CICLOPEDIA... DELLO... SPORT

Appunti e informazioni varie, tra il serio e il faceto

                                                
                                                                                     Aspettando Pechino 2008...

 

 

Un vecchio allenatore del Bari, Oronzo Pugliese, a chi gli chiedeva pronostici così rispondeva: "Ventidue gambe hanno loro; ventidue gambe abbiamo noi; il pallone è rotondo; la porta è quadrata; l'arbitro è cornuto".

Alla fine di una partita, l'arbitro si avvicinò a Peppino Gullotta, allenatore del Giardini-Taormina, che gli aveva dato del cornuto. "Allora" gli disse, buttando via il fischietto, "lei conferma che io sono un cornuto?"
E Gullotta, facendosi piccolo piccolo: "Cornuto sì, ma solo calcisticamente parlando".

chiesa 

Appunti sulle origini del gioco del calcio

William Horman, prima di diventare preside di Eton, scrisse che nell’ora di sport "bisogna introdurre un gioco con una sfera piena d’aria" (a ball full of wynde). Il calcio moderno nacque forse così.
Ma già quasi duemila anni prima il calcio era già praticato dai cinesi. Si racconta di un monaco che poteva far girare la palla attorno al proprio corpo "come se essa fosse un topolino", e di un altro di nome Chang-fen che la poteva "sparare" all’altezza di una mezza pagoda. Nel primo secolo d.C., il poeta Li-yu scriveva:

"Rotonda la palla, quadrato il paese:
come lo sono la Terra e il Cielo.
La palla ci sorvola simile alla Luna
quando due squadre si affrontano..."

  Gli spartani giocavano a palla con estrema serietà. Il loro sport si chiamava Episkyros o Harpaston, ed era simile al nostro calcio; solo che veniva giocato con le mani (fonte: Seneca epist. 80). In Italia il calcio era molto praticato attorno al XVI sec., per poi essere esportato in Germania e in Inghilterra. Dunque, si può dire il "soccer" è un’eredità della Roma dei Cesari!

Anche gli aztechi giocavano a calcio, e lì perdere era una disgrazia: il capitano della squadra perdente veniva sacrificato al dio-serpente piumato Quetzalcoatl. (Gli veniva semplicemente tagliata la testa.)
È dell’aprile 1998 la notizia del ritrovamento in Messico, da parte di un gruppo di ricercatori anglocanadesi, di un "impianto per giochi con palla" risalente a 3.400 anni fa. Si tratta di una pista lunga ottanta metri; la palla era fatta di un materiale molto simile alla gomma e, come nel nostro calcio, doveva essere mandata dentro una "porta"...

Ma lo sport deve essere per prima cosa divertimento. Lévi-Strauss riferisce che la tribù dei Gahuku-Gama, in Nuova Guinea - dove il calcio è stato portato dagli europei -, aveva squadre che non giocavano per vincere; i "team" dei Gahuku-Gama giocavano infatti tante partite una dopo l’altra finché ogni formazione raggiungeva lo stesso numero di vittorie e di sconfitte! Se questa non è fairness...

I primi incontri in Inghilterra furono giocati senza l’arbitro. Ma gli inglesi non sono i Gahuku-Gama (sebbene si autodefiniscano dei "gentlemen"), ed ecco ben presto apparire l'Imparziale. Anche il "penalty" all'inizio non era contemplato dalle regole. Il calcio di rigore fu infatti introdotto solo nel 1890, e a farlo fu un irlandese (probabilmente cattolico!).

Nel 1898, il professore tedesco Karl Planck (da non confondere con il celebre fisico Max Planck) mostrò tutta la sua incomprensione su quella smania di prendere a calci una sfera di cuoio. Secondo il Prof, I piedi sarebbero gli arti meno idonei a trattare l'oggetto palla. Nel suo scritto Villania pedestre, Planck intervenne decisamente contro questo sport "in cui braccia e mani sono una perenne tentazione e vengono inibiti lasciandoli fuori dal gioco".


Giochi proibiti Vogliamoci tanto bene...

