Thomas Wolfe
di Peter Patti
Thomas Clayton Wolfe
nacque ad Asheville (Carolina del Nord) il 3 ottobre
1900, ultimo di otto figli di William Oliver Wolfe, scalpellino funerario e ubriacone idealista, e di Julia Elizabeth Westall, tirchia
e litigiosa proprietaria di una pensione. A 15 anni si iscrisse alla University
of North Carolina, dove curò il giornale e la rivista
del college. Era un ragazzo parecchio sensibile, che soffriva per l'atmosfera
piccolo-borghese che regnava in famiglia. In seguito alla frequentazione di un
corso di scrittura teatrale, produsse il dramma in un atto The Return of Buck Gavin: The Tragedy of a Mountain Outlaw, che venne rappresentato dai Carolina Playmakers con lo stesso autore nei panni del protagonista.
Nel 1920 si iscrisse a Harvard, dove prese il Master
(1922: lo stesso anno in cui il padre morì dopo una lunga lotta contro il
cancro). Nel 1924 divenne professore di Letteratura Inglese al Washington Square College, Università di New York. Nei successivi sei
anni fece la spola tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America, cercando di
realizzare la sua ambizione di scrittore. Soggiornò in Inghilterra, Francia,
Italia, Svizzera ma soprattutto in Germania, Paese da lui molto amato e
purtroppo già in procinto di essere inondato dall'orda nazista.
Nel 1925 incontrò a New York Aline Bernstein (1882-1955), costumista e scenografa del Theatre Guild. La Bernstein era più anziana di lui di diciotto anni ed era sposata con un agente di borsa con il quale aveva due figli. Thomas e Aline iniziarono un legame turbolento, fatto di scintille, litigi e riappacificazioni. Nell'estate del 1926 lui tornò in Europa e scrisse la prima stesura di Look Homeward, Angel (Angelo, guarda il passato), romanzo con forti connotati autobiografici in cui rielaborò i ricordi di gioventù. Spunta qui il primo alter ego dello scrittore: Eugene Gant, di "Altamont" in "Old Catawba" (rispettivamente Asheville e Carolina del Nord; la storia di Eugene continuerà poi in Of Time and the River, in italiano Il fiume e il tempo).
Look Homeward,
Angel è una denuncia del provincialismo e nel
contempo una dichiarazione d'amore ai vecchi e semplici valori della vita che
solo nei piccoli centri abitati possono essere preservati. Ma è in primis un romanzo sul divenire di un
artista e sulla sua identità, oltre che sullo scorrere del tempo e sulla - mai
veramente soddisfatta - ricerca del padre. L'infanzia di Eugene
Gant è infelice. E' grazie al bieco materialismo
della madre che la famiglia può tirare avanti e sarà solo grazie all'appoggio
economico di lei che Eugene potrà studiare, ma tutto
il suo affetto va al padre, un romantico sognatore.
Il successo del romanzo fu sensazionale. Tuttavia, gli abitanti di Asheville andarono su tutte le furie per come Wolfe aveva descritto la loro realtà e per sette anni lo scrittore non fece più ritorno nel luogo natìo.
Nel 1930 poté ritirarsi dall'insegnamento grazie ai proventi del libro e nel maggio dello stesso anno il Guggenheim Fellowship Award gli permise di ripartire per l'Europa, dove rimase per un anno intero. Stabilitosi infine a South Brooklyn, trascorse l'ultimo periodo della sua vita (morì di tubercolosi il 15 settembre 1938) producendo, uno dopo l'altro, A Portrait of Bascon Hawke (1932), Of Time and the River (1935), The Web of Earth e A Thing to Tell You (1932), quest'ultimo più tardi incorporato nel postumo You Can't Go Home Again.
Altre pubblicazioni post mortem furono la silloge di brani poetici The Face of a Nation e l'antologia di racconti The Hills Beyond.
You Can't Go Home Again (Non puoi tornare a
casa) racconta di George "Monk" Webber (il secondo alter ego di Wolfe),
insegnante e aspirante scrittore, e del suo rientro in patria dopo un
prolungato soggiorno in Europa. Webber si rimette
insieme a Esther Jack, l'amante di un tempo che invano lui ha cercato di
dimenticare. (Esther Jack è una donna di Park Avenue,
sposata e due volte madre; dietro a questo personaggio, già apparso in Of Time and the River,
non è difficile riconoscere Aline Bernstein.)
Wolfe fa il ritratto di un giovanotto che cerca di
"cantare l'America" tra la fine degli Anni Venti e l'inizio dei
Trenta, dunque in uno dei periodi più bui della storia americana, notoriamente
contrassegnato da una profonda crisi economica. Qui Asheville
diventa “Lybia Hill”, ma la
Carolina del Nord è ancora “Old Catawba” e il tema
centrale in sostanza rimane lo stesso: la solitudine delle giovani generazioni.
"In America siamo nudi e solitari e abbandonati... e privi di una
patria."
