IL CALCIO (ovvero: la partita di pallone)
di Aiello & Bianco 
Sport degli sport, coinvolge con il suo tifo
miliardi di persone, di tutti i ceti e le razze, vera malattia del secolo dopo la
varicella e i calli,
intorno ad essa ruotano interessi miliardari, provoca passioni inaudite e divorzi,
mobilita intere famiglie e truppe di celerini ogni domenica,
inclusi giornalisti sportivi segaioli bistecconi, al solo fischio d'inizio manda in
delirio nello stadio ottantamila persone e tre al cimitero per infarto.
Nato all'inizio del secolo, almeno quello
professionistico, dove si giocava in campi di calcio con fondo in puzzulana, le porte le
tenevano due
albanesi, il pubblico era sportivo, tirava solo broccoletti al posto delle attuali bocce
di vetro e l'insulto peggiore per l'arbitro era scemetto.
Via via si è evoluto, sono stati costruiti nuovi e moderni stadi, opere faraoniche che
hanno dato lavoro a migliaia di ditte e ingrassato politici
a non finire, creato società sempre più potenti e federazioni che tutelavano gli
interessi di tutti ma soprattutto i loro.
Tra queste società un tale che costruiva carriole evolute poi in macchine e adesso di
nuovo carriole, non avendo un cavolo da fare fondò la
Juventus, squadra che segnerà la storia di questo sport per il numero di successi che a
tutt'oggi ha ottenuto, magari di tanto in tanto rubacchiando,
ma che si è sempre distinta sia per l'alto tasso tecnico dei suoi giocatori e per l'alto
spessore del portafoglio del suo presidente.
Contando il numero di tifosi più alto al mondo, e ancora ci stiamo domandando come cazzo
fanno, è a tutt'oggi la squadra più conosciuta all'estero,
anche per le joint venture economiche che vuol dire intrallazzi e impicci fatti dai suoi
gerarchi, grandi investitori, che vuol dire traffichini.
Leggi la tirata del "Trap" ai giocatori del Bayern, che
tanto divertì la Germania
Nacquero poi altre squadre che cercarono subito di
contrastare il dominio juventino, ma nessuna in particolar modo vi riuscì, se non negli
anni
Ottanta quando si affacciò alla ribalta calcistica un fregnone che costruiva villettine
con box per auto e grazie a qualche amicizia ed affaruccio
politico si buttò nelle televisioni, altra vera esplosione del secolo forse anche grazie
a lui e a qualche garofano, iniziò così la carriera di giovane
presidente antagonista di tutti, affidò la squadra a un pazzo maniaco di occhiali come
Elton John e forse frocio come lui.
Innovatore di gioco, il pelato seppe infondere ai giocatori un ritmo di gioco unico
conosciuto come sacchiano, portandoli dai vertici del campionato
alle alte vette d'Europa e del mondo, alla faccia di tutti, compresi quelli che non ci
avevano i garofani ovvero i soldi per comprare come loro
tutti i talenti esistenti, incluso la canottiera ancora sudata di Pelè, appesa negli
spogliatoi a mò di feticcio.
Dobbiamo anche dire che l'avvento degli sponsor nel
calcio segnò una svolta storica nella gestione dei vari club, ovvero prima i presidenti
rischiavano il proprio culo investendo tutti i loro soldi, compresi quelli del salvadanaio
a maialino dei figlioletti, poi arrivarono montagne di
denaro da quelle aziende che pur di vedere scritto il loro marchio sulle maglie e
mostrarlo a milioni di persone compreso i tacchini sganciavano
a piene mani. Emblematico il caso di una squadra romana che per anni fu sponsorizzata da
una nota marca di pasta provocando tra i tifosi
attacchi di colesterolo e quelli della squadra cittadina avversaria, impuniti, comprarono
quella del discount per dispetto prendendosi tutti la
salmonella tant'era cattiva.
Alcune foto della Kournikova: qui...