Brocchi: JOSÉ LUIS CALDERÓN
La sua prima dichiarazione, arrivato a Napoli, è bellicosa: "Sono venuto qui per fare gol: ne farò più di Angelillo" (che ne realizzò 33, ndr). José Luis Calderón, il secondo attaccante argentino del Napoli dopo Maradona, vice-capocannoniere con l'Indipendiente e nel giro della nazionale biancoceleste, vuole far capire che quei 7 miliardi e mezzo di lire li vale tutti. Ma le cose, per il Napoli in quella famigerata stagione 97/98, prendono una piega diversa: a fine stagione retrocede con il record negativo di due vittorie, otto pareggi e ventiquattro sconfitte: in tutto 14 punti. Calderon segna uno zero tondo tondo nella classifica marcatori, con la miseria di sei presenze in serie A. Già a gennaio viene rispedito all'Indipendiente...
Del suo glorioso periodo sul golfo resta una traccia piccola piccola: una rete segnata al Leffe in precampionato.

A Cork, in Irlanda, correvano gli ultimi minuti di gioco quando la squadra ospite realizzò il pareggio. Il portiere che aveva incassato il goal protestò: si trattava di un fuorigioco... No, disse l'arbitro: il goal vale. Allora il portiere si gettò con un balzo su due ragazzini che erano dietro la porta, strappò dalla mano di uno di loro il cornetto che uno dei piccoli stava sleccando e lo scagliò contro l'arbitro. Questi si voltò, vide i ragazzini che ridevano istericamente e li mandò fuori dal campo. Poi, per qualche strana ragione, mostrò il cartellino giallo... all'autore del goal!

Il più famoso Trap-discorso

Brocchi: WALDEMAR VICTORINO
La stella di Waldemar Victorino si accese nell'estate del 1982, durante il Mundialito. Per chi non lo ricordasse, il Mundialito era un'insensata competizione che riuniva tutte le nazionali che avessero vinto almeno una volta il Campionato del Mondo. L'Uruguay era già in quegli anni poco quotata, ma proprio contro gli Azzurri quella sua punta disputò una partita eccezionale. Victorino diede del filo da torcere al suo marcatore diretto, il pur bravo Fulvio Collovati, e il presidente del Cagliari, Gigi Riva, rimase talmente impressionato da el piscador de Montevideo che decise di acquistarlo.
Per la società sarda fu una stagione disastrosa: retrocesse in B, e Victorino fu una schiappa: zero gol e quasi sempre in panchina.
Victorino Waldemar poté essere espluso dalla Sardegna grazie all'insperata offerta del Newell’s Old Boys, che per il "bomber" sborsò 100 milioni di lire.
I giornalisti dell'Unione Sarda non lo hanno mai dimenticato, e sono riusciti a rintracciarlo. Al telefono ha detto: "Oggi faccio il procuratore. Mi ha convinto Antonio Caliendo, mio amico da vent'anni. Sto per cedere due ragazzi della mia scuderia in Europa: Olivera lo vogliono alcune squadre spagnole, il Celta, il Racing e il Santander. Il brasiliano Eliomar invece sto per sistemarlo all’Arsenal. In Italia? Nessuno".
Che fortuna! fu il pensiero generale.

Ci sono centinaia di curiosi aneddoti sui derby tra le squadre di Montevideo (Uruguay). Una volta, negli anni Trenta, un giocatore del Nacional mandò la palla di poco a lato. La sfera rimbalzò sul borsone di un fotografo e ritornò in campo. Se ne impossessò un altro giocatore del Nacional, che la spedì oltre la linea di porta. L'arbitro convalidò la rete. Credeva che la palla fosse rimbalzata sul palo... L'incontro è passato alla storia come "il derby del borsone".

Giochi proibiti

Brocchi: PERDOMO
Perdomo Teixeira José Battle fu una "scoperta" del "Professore" Scoglio, che, dopo aver conquistato con il Genoa la promozione in A, si mise a girare Europa e Sud America in cerca di talenti. E il primo a impressionarlo fu proprio Perdomo, "volante central" - ovvero centrocampista centrale - del Peñarol e della Nazionale uruguaiana. Insieme a Perdomo, il Professore portò a Genova anche Pato Aguilera e Ruben Paz. Il suo disegno era chiaro: visto che il Milan aveva il trio olandese, il Genoa avrebbe puntato su quello uruguagio! Ma le ambizioni dei Grifoni vennero presto ridimendionate. Mentre Aguilera divenne a sorpresa l'idolo della curva rossoblu, Perdomo rivelò subito le sue qualità di... brocco. Il Genoa riuscì a salvarsi per il rotto della cuffia, ma Perdomo non sfuggì al destino dei "bidoni" più clamorosi, e venne scaricato a fine stagione. Venduto al Betis Siviglia nel '90, passò poi a una squadra argentina, per fare infine ritorno al Peñarol nel '94.
In seguito, l'ex pippa genoana divenne allenatore del Villa Española, squadra di prima di Prima Divisone uruguagia. La fama di Perdomo, oltre a quello che fece vedere nelle 25 partite disputate nel nostro campionato (zero gol segnati), è legata ad una celebre frase pronunciata da Boskov: "Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo".