Il rapporto di George Webber con Esther, brillante artista dalle idee socialiste, si abbina al suo amore per la vita variegata che caratterizza la metropoli sull'Hudson. Ma a Webber non manca il senso critico: rifiuta la vacuità dei ricchi e registra con sgomento la povertà che regna a Brooklyn, quartiere dove lui alloggia e dove è in corso una selvaggia speculazione edilizia. Similmente al suo creatore, la figura centrale del romanzo è di statura superiore alla media (Wolfe era alto due metri), con gli arti sproporzionatamente lunghi e alquanto impacciato nei movimenti. Nel suo animo arde una fiamma che riesce a trovare espressione solo sulla carta. La pubblicazione della sua opera prima, seguita dal suo primo viaggio a Londra e dal ritorno nella Big Apple, ne addolciscono un po' il carattere ma non riescono a placare l'inquietitudine di fondo. Quel che maggiormente colpisce di George Webber è la sua purezza, la sua onestà, il suo volersi mettere a nudo. E' pieno di vitalità e forza interiore, ma queste doti non gli consentono di brillare nel mondo ed egli stesso è cosciente che le verità poetiche e filosofiche non sconfiggeranno mai il male che serpeggia per le strade. Webber è troppo integro, troppo idealista per poter fare carriera nel mondo accademico; e del resto non è la carriera che gli interessa, quanto la possibilità di scrivere, scrivere, scrivere. Mentre la vita procede con i suoi drammi quotidiani, con le sue piccole storie apparentemente di nessun conto e con le sue inestricabili ingiustizie sociali, il giovane rimane a osservare ogni cosa dalla finestra del suo appartamento brooklyniano: un intellettuale fatalista ma pieno di speranza, come tutti gli artisti che anni prima incontrò nel Greenwich Village e molti dei quali nel frattempo si sono persi per via.

Thomas Wolfe fu molto popolare fino alla metà del XX secolo; poi, a causa del suo stile altamente letterario e pregno di sentimentalità, passò di moda e il suo nome forse sarebbe stato dimenticato se non la critica letteraria non lo avesse mantenuto vivo e se alcuni futuri pilastri della Beat Generation (Jack Kerouac in The Town and the City, Ferlinghetti in Cat's Cradle) non si fossero lasciati ispirare da lui. Negli Anni Cinquanta, molti adolescenti decisero di diventare scrittori proprio immergendosi nella prosa intensa e introspettiva di Wolfe.
THOMAS WOLFE E I SUOI
'EDITORS' 
Prosa intensa. A dire il vero, senza il lavoro degli editors Maxwell E. Perkins ed Edward C. Aswell i suoi manoscritti sarebbero risultati impubblicabili. Il giorno in cui alla Charles Scribner's Sons arrivò il plico contenente Look Homeward, Angel (il titolo originale era O Lost: A Story of the Buried Life), i responsabili della casa editrice si misero le mani nei capelli. Il romanzo constava di un migliaio di pagine e, già solo sfogliandolo, si resero conto che non aveva una vera e propria struttura; inoltre, anche se c'erano i dialoghi, si trattava fondamentalmente di un unico, fitto monologo, dello sfogo del protagonista... anzi, dello sfogo del medesimo autore, questo romantico individualista di 28 anni che rispondeva al nome di Thomas Wolfe.
Maxwell
Perkins, che aveva già lettorato opere di Hemingway e di Scott Fitzgerald, trovò l'opera troppo verbosa e alcune sue parti
offensive contro il Sud degli States, contro la
religione, contro i sentimenti di patriottismo e persino contro lo sport. Si
mise perciò a cancellare e cancellare, finché non rimasero - nella versione
stampata - 626 pagine.
Era stata Aline Bernstein a convincere Wolfe a lasciare perder il teatro e a dedicarsi al romanzo, perché più confacente al suo stile "à la Walt Whitman". Aline lo aveva aiutato mentre lui lavorava alla prima stesura di O Lost. Per tutto ringraziamento, lo scrittore, alcolizzato e maniacamente assorbito da se stesso, la accusò di essergli infedele (ricordiamoci che la Bernstein era sposata con figli) mentre lui intanto frequentava prostitute.
Il romanzo venne rifiutato da diversi editori che lo considerarono "amatoriale, maldestro e troppo autobiografico" (come riferì lo stesso Wolfe nel saggio The Story of a Novel). E i litigi con Aline continuavano, con lui che urlava alla donna invettive antisemite e le rimproverava di non fare nulla per trovargli un editore.
Maxwell E. Perkins era un uomo assai pacato e riservato, originario del New England. Aveva già convinto la Scribner's a pubblicare l’allora sconosciuto Hemingway e ora giurava ai suoi principali che questo tale, questo Thomas Wolfe, possedeva talento. Sposato e padre di cinque figlie, Perkins sembrò rappresentare per il giovane e tempestoso scrittore la figura paterna che lui aveva invano cercato a lungo. E Wolfe d'altronde era un po' il figlio maschio che Perkins non aveva mai avuto.
