sono proseguite oltre, con l'impossibilità di effettuare l'allenamento di prammatica e poi durante la partita e dentro gli spogliatoi, con aggressioni da parte di personale dello stadio e persino di dirigenti turchi.
Ora la FIFA ha intenzione di non far partecipare la Turchia ai prossimi mondiali. Secondo noi, il provvedimento deve essere preso per davvero, e servire da esempio anche ad altre federazioni. Bisognerebbe inoltre applicare sanzioni ugualmente severe ai club impegnati nelle competizioni europee che hanno i tifosi e i dirigenti più "indisciplinati": ogni volta, il rischio che ci scappino i morti e i feriti è troppo grande.


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