Il video di Ronaldinho

Grandi del calcio:
      RAFAEL MORENO ARANZADI, FRANCISCO BIENZOBAS e TELMO ZARRA

                     "Pichichi"

Nell’idioma spagnolo esistono parecchi vocaboli per definire il goal. Uno su tutti, però, si è affermato nel tempo per indicare il goleador principe del campionato iberico: Pichichi.
Questo appellativo va fatto risalire a Rafael Moreno Aranzadi, giocatore dell’Athletic Bilbao di inizio secolo, che era soprannominato “Pichichi” sin da bambino poiché era il giocatore più piccolo e gracile della sua squadra di quartiere. Il suo aspetto fisico traeva in inganno i compagni di gioco, che lo sceglievano rigorosamente per ultimo quando formavano le squadre, e traeva in inganno anche gli avversari. Già nelle partite fra amici, in campetti improvvisati nel mezzo delle strade polverose del suo rione, con palloni spesso formati da stracci raggomitolati fra loro, Moreno/Pichichi lasciava trapelare i lampi di classe che ne avrebbero contraddistinto il futuro.
Nel 1911, a vent'anni, Moreno divenne giocatore nelle file dell’Athletic Bilbao. Era un interno all’epoca del Metodo, modulo in cui le mezzeali erano da considerare a tutti gli effetti attaccanti puri. Sviluppato un fisico possente, che aveva fatto dimenticare i tempi dell’adolescenza, si impose come superbo realizzatore. Si basava sulla potenza, era dotato di un tiro al fulmicotone e possedeva un’ottima velocità di base. Nel corso della sua carriera all’Athletic trascinò i biancorossi alla conquista di quattro Coppe di Spagna (1914, 1915, 1916, 1921).
Nel 1921, a soli 30 anni (all’epoca tuttavia la durata media della carriera del calciatore era molto inferiore a quella di oggi), Moreno si ritirò dal calcio giocato; giusto un anno prima di cadere vittima di una grave malattia: il tifo. L’impressione destata dalla sua tragica e prematura fine fu enorme. Così si decise di perpetuare il suo ricordo intitolando al suo soprannome il trofeo che premia il capocannoniere del campionato.


Il Pichichi della prima Liga fu, nel 1928-29, Francisco Bienzobas della Real Sociedad, con 14 reti. Nato il 26 marzo 1909, Bienzobas era un’ala capace di giocare su entrambe le fasce che si vantava di aver fallito solo uno dei 75 calci di rigore tirati in carriera (contro l’Osasuna ad Atocha). Dopo essersi ritirato divenne arbitro, debuttando in campionato nel ‘42-43. È morto nel 1981.

Il goleador che si è più volte fregiato del titolo di Pichichi è Telmo Zarra dell’Athletic Bilbao. Per sei volte è riuscito nell’impresa (1944-45, 1945-46, 1946-47, 1949-50, 1950-51, 1952-53). Nato a Munguía il 21 gennaio del 1921, vanta anche il record di marcature stagionali nella Liga con 38, in coabitazione con Hugo Sánchez. Il suo ruolino di marcia è spaventoso: con la maglia dei baschi ha totalizzato 142 presenze e 256 gol (!). "Quale è il suo segreto?" gli chiesero una volta. "È semplice" rispose lui, "amo giocare con scarpe di un numero più piccole." Anche in Nazionale non fece mancare il suo contributo: 20 partite, 20 reti.

                                               

Automobilismo .............Ermafroditi ................... Maradona Superstar         Roberto Baggio

Arbitri .......................... Fairness .........................Addio a Facchetti, "Gigante Buono"         Il Grande Toro

Doping vampiresco ......Hockey su ghiaccio .......Sibilia Superstar

Tennis........................... Trasferta ........................Il cielo in un sottoscala .....Che cos'è Hattrick?

RONALDO ................. CALCIO ESPLOSIVO...Eroi in pallone (Svarioni linguistici) Maria Sharapova - fotoalbum