L'editor accorciò il manoscritto cercando di tirare fuori un ordito, una trama, concentrandosi sulla figura di Eugene Gant, il protagonista. Ma tagliò anche tutto ciò che gli parve "sporco" e "offensivo" (la descrizione di un ragazzo che metteva in mostra i suoi genitali, di un altro che si accoppiava con una gallina, ecc.). Il titolo O Lost venne cambiato dietro suggerimento degli agenti di vendita editoriali. Look Homeward, Angel, è la denominazione che scelse Maxwell Perkins.
L’autore esordiente non ebbe troppo da obiettare. O almeno così sembrava. Dopo che il romanzo venne pubblicato, ruppe il suo rapporto con Aline Bernstein. Eppure lei, sempre comprensiva, lo assisté anche in questa occasione, aiutandolo a preparare i bagagli per il viaggio in Europa finanziatogli dalla Guggenheim Fellowship.
Perkins lettorò il romanzo successivo, Of Time and the River. Cioè: lo scritto consegnatogli da Wolfe era, di nuovo, enorme. Recava il titolo The October Fair e proseguiva a gonfiarsi giorno per giorno, in quanto lo scrittore, che diceva di ispirarsi a Marcel Proust, non faceva che aggiungervi pagine. Perkins mantenne la calma e ne trasse un libro "a lunghezza di bestseller" che lui stesso intitolò Of Time and the River. Tutte le rimanenti parti di The October Fair vennero in seguito smembrate e ripartite fra varie case editrici, cosicché l'opera originaria non potrà mai essere letta come un unicum.
Pubblicato nel 1935, Of Time and the River venne recensito più che benevolmente. Su The New Republic, il critico Malcolm Cowley paragonò Wolfe a Dickens e a Dostoevskij, aggiungendo però: "Il problema è che i migliori passaggi sono sparsi un po' a casaccio, senza seguire uno schema, una logica qualsiasi". Altri critici suggerirono, non troppo tra le righe, che sia il primo lavoro autobiografico di Wolfe che quest'altro fossero in realtà creazioni malriuscite di Perkins. "I lavori artistici non possono essere assemblati come se si trattasse del carburatore di un'automobile" osservò Bernard DeVoto su The Saturday Review.
Inevitabilmente, lo scrittore litigò con Perkins, indirizzandogli in una lettera le seguenti parole: "Tu sai, così come lo so io, che, iniziando con Look Homeward, Angel, e andando avanti con il resto della mia produzione, mi sono state mosse troppe obiezioni e ci sono state troppe insistenti opposizioni a quel che volevo io; l'effetto generale di tutto ciò è stato quello di attenuare le mie speranze, raffreddare il mio entusiasmo e pressappoco nientificare la mia capacità creativa".
Il grande editor Maxwell E. Perkins, che aveva già dovuto combattere con il carattere instabile di Scott F. Fitzgerald (celebre alcolizzato) e con il tradizionalismo della stessa ditta Scribner's che avrebbe voluto rifiutare il primo romanzo di Hemingway, The Sun Also Rises, considerandolo "profano", ebbe poi a dire più volte: "Lavorare con Wolfe è stata la cosa più eccitante della mia carriera editoriale".
Wolfe "tradì" la Scribner's per passare a un'altra casa editrice: la Harper and Row. La sua morte precoce evitò di certo al lettore della Harper, Edward C. Aswell, l'"eccitazione" cui era stato sottoposto il suo collega Perkins. Aswell tagliò impietosamente quanto restava del manoscritto di The October Fair ricavandone The Web and the Rock e You Can't Go Home Again. E non esitò ad accorciare anche le storie contenute in The Hills Beyond, che secondo il parere di molti sono le pagine migliori e più disciplinate mai uscite dalla penna di Thomas Wolfe.
Thomas Wolfe fu seppellito al Riverside Cemetery di Asheville, North Caroline, accanto a un altro famoso scrittore, O. Henry.
Citazioni da Thomas Wolfe
"La maggior parte del tempo
la passiamo a pensare di essere ammalati, ma ciò si verifica solo nella
mente."
"La solitudine è la miglior
cura per la vanità."
"L'America... è un paese da
favola, l'unico paese da favola; è l'unico luogo in cui i miracoli non solo
accadono, ma accadono tutti i giorni."
"Si raggiunge l'apice del
successo soltanto quando si perde l'interesse per il denaro, per l'adulazione e
per le apparizioni in pubblico."
"E' in qualche modo
confortante sapere che quei leader che si fanno responsabili di cose terribili
sono, a tutti gli effetti, pazzi. Se riuscissimo ad evitare che i posti più
importanti vengano occupati da individui psicotici, avremmo risolto il
problema."
|
L i t e r ae · Henry Miller
· William Boyd · Mail
all'autore di questo articolo |