Ci fu poi l'apertura delle frontiere calcistiche,
arrivarono così giocatori dal Congo, Brasile, Australia e Genzano, uomini con le palle
sotto e sui piedi,
gente che in campo faceva la differenza, veri soldati sul fronte infaticabili, ignoranti
come capre, visto che il tasso di cultura per loro spazia tra Garibaldi
e un vigile urbano, così il nostro calcio parlò internazionale e non ci si capì più
una sega, soprattutto per la nazionale sempre più povera per via dell'alto
numero di stranieri e per quello delle pippe nostrane, che costrinsero gli allenatori a
inventarsi moduli sempre più complessi 4-4-2 in linea o 4-5-1 o
ancora 3-5-3, spingendo il presidente della lega a convenzionarsi con tredici case
psichiatriche per ricoverare i poverini poiché pur di vincere erano
impazziti e provandole tutte avevano messo in formazione anche la moglie rimediando sempre
magre, epurati furono presi a calci anche dal bigliettaio
dell'autobus.
Parlando di uomini che hanno segnato il gioco del
calcio, citiamo un tal Maradona
Diego Armando, talento argentino goloso di una polverina bianca
che non è zucchero al velo, venuto dal nulla, capace di telecomandare in porta il pallone
come un razzo Ariane e di dribbling impossibili che
stordivano gli avversari. La sua stella brillò per anni ed all'apice della carriera
durante una partita iniziò a dribblare tutti gli avversari, gli allenatori in
panchina e il pubblico, compresi i parcheggiatori fuori allo stadio.
A mezzanotte lo fermarono con una cianghetta e all'antidoping fu trovato positivo alla
bieta, ponendo fine alla sua carriera.
Comunque grazie a lui, pagato trenta miliardi, la società che prima di allora contava in
bacheca solo i grani della polvere vinse campionato e coppa
in una botta sola, la plebe impazzì, nacquero milioni di bambini chiamati con il suo nome
e la gente si mise a lavorare.

Tra i tanti vari campioni nostrani citiamo Paolo
Rossi, con il nome da ragioniere e i piedi storti, ma dotato di un grande opportunismo
sotto rete
detto anche culo della madonna, che lo ha reso famoso come l'uomo giusto al momento giusto
e con la moglie bona. Nello stesso periodo
esplodeva anche un tal Conti Bruno da Nettuno, piccoletto e funambolico, grande ala
destra, ubriacava tutti i difensori che trovava sulla sua strada,
anche passando sotto le loro gambe, commettendo spesso fallo perché sbatteva sempre i
coglioni di questi, eroe del mitico mondiale spagnolo
vinto dagli azzurri anche per le sue giocate che mandarono ai pazzi brasiliani e tedeschi,
guadagnando la stima dell'allora presidente della repubblica,
che lo volle al suo fianco in una epica partita a scopa pippando insieme pestiferi
tabacchi che permisero di sconfiggere gli avversari sturbandoli dal puzzo.
Oggi, felice quarantenne pensionato, Conti dirige
una scuola calcio e gira gli oratori alla ricerca di talenti e spesso ricordando con loro
la sua carriera
prende un pallone e inizia a dribblare pure il prete e la perpetua che lo applaudono come
due ebeti.
Nella stessa epoca venne dal Brasile un sellerone,
tal Falcao, semisconosciuto alle piazze ma che in poco tempo si impose per la sua
illuminante
visione di gioco in campo e con un magistrale occhio nello scoparsi tutte le donne che gli
cadevano addosso, compresa la barista mentre preparava
il cappuccino e le giornaliste che lo intervistavano in diretta.
Dunque, concludendo questa piccola carrellata atta
ad avvicinarvi al suo mondo se non lo conoscevate o ad allontanarvi se ci siete dentro,
raccomandiamo a tutti una cosa, non prendete questo sport troppo a cuore, non rischiate le
corna per andare a vedere tutte le domeniche
la partita di pallone, lasciate le radioline a casa, andatevene al mare e godetevi la
giornata di sole, guardatevi tutti i culi delle donne e
rimorchiatevene una, non sarete più aggiornati sull'andamento del campionato o quanto ha
preso d'ingaggio questo o quella sega lì, ma in
compenso tirerete a nuovo le vostre pallone, pardon palle.
La cover di CICLOPEdia dello